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La “lettera scarlatta”

agosto 7, 2015 • Agorà, z in evidenza

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di Seila Bernacchi

“Scambiato per gay finisce in coma dopo pestaggio”, quello che le parole non dicono.
Si viene a sapere in questi giorni che il 14 luglio scorso, su un autobus a Genova, un uomo che stava tornando a casa in compagnia di un amico, è stato selvaggiamente picchiato da un gruppo di ragazzi, sembra sei, di cui quattro ragazzi e due ragazze.

Dopo qualche giorno, a causa di quel pestaggio che gli aveva provocato un ematoma intracranico, è finito in ospedale dove è stato subito operato e ora si trova in coma farmacologico.
I sei ragazzi sono ora ricercati per tentato omicidio e l’autista dell’autobus, che ha sostenuto di non essersi accorto di nulla, è indagato per favoreggiamento.

Il motivo della brutale aggressione, riferito sia dall’amico sia dallo stesso uomo alla sua compagna quando è rientrato a casa, è che il branco di giovanotti ha ritenuto che lo sguardo della vittima si fosse soffermato in maniera insistita e inopportuna su uno di loro e che questo è stato interpretato come l’atteggiamento provocatorio di un omosessuale. Sarebbe stata una delle ragazze a esternare una simile esegesi di comportamento paraverbale che sarebbe poi degenerata in una reazione di violenza fisica.
Si tratterebbe dunque di un’aggressione di matrice omofoba che la stampa nostrana oggi denuncia e condanna come tale.

Occorre rilevare, come già si è fatto e probabilmente si farà nei prossimi giorni, la pericolosità e la barbarie cui si è giunti attraverso un progressivo deterioramento culturale ed educativo. Nel nostro Paese ormai ostaggio di slogan spacciati per argomenti, istinti di pancia gettati in pasto all’opinione pubblica come illuminati riflessioni, populismi, sentenze sommarie, si è persa del tutto la capacità di elaborare razionalmente nozioni semplici e si tende a utilizzare le parole come giudizi, parole come fiati, parole come clave.

I diversi – cioè in realtà tutti – non sono differenti, sono peggiori. Sono rappresentanti di un mondo deteriore rispetto a un ‘noi’ indistinto da proteggere e dietro cui barricarsi. Così i migranti sono animali che assediano minacciosi le nostre terre; gli omosessuali sono degenerati che stanno ideologicamente minando le fondamenta della nostra eterosessuale, sana (e sana perché etero) società; i neri esseri non evoluti che hanno l’albagia di pretendere dal basso della loro scimmiesca derivazione (si pensi alle scellerate parole di qualche mese fa del Presidente della FIGC Tavecchio) di essere ‘come noi’.

La diversità, che è tratto costitutivo, diviene marchio che indicherebbe variegate forme di scelleratezza. Da combattere, da abbattere, da allontanare dagli occhi, se non voltandosi dall’altra parte in attesa di qualche risanante sciagura (un barcone con centinaia di persone che affonda) allora intervenendo direttamente con una decisa ed esemplare eliminazione che ripristini il normale equilibrio dei giusti a vivere, così si compiono i pestaggi degli omosessuali e si invocano le ruspe per il rom.

Il degrado, che trova la sua rappresentanza nelle classi dirigenti, nei vertici istituzionali, nei leader politici, nelle NON politiche volte ad assicurare una pacifica convivenza di consociati con eguali diritti, non sembra poter essere arrestato.
Nel caso che stiamo considerando però, oltre a queste doverose osservazioni ci ha colpito almeno un altro aspetto che è distinto ma insieme strettamente legato ad esse.

Facciamo riferimento a come è stata comunicata la notizia dai media. La comunicazione della notizia infatti è importante – e diremo eticamente corretta – non solo quando rispetta la trasmissione dei contenuti che deve essere improntata alla verità, ma anche quando si trattiene dal riportare affermazioni che possono essere suscettibili di essere ambiguamente interpretate.
La maggior parte dei media nel lanciare la notizia nei titoli di testa dei tg e della carta stampata declamavano “scambiato per gay finisce in coma”, “l’aggressione al presunto gay”, “lo credono gay e…”.

Ora, al di la del fatto che in effetti l’uomo sia stato giudicato da quel branco un omosessuale e non lo era, le espressioni sopra riportate rischiano di avere uno strano e pericoloso retro messaggio.
Infatti quelle parole in apertura di notizia suggeriscono che vi è stato uno sbaglio, un equivoco che ha determinato una condotta criminale. Queste espressioni le si sentirebbero probabilmente riferite a presunti rei, tipo “scambiato per ladro viene atterrato e menato dai passanti” oppure “credevano fosse il killer della Uno bianca e lo hanno incatenato a 40 gradi sotto il sole e senz’acqua” e così via. Cioè si lascia intendere che la spregevolezza del gesto sia rivelata da un equivoco interpretativo e non dal gesto ( e dall’eventuale dimostrato movente) in sé.
Generalmente invocare lo sbaglio, l’errore di riconoscimento, tende a creare un alone di giustificabilità anche all’efferatezza.

Quel gruppo di delinquenti ha compiuto una aggressione triviale e condannabile non solo penalmente ma prima ancora moralmente. Ma così sarebbe anche se l’equivoco non ci fosse stato, anche se l’uomo fosse stato davvero omosessuale. Anzi a cambiare sarà semmai la fattispecie del reato quando emergerà l’aggravante di una condotta discriminatoria, in questo caso l’omofobia.

L’aggravante però, torniamo a ripeterlo, non è tale perché sancita da un codice. L’aggravante è tutta culturale e sta nel ritenere “permale” una persona perbene e utilizzare il giudizio ‘permale’ sulla base di un pre-giudizio che ha come unico fondamento (immorale) l’intolleranza.

Viviamo in una società in cui il riconoscimento del diritto al matrimonio per persone dello stesso sesso è considerato un flagello, in cui l’assuefazione all’orrore sembra non trovare più eccezione, in cui si parla e si pensa male e in cui, non di rado, chi ha il dovere di informare e consentire dunque la formazione di pensieri consapevoli e argomentati comunica ambiguamente.
Potremmo sorprenderci e saremo in grado di essere moralmente vivi se un giorno, su un tram, la Sig.ra Rossi venisse ‘punita’ perché le sue calze non rispettano la moda stagionale dominante?

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