MENU

Agricoltura e protezione faunistica. Un binomio inconciliabile?

agosto 4, 2015 • Economia, z in evidenza

 

lupo-betulle-174832

 

Matteo Cresti

Chi ha mai visto un lupo, quell’essere mitologico che popolava le fiabe che la mamma ci raccontava prima di addormentarci, tutti accoccolati sotto le coperte? Il lupo che mangia la nonna di Cappuccetto Rosso. Forse ce lo figuriamo come un grande cane grigio, dagli occhi gialli e cattivi, e con i denti affilati e aguzzi. Forse lo ricordiamo in qualche documentario. Sicuramente ce ne sarà qualche branco nei grandi parchi nazionali, ma di certo, pensiamo, non è possibile incontrarne uno nelle periferie delle nostre città.

Se questa era la situazione alcuni decenni fa, adesso le cose sono un po’ cambiate.
Attraverso piani di ripopolamento i lupi sono tornati in molte zone d’Italia. A causa di un’agricoltura più sostenibile e meno inquinante e di un minore abbattimento anche molti altri animali selvatici hanno rifatto la loro comparsa o hanno aumentato la loro presenza.

Questo non può che essere un bene dal punto di vista della natura e dell’ecosistema. Ma va bene a tutti che lupi, cinghiali, caprioli, daini e altri animali selvaggi siano tornati nei nostri boschi e nei nostri campi? Dal punto di vista dell’agricoltura e dell’allevamento questo tutt’altro che essere un bene è proprio un disastro.

Da un lato ci sono proprio gli agricoltori che vedono i propri raccolti devastati da cinghiali e ungulati e gli allevatori che vedono branchi di lupi decimare le loro greggi. E questo più o meno in tutta Italia, gli allarmi si registrano dal Piemonte al Veneto, alla Liguria fino in Umbria e Toscana.
Gli agricoltori si dicono esasperati. Arano, seminano, concimano, (facendo tutto questo con grandi spese e fatica) e alla fine un branco di animali selvatici divora o distrugge tutto il raccolto. Stessa solfa per gli allevatori, che in una notte vedono spesso decimarsi le loro greggi, a causa sia degli ovini uccisi che di quelli smarriti.

Sì, lo Stato e le Regioni mettono a disposizione un fondo per risarcire i danni provocati, ma questi soldi in genere arrivano molto tardi e non coprono mai il mancato ricavato del prodotto finale. La domanda è dunque: come garantire un’agricoltura sostenibile per l’ambiente, l’agricoltore e il consumatore? Infatti da una parte il consumatore paga in termini di prezzo il mancato guadagno, viste le perdite nei raccolti è costretto a consumare in misura maggiore materiali di importazione, e paga attraverso le tasse i risarcimenti per gli agricoltori.

L’agricoltore a causa del mancato raccolto e della scarsità dei risarcimenti, spesso si trova in situazione di difficoltà economica (non riuscendo a ripagare le spese affrontate) e quindi a dover chiudere. Gli animali dal canto loro si trovano a dover convivere con i terreni sfruttati dall’uomo, e con il rischio di un’intensificazione dell’ostilità nei loro confronti.

Come risolvere dunque la situazione? La prima risposta che le organizzazioni degli agricoltori e degli allevatori avanzano è quella dell’abbattimento selettivo. Detto in parole più comprensibili: la caccia. Programmare il numero di animali selvatici sostenibili in una certa zona e consentire a cacciatori autorizzati di abbatterne i restanti.
Dal punto di vista dell’agricoltura la caccia è l’unico metodo per consentire la salvaguardia del raccolto e del reddito. La caccia dunque uno strumento utile. Uno strumento per la sostenibilità economica, ambientale e agricola.

Ma ecco che se guardiamo la cosa dal punto di vista degli animali e degli animalisti, la soluzione non diventa più sostenibile. La caccia viene dipinta come un barbaro strumento di tortura che uccide brutalmente poveri animali innocenti. Uno sport che uccide. Uccide animali senzienti, la cui sofferenza aumenta il male nel pianeta.

Le soluzioni allora potrebbero essere altre, come avviene nel cantone svizzero dei Grigioni, dove sono state istallate recinzioni elettrificate e segnalatori acustici a ultrasuoni. Ma anche lì, se si guarda bene, questi mezzi si sono rivelati insufficienti, ed è il prelievo venatorio a garantire la sostenibilità.
Inoltre anche questa soluzione ha i suoi contro: tutti gli animali (anche quelli non dannosi) vengono disturbati dagli ultrasuoni, e vengono colpiti dalle scariche elettriche, senza aggiungere il “danno estetico” al paesaggio prodotto da chilometri e chilometri di recinzioni, che sembrerebbero un lungo muro di separazione tra noi (gli uomini) e loro (gli “esseri selvaggi”).

Il fatto è che nel passato si sono fatti grandi errori: ad esempio i cinghiali si sono ibridati con i maiali, aumentando di fatto la loro prolificità e grandezza; gli agricoltori hanno strappato sempre più territori agli animali selvatici, che si non visti costretti a nutrirsi con il nostro stesso cibo. Riparare agli errori del passato è possibile? C’è un modo per conciliare agricoltura, allevamento e protezione dell’ambiente?

Per ora le soluzioni sono queste: o accettare la caccia (come un bene, o un male inevitabile), oppure accettare la devastazione che gli animali selvatici provocano. Vie alternative sono ancora tutte da esplorare.

Print Friendly, PDF & Email

3 Responses to Agricoltura e protezione faunistica. Un binomio inconciliabile?

  1. anna mannucci ha detto:

    lei scrive cose sbagliate, retoriche, senza riportare dati, fantasie su branchi famelici di lupi. Poteva metterci anche i leoni e i draghi!
    Per esempio, i cinghiali sono stati immessi e continuano ad essere immessi dai cacciatori. che così hanno la scusa per continuare a uccidere. Non lo sapeva?
    ecc. ecc.

    • viola ha detto:

      Concordo con te! Agricoltura e caccia vanno a braccetto per il dominio e lo sfruttamento del territorio e poichè sono lobby potenti che garantiscono voti e soldi, vengono tutelati e hanno persino un ufficio tutto per loro, con normative tutte per loro! NON sono sostenibili affatto, sono arroganti e prepotenti, pensano che il territorio sia a loro disposizione e sanno il potere che hanno! A causa dell’agricoltura moderna e della caccia si arriva a sacrificare pure vite umane, con la teoria delle emergenze e con il salvacondotto dell’incidente di caccia! Gli agricoltori sono lavoratori come tutti gli altri, ma godono di privilegi che tutti gli altri non hanno! I cacciatori mettono in pericolo le persone dentro le loro stesse proprietà! Il tutto ora viene mascherato da termini sicurezza, tutela e similari, a scusare e a giustificare, sensa un effettivo riscontro e nascondendo i danni!

  2. Michele ha detto:

    Quindi i lupi sono stati introdotti con piani di ripopolamento mentre i cinghiali si sono espansi da soli perché si sono ibridati con i maiali… Ciò che è scritto in questo articolo è semplicemente vergognoso in quanto riporta l’esatto contrario di ciò che è storicamente avvenuto: i lupi si sono espansi da soli, senza che in tutto il territorio europeo si sia mai proceduto ad alcuna reintroduzione, mentre i cinghiali sono stati illegalmente introdotti dagli stessi che cacciatori che amano ucciderli. Come pescare le trote appena buttate in una vasca da bagno insomma…

« »