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La Cina, tra crisi dei mercati e rapporti con il Tibet

luglio 28, 2015 • Economia, z in evidenza

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Redazione

 

Proprio in questi giorni si torna a parlare della Cina, in merito al fatto che Borsa cinese aveva recuperato il 16% dal minimo di giugno (quando a sua volta aveva perso il 40% in tre settimane). Mentre la situazione finanziaria del mercato cinese continua ad essere bollente, proviamo a dare uno sguardo al paese sotto un punto di vista meno noto, quello dei rapporti con il Tibet, e gli aspetti geo politici, nonchè quelli economici.

Il presidente Xi Jinping ha delineato la visione dei rapporti con i vicini evocando l’epoca della Dinastia Tang. Per un Cinese l’epoca Tang (618-907) identifica una visione geopolitica chiara. L’epoca Tang fu un’epoca di grande sviluppo e di grande apertura al mondo circostante, in cui la Cina ebbe una grande potenza militare e politica. La Cina era allora un impero, con una presenza militare nelle regioni circostanti non abitate da Han, cioè dall’etnia centrale della Cina.

Il cuore dell’impero allora non era lungo la costa, ma all’interno, nella moderna regione dello ShaAnXi , ed aveva come capitale XiAn. L’impero si estendeva fino alle steppe mongole a nord, il Vietnam a sud, la penisola coreana a est e l’Asia Centrale a ovest. Le vie di comunicazione e di commercio più importanti erano quelle verso ovest, cioè le varie diramazioni della Via della Seta (vedi mappa a lato). La potenza che più ostacolava l’impero Tang e ne minacciava le vie di comunicazione era allora l’Impero Tibetano.

I Tang erano sempre in guerra con i Tibetani, che allora erano temutissimi guerrieri a cavallo, sempre in armi, ed erano anche altamente organizzati, perciò avevano costruito un vero e proprio impero concorrente, con istituzioni amministrative che funzionavano bene. Erano un impero che combatteva con i Cinesi da pari a pari, favoriti dal vivere su di un altopiano a 4500 metri, imprendibile da parte di nemici che arrivassero dalle pianure. I Tibetani invece potevano compiere incursioni nelle pianure e tornare alle loro montagne. L’impero tibetano (in verde nella mappa accanto ) allora si estendeva fino alle odierne province cinesi di Qing Hai, XiZhuang (più nota in occidente come Sichuan) e XinJiang , oltre che sulla parte montagnosa di Pakistan, in Tajikistan e Kyrgzistan .

Per mettersi al sicuro dai Tibetani e proteggere le vie della Seta i Tang ristruttrarono l’esercito e l’amministrazione, trasformando il sistema, fino ad allora centralizzato, in un sistema decentralizzato, con eserciti stanziati in ogni regione di frontiera e amministrazioni locali. Soltanto verso la fine del IX secolo i Tibetano cessarono di essere un pericolo quotidiano. Ma anche nei secoli successi il controllo del Tibet è sempre stato una priorità strategica dei Cinesi, fin ad oggi.

La determinazione a controllare il Tibet non è affatto un residuo della politica autoritaria d’epoca comunista, come l’opinione pubblica tende a pensare in occidente: è un imperativo geopolitico della Cina, tanto più ora che ha ripreso la visione Tang e intende ricreare i sei corridoi economici della Via della Seta (vedi mappa a lato), potenziando grandemente l’economia delle regioni dell’interno.

Il Tibet è attraversato dai corridoi economici che legano la Cina all’Oceano attraverso il Myanmar e attraverso il Pakistan, ai corridoi economici che attraversano i paesi dell’Asia Centrale e collegano la Cina con l’Iran, la Turchia e il Medio Oriente. Ora come in epoca Tang, la Cina sta incrementando la sicurezza interna, anche attraverso una forte presenza militare nelle regioni dell’interno, là dove sta investendo capitali enormi per costruire ferrovie e strade e nuove città – e aumenta la repressione contro i movimenti irredentisti dei Tibetani e degli Uiguri, popolazione islamica dello XinJiang. Gli anni futuri vedranno l’intensificarsi della repressione contro gli irredentisti, accanto allo sviluppo economico del Tibet e delle regioni dell’interno.

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