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René Girard, l’uomo del capro espiatorio

novembre 10, 2015 • Paralleli, z in evidenza

girard

di Maria Teresa Busca

Tra i frammenti di Archiloco c’è un verso che dice: la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande. Isaiah Berlin lo commenta dicendo che esistono persone che riferiscono tutto a una visione centrale, a un sistema articolato e hanno un principio ispiratore che può dare un senso a tutto ciò che essi dicono. Questo tipo di personalità intellettuale appartiene ai ricci. La personalità delle volpi invece appartiene a coloro che perseguono molti fini sovente disgiunti.
Roberto Calasso, nel suo libro La rovina di Kasch, sostiene che René Girard è uno degli ultimi uomini riccio e che «la sola grande cosa che Girard sa ha un nome: capro espiatorio».

René Girard si è spento a Stanford il 4 novembre 2015, è stato uno studioso difficile da etichettare, critico letterario, antropologo e filosofo, ognuna di queste definizioni gli si addiceva ma non lo comprendeva interamente. Nato ad Avignone in Francia nel 1923, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1947 dove ha svolto la sua carriera accademica.
Nel 1972 nel volume La violence et le sacré, Girard esprime la sua tesi fondamentale: la convergenza del desiderio provoca violenza, dal conflitto l’umanità non sa uscire se non tramite il sacrificio di un capro espiatorio. Nel 1978 con la pubblicazione di Des choses cachées depuis la fondation du monde, egli afferma che i testi che compongono la Bibbia, in modo particolare i Vangeli, non sono assimilabili ad altri miti, in quanto proclamano l’innocenza della vittima. Per poter denunciare il meccanismo del capro espiatorio è necessario esserne fuori, ci vuole un uomo che sia del tutto estraneo alla violenza, che non pensi secondo le sue norme, mentre l’umanità intera è prigioniera di questo meccanismo. Girard ha dedicato i suoi studi alla chiarificazione di questa teoria per poter dimostrare sempre più la natura demistificatrice dei testi evangelici e della letteratura neo-testamentaria.

In effetti Girard, spinto da una forte curiosità intellettuale, ha sempre cercato di decifrare il mistero delle religioni arcaiche. Egli è partito dalla credenza che ciò che è invariante nel campo religioso sia la violenza. Generalmente nei miti fondatori tutto ha inizio da una violenza estrema che può distruggere la comunità o impedire la sua fondazione. Su questo scenario prende forma una specifica violenza, quella del tutti contro uno che gli americani hanno denominato per primi con un unico termine, che è lynching, tradotto poi con linciaggio. Pare molto verosimile che l’omicidio collettivo sia il fondamento universale della mitologia. Un’analisi comparata suggerisce che vi sono state trasformazioni e camuffamenti del linciaggio e questo è dovuto a un desiderio di censura che secondo Girard è già chiaramente delineato in Platone che attorno alla violenza religiosa desidera silenzio e oscurità. Ancora oggi ci si rifiuta di porre la questione della violenza collettiva anche nell’ambiente della ricerca professionale. Troppo in fretta si vuole negare l’esistenza di questa invariante nel campo religioso.

Sottolineava Girard che quando ci si interessa al mondo religioso, la prima cosa da fare è quella di parlare senza censure del linciaggio, ed è ciò che egli, per oltre trenta anni, si è impegnato a fare, pur sentendosi assai criticato, proprio perché la censura di Platone è ancora un imperativo per la cultura attuale.
Il linciaggio è il culmine di una sequenza composta da tre momenti. All’inizio c’è una crisi violenta, talvolta una catastrofe, che sembra distruggere la comunità o impedire la sua fondazione, poi c’è il linciaggio che ha la funzione di riportare la pace, dopodiché la comunità può riprendere la sua vita normale.
Gli uomini non scelgono direttamente un oggetto ma sempre dei modelli di cui imitare il desiderio. Desiderano dunque gli stessi oggetti dei loro modelli e di conseguenza ne fanno dei rivali. Si trovano così immersi nel circolo vizioso del desiderio e dell’odio.

Quando le rivalità per degli oggetti desiderati si fanno più intense, l’odio per il rivale giunge a far dimenticare il desiderio dell’oggetto. È questo un punto così grave che soltanto attraverso il sacrificio dell’unica vittima la forza distruttiva si trasforma in una forza di ritorno all’ordine. Gli uomini, incapaci di dividersi ciò che desiderano, sono invece capaci di dividersi il nemico che odiano insieme.

Nei miti il contagio mimetico è molto intenso, al punto che tutti i partecipanti vedono nella vittima unica il loro nemico personale.
Quando una comunità pacificata sente nuovamente la minaccia di una discordia cerca un rimedio e il sacrificio, che consiste nel sostituire una nuova vittima alla vittima originale, dà la speranza dell’effetto riconciliatore. I persecutori non si sentono responsabili di nulla, l’unica responsabilità è quella della vittima che, con la sua morte, ridona loro il benessere. Dopo la demonizzazione della vittima avviene la sua divinizzazione. È così che le comunità arcaiche sono cresciute e si sono protette. La violenza collettiva non può essere fortuita perché è troppo frequente nei miti e nei riti sacrificali del mondo intero. Tutto ciò fa pensare a un cattivo funzionamento dei rapporti tra gli uomini, proprio a causa di un mimetismo troppo intenso.

Ciò che caratterizza i miti, secondo Girard, è il fatto che tutti i membri della comunità sono convinti della colpevolezza della vittima ed è su questa illusione che si appoggia il transfert unanime contro di lei e conseguentemente il miraggio della sua trascendenza.
Le Sacre Scritture da un lato comprendono l’innocenza della vittima e la proclamano, dall’altro denunciano la colpevolezza dei persecutori. I Vangeli in particolare rivelano che la causa dell’illusione mitologica è il mimetismo falsificatore che nei miti è invisibile proprio perché trionfante.
C’è dunque, a parere di Girard, una rivelazione biblica dell’illusione mitologica e questa rivelazione è inseparabile dalla risurrezione e dal contenuto religioso dei Vangeli ma nel suo principio è distinta.
Il suo contenuto non è religioso, ma esclusivamente antropologico e scientifico. Filosofi e altri studiosi hanno taciuto, ma non per questo fatto essa è assente dal nostro mondo, basta pensare al significato moderno dell’espressione capro espiatorio che mette l’accento sull’innocenza della vittima. Senza la rivelazione antropologica del cristianesimo questo significato moderno non esisterebbe.

La singolarità del nostro mondo, dunque, è dimostrata dall’opposizione tra il religioso mitico che vive di una violenza nascosta e scaricata sul capro espiatorio e il religioso giudeo-cristiano che rivela quanto questo sia assurdo e di conseguenza lo rende impossibile.
La religione arcaica, notava Girard, contiene la violenza perché le oppone una barriera sovente efficace, ma costituita essa stessa di violenza, di conseguenza la cultura e il senso religioso che ne derivano non ne sono mai totalmente esenti. Così tutte le istituzioni umane partecipano di questa violenza ma è sempre arbitrario distinguere tra quale sia legittima e quale illegittima.
L’idea che il mondo rischia continuamente di perire a causa del comportamento umano è quanto esprimono i Vangeli nel loro linguaggio apocalittico. Oggi lo si dice in linguaggio scientifico, ma la potenza delle armi e delle tecnologie pone l’umanità in uno stato di apocalisse obiettiva. Sono gli uomini che rigettano la loro violenza sulle loro divinità, ma il cristianesimo mette fine a ciò e fa ricadere sull’umanità tutta la violenza che essa ha proiettato sui falsi dèi mitici. Se si può parlare di una forma di violenza del vero Dio, essa consiste soltanto nel lasciar ricadere sull’uomo la violenza che gli appartiene.

Oggi nel nostro mondo c’è la minaccia della guerra nucleare, della catastrofe ecologica, ma c’è un altro tipo di violenza più misteriosa, data dall’impressione di trovare nella società un malessere dovuto a una pressione che tende a distruggere i rapporti.

La questione delle vittime sembra essere la più importante della nostra società e nessuno osa contestare questo valore, ma ancora una volta si creano dei capri espiatori, non direttamente, ma dicendo che si dà la caccia solamente ai cacciatori dei capri espiatori.
La fine dei capri espiatori sacri ha avuto un effetto di liberazione individuale a partire dal medio evo. Girard data l’inizio di questa epoca con l’apertura dei primi ospizi e dei primi ospedali, segno di una nuova consapevolezza dell’esistenza delle vittime.

Tutte le grandi istituzioni sacrificali che opprimevano intere categorie di persone sono state soppresse o fortemente indebolite. È stata abolita la schiavitù, si sono attenuate le differenze di classe e sono stati proclamati i diritti dell’uomo. Questa evoluzione della storia umana dà l’idea della grandezza del nostro mondo. Ci sono state scoperte meravigliose, ma sono anche cresciuti i mezzi di distruzione. Questi sviluppi possono non recare alcun danno soltanto se si sarà capaci di rinunciare alla violenza. Girard si augurava che questo XXI secolo potesse essere il più pacifico della storia umana.

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