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Unioni civili, Europa chiama, Italia non pervenuta

settembre 11, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

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di Matteo Cresti

Dopo averlo già fatto più di una volta, il Parlamento Europeo nel Rapporto sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE, chiede all’Italia, e agli altri paesi che ancora non ce le hanno, di mettersi in regola con le unioni civili, chiede che gli Stati prendano in considerazione l’istituzione di istituti giuridici di coabitazione, unioni di fatto registrate, o i matrimoni. Inoltre condanna ogni forma di omofobia chiedendo anche che gli Stati sanzionino le cariche pubbliche che fanno affermazioni di questo tipo.

Se in Italia dovessimo cacciare tutti i politici che almeno una volta hanno fatto affermazioni omofobe, il parlamento sarebbe quasi deserto. Tuttavia, in un modo o nell’altro il nostro parlamento deve prendere in considerazione la questione. E il disegno di legge Cirinnà ci sta provando.
I proclami di Renzi si sono susseguiti l’uno all’altro, prima dell’estate, poi dopo l’estate, entro l’anno, adesso entro il 15 ottobre. Sembra impossibile però che l’annuncio renziano si avveri. A meno di miracoli. Ormai sembra che ci siamo abituati (il governo Prodi II cadde solo pochi giorni prima che si incominciasse a discutere…). Questa volta chissà.

Intanto in commissione Giustizia le battaglie proseguono. Ma quali sono gli argomenti contro?
Innanzitutto si dice che le unioni civili omosessuali non possono essere equiparate al matrimonio. Che i gay non devono avere gli stessi diritti e doveri degli etero? Perché? Non è dato saperlo. Sembra di sentire il papa, la famiglia “naturale” è aperta alla vita, mentre le unioni gay sono costitutivamente sterili. Falso. Per due ragioni: la prima che anche le coppie omosessuali possono procreare (esistono già famiglie omogenitoriali, che hanno avuto figli o da precedenti relazioni, o ricorrendo alla fecondazione assistita), e in secondo luogo perché la procreazione non è il fine del matrimonio.

Ma si vuole evitare ai gay però anche l’accesso sia alle adozioni sia alla possibilità di avere figli attraverso le tecniche riproduttive oggi disponibili. Tutta questa attenzione ai gay che vogliono figli? Ma nessuno mai si preoccupa degli etero che li vogliono e non sono in grado di gestirli. Se davvero ci interessa il benessere dei figli perché non istituire una “patente” per la genitorialità, con un esame (severissimo) in cui si stabilisca se uno è adatto a fare il genitore oppure no? Quanti sono i figli di coppie etero che sono abbandonati, maltrattati, uccisi, violentati dagli stessi genitori? Cosa facciamo per loro? Ciò di cui hanno bisogno i figli è amore, cura e attenzione, cosa che due genitori dello stesso sesso possono ben fare. E se davvero i figli hanno bisogno di due figure di sesso diverso, perché non togliamo i figli ai genitori single? Ma un no nemmeno alle tecniche. Alla destra italiana non è mai andata giù la riproduzione medicalmente assistita (si ricordi la legge 40, smantellata dalla Corte Costituzionale). E certo peggio che mai “l’utero in affitto”, che in realtà si chiama maternità surrogata. Cosa ci sarà poi di male nel far portare in grembo ad un’altra persona il proprio figlio?

Ma il problema è anche un altro: no alla pensione di reversibilità, no alle detrazioni, no alle agevolazioni economiche. Qua non ci sono argomenti a sostegno, stampelle che sorreggano l’affermazione. Dove è il razionale che possa sostenere questa discriminazione? Se sei uomo, e stai con una donna allora puoi prendere la pensione di reversibilità se lei muore, se invece stai con un uomo, no. E l’equità andò a quel paese… Non ci sono i soldi? Oppure i soldi non si vogliono trovare? Se il problema fossero i soldi, potremmo scegliere dei criteri più equi, come dare la reversibilità solo in quei casi in cui ce ne sia un conclamato bisogno, non escludere un gruppo solo perché non ci piace o è arrivato per ultimo. Tutti devono essere trattati in modo eguale davanti alla legge.

In tutto questo, però non siamo molto diversi dagli altri stati europei. Il dibattito francese, anzi, fu ancora più aspro (ma non è detta l’ultima parola, aspettiamo di vedere quanti family day papa Francesco riuscirà ad organizzare). Certo in Italia non ci sono più Wojtyla, Ratzinger o Ruini, che entravano violenti nel dibattito italiano, appoggiando governi, sfiduciandone altri, consigliando, ordinando, ingerendo. Francesco è un po’ più soft (quasi moderato…), ha smesso di politicizzare la chiesa e parla molto più di argomenti sociali (povertà, immigrazione, lavoro…), ma chi sa, quegli arzilli vecchietti vestiti di rosso ne sanno sempre una più del diavolo. Oppure l’anno santo della misericordia li ispirerà ad essere un po’ più misericordiosi, e ad aprire i cuori e le orecchie.
Chi sa, per ora l’Europa bussa, e l’Italia ancora non risponde.

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