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Scarti tossici e rifiuti in Sardegna, al via il “Progetto Nuraghe”

agosto 25, 2015 • Reportage, z in evidenza

 

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di Luigi Coppola – inviato in Saardegna

La notizia con la quale Cristina Biancu, giovane avvocato sassarese, esperta nella delicata normativa ambientale e da poche settimane neo assessore all’ambiente, nella giunta municipale turritana, ci introduce in un esclusivo incontro per CaratteriLiberi avvenuto lo scorso 13 agosto, è incoraggiante:

«La collina di Minciaredda è composta da un’area di circa 29 ettari, caratterizzata dalla presenza di residui delle lavorazioni industriali; le “palte fosfatiche” con superficie di circa 3 ettari, caratterizzata dalla presenza di residui di produzione e lavorazione dell’acido fosforico; le vasche peci con superficie di 1,5 ettari caratterizzato dalla presenza di vasche contenenti residui del processo di produzione del dimetiltereftalato»

Le note tecniche relative alla vasta area che insiste nel polo ex industriale di Porto Torres,
catalogata fra i 44 SIN (siti di interesse nazionale) italiani, svelano un quadro deturpato e altamente pericoloso per quanto attiene l’integrità ambientale e la salute pubblica.

Le recenti iniziative giudiziarie attivate nei primi giorni di agosto dalla magistratura sassarese (sequestro dei siti di stoccaggio, iscrizione di tre dirigenti nel registro degli indagati) hanno sturato ulteriori desistenze circa l’avvio di un iter complesso quanto efficace per le definitive bonifiche da avviare.
“Due giorni fa una comunicazione della Syndial (la consociata del Gruppo ENI specializzata nel settore ambientale ndr) ci ha detto che entro il 21 agosto, ci invierà le integrazioni che sono state richieste durante la conferenza dei servizi del 9 luglio”.

A settembre una nuova conferenza dei servizi, attivata al tavolo romano del ministero dell’ambiente, verificherà gli adempimenti prescritte da queste integrazione, con le relazioni degli enti tecnici coinvolti, Arpas, Ispra e quant’altri.
“Ritengo che la compartecipazione di questi enti con le personalità e i soggetti competenti, sia una garanzia” – ribadisce la Biancu. Che ammette aver provato più di una emozione, all’esordio nella sua prima trasferta istituzionale. Un battesimo superato con il bagaglio dei voluminosi dossier, studiati e digeriti in queste settimane di lavoro all’ufficio comunale. Supportata e accompagnata dai tecnici comunali (ingegneri e biologi) di decennale esperienza.

Chiediamo se le inchieste della magistratura in corso possano condizionare i tempi per l’attuazione delle procedure. “Ancor più, l’opinione pubblica ha gli occhi puntati sulla questione e loro stessi (i manager coinvolti nell’inchiesta giudiziaria ndr) hanno l’interesse a darsi da fare per accelerare i lavori. In ogni caso il processo è appena agli inizi e, ovviamente, bisogna considerare la presunzione di innocenza per tutti gli eventuali responsabili dei reati ipotizzati” – riprende l’assessore.

Il cuore della partita in campo, tema del nostro incontro, è il così detto «Progetto Nuraghe». Il P.N. è il progetto di bonifiche elaborato dalla Syndial. Il codice dell’ambiente prescrive che sia proprio la società proprietaria del sito inquinato a disporre il progetto. Viene definito “progetto Nuraghe” perché all’interno dell’area, vi è un nuraghe, di proprietà del comune. Divenuto meta di centinaia di visitatori nelle ultime edizioni dei “monumenti aperti” di maggio. Una felice iniziativa regionale, volta a valorizzare decine di siti archeologici e monumentali dell’isola, coinvolgendo la rete del volontariato, le scuole e gli studenti sardi.

Il P.N. si riferisce a tre siti: l’area di Minciaredda, l’area palte fosfatiche e le vasche peci. Il progetto “è talmente vasto e molto tecnico” – continua l’assessora. Che ricorda la settimana di approccio al dossier. Sette giorni full immersion, dall’insediamento in giunta sino alla conferenza romana, trascorsi a studiare preliminari e relazioni, insieme ai collaboratori, compagni di viaggio nella capitale.

“Detta in soldoni, il progetto consiste nella realizzazione di una «piattaforma polifunzionale».
La funzione di questa piattaforma, sarà sostanzialmente di riunire, i prodotti (gli scarti tossici, i rifiuti) provenienti dai tre siti contaminati, su citati, che saranno successivamente inertizzati.
Una sorta di mega lavatrice deputata ad una grande pulizia. Possiamo immaginare come notevoli residui di esplosivo ad alto potenziale, siano opportunamente trattati da artificieri che ne depotenziano ogni possibile rischio per l’ambiente circostante e l’incolumità dei residenti.
Le tecniche di questo trattamento sono varie e rispondono ad altrettanti complessi protocolli tecnici. “Il materiale risultante da questa procedura, quello non pericoloso, verrà riposto in sito. Quello pericoloso verrà spedito in siti esterni”. Quest’ultima affermazione, risulta un impegno importante per l’amministrazione comunale.

Per quanto concerne i tempi di realizzazione, la conferenza dei servizi di istruttoria si concluderà probabilmente entro fine anno, secondo le previsioni in essere con l’approvazione del p.n. All’unisono si andranno a instaurare, parallelamente, due procedimenti: la valutazione d’impatto ambientale e la richiesta dell’autorizzazione integrata ambientale. La prima (via) di competenza della Regione, la seconda (aia) di competenza della Provincia. Per i tempi, l’una 120 giorni, l’altra 180, salvo eventuali allungamenti per necessarie sospensioni. I tempi sono comunque abbastanza contenuti e non sequenziali: non 120 + 180 giorni di attesa: le due procedure viaggeranno in parallelo.
Il coinvolgimento della popolazione nel programma è importante. Nel bando del progetto è stabilito che la società committente i lavori (la Syndial), dovrà rispettare una quota di mano d’opera locale, pari almeno al 33% della forza lavoro complessivamente impiegata.
Il computo metrico allegato al p.n. prevede un costo di opera di 68 milioni di euro.
Un’opera importante e imponente, comunque relativa, rispetto a tutte le attività da realizzare, che la stessa ENI stimò in oltre 550 milioni di euro.
Pensando ai tempi di realizzazione, la costruzione della piattaforma (l’ipotesi di smontarla dopo che avrà ultimato il suo scopo, sarà una successiva scelta del comune) e la sua entrata in funzione, non è certo questione di un paio di anni. Il risvolto occupazionale in questo senso è importante, ribadisce l’assessore.

Rispetto alla salute pubblica e all’incidenza tumorale, qualche mese fa è stato pubblicato il terzo rapporto “Sentieri” (Studio Epistemologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) . Questi report scientifici furono finanziati nel 2009 dal Ministero della salute, coordinato con l’Istituto Superiore della Sanità, per sviluppare uno studio del rischio per la salute nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche.

I primi due rapporti riguardarono lo studio della mortalità nei SIN e questo terzo volume, frutto della collaborazione con l’associazione italiana registro tumori, analizza l’incidenza oncologica, ovvero i nuovi casi ogni anno. Ha riguardato solo 18 dei 44 sin ovvero quelli coperti dalla rete del registro tumori. Il rapporto riferisce dati di mortalità fino al 2010 e l’incidenza oncologica relativa al periodo 1996/2005.
Con riferimento espresso al Sin di Porto Torres si sono registrati aumenti in ambedue i sessi per patologie come malattie respiratorie e tumore al polmone, per i quali il rapporto Sentieri suggerisce un ruolo delle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici.

Un osservatorio relativo a soli 10 anni, nei quali, in ogni caso, la coscienza ambientale è, necessariamente, aumentata. Certamente i dati sull’aumento della mortalità oncologica, sono negativi. Posto che le cifre osservate si fermano al 2005, (dettagli non secondari, non sempre ricordati da una informazione, spesso ansiosa nell’uscita di notizie a effetti multipli), è più che auspicabile che i prossimi aggiornamenti su questa ricaduta, siano decisamente meno drammatici.

Parlare di bonifiche a Porto Torres è come riferirsi ad un pianeta costellato da satelliti. Il p.n. è riguarda esclusivamente il sito della Syndial. Sul tappeto (o sotto, secondo i punti di vista) permangono i siti di E.On (anche in questo caso insiste una inchiesta giudiziaria della procura sassarese per reati ambientali), dal 2 luglio acquisito dal gruppo energetico ceco Energetický a Průmyslový Holding (Eph), la darsena al porto industriale, sottoposta ad una ordinanza di sequestro dalla passata giunta comunale per gli elevatissimi tassi di benzene che ne impediscono l’accesso ed ogni forma di utilizzo.

Su questo complesso e vasto pianeta nazionale, si apre, gioco forza, l’ombrello della politica.
Chiudiamo la robusta discussione con Cristina Biancu con una necessaria valutazione sui rapporti istituzionali e politici avviati dalla nuova giunta, a trazione integrale pentastellata, con tutti i soggetti di governo, locale e nazionale.
Sorvolando su alcuni dei 44 s.i.n. e ricordandone alcuni di straordinaria gravità, Gela, Bagnoli, Taranto, quale garanzia può offrire l’impegno politico per Porto Torres?
“L’euro deputata Giulia Moi, è molto attenta a queste tematiche. Sicuramente per le sue origine sarde e non solo. Biologa con specializzazione in materia ambientale – assicura l’assessora. Che ricorda il consiglio comunale straordinario dello scorso 23 luglio tenutosi presso la Syndial. Quell’evento (era preventivata la presenza della Moi che non potè comunque parteciparvi per altri concorrenti impegni) rappresenta una esperienza determinante nell’avvio di un nuovo percorso.
“Uno legge, finché non vede e si rende conto di cosa rappresentino realmente le palte fosfatiche, ovvero i residui della lavorazione dell’acido solforico” – ribadisce Biancu. Che descrive quella visione con un ricordo efficace, “una sorte di valle bianca”. Un ricordo avvalorato dai provvedimenti del prefetto, tesi a circoscrivere (ben tre ettari di terreno) nel migliore modo possibile quell’area così nefasta.

Attraversata dalla stessa Giulia Moi, durante la recente campagna elettorale, nonostante i dinieghi opposti dalla Syndial per l’accesso ai siti di stoccaggio. La deputata entrò da sola, coperta dalle sue prerogative parlamentari, camminando per chilometri all’interno dell’area, raggiunse la collina di Minciaredda.
“E’ lei il nostro referente in ambito europeo” è la risposta dell’assessore.

Potrà bastare nel contesto regionale, a Cagliari? Ricordando anche le esternazioni piuttosto “colorite” (per usare un eufemismo) della stessa Moi lanciate dal memorabile palco turritano (diviso con Di Maio e Di Battista nell’ultimo comizio elettorale), circa gli inquilini piddini della giunta Pigliaru?
“I collegamenti con gli uffici tecnici dell’assessorato regionale esulano dalla diatriba politica” – assicura l’assessore. Che ricorda un recente incontro a Porto Torres incentrato sulle bonifiche (promosso da Lega Ambiente, Goletta Verde), con l’assessore regionale all’ambiente Donatella Spano, e la deputata PD Giovanna Sanna, membro alla commissione ambiente alla Camera.
L’attenzione della Regione Sardegna su questo fronte è massimo e ricopre una urgenza nazionale. Ognuno dovrà compiere in pieno la sua parte.
Questo è l’impegno nel quale dovranno credere e vigilare i Sardi e tutti i cittadini italiani.

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