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L’Italia è un paese di omosessuali latenti

luglio 27, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

 

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di Matteo Cresti

Questi sono giorni di grande fermento culturale e politico per i diritti civili. La sentenza della Cassazione ha stabilito che per cambiare il sesso anagrafico non sia più necessario il riadeguamento chirurgico (sentenza per lo più passata inosservata, ma di grande importanza).
La sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia perché non garantisce alle famiglie omosessuali nessuna protezione sebbene questa sia un diritto umano sancito della Dichiarazione Europea dei Diritti dell’Uomo, (ormai è sotto gli occhi di tutti che le coppie omosessuali sono capaci di costruire legami sentimentali e sociali stabili e profondi, identici a quelli eterosessuali, e che tali legami possono a ben diritto definirsi come famiglie).

Il Disegno di Legge Cirinnà (Unioni Civili) sebbene stia rallentando il suo cammino, è comunque in Parlamento e verrà discusso. E la Chiesa Cattolica ha già serrato i ranghi e radunato le sue legioni, per ricominciare le guerre puniche contro il “barbaro invasore” (appunto le unioni civili).
Ma la domanda che ci si pone davanti è: l’Italia è pronta a mettersi al pari con i tempi e i diritti? Chi sono per gli Italiani gli omosessuali, i bisessuali, i transessuali (per non parlare di intersessuali, queer, asessuali, e non andiamo più oltre, non vorremmo essere responsabili di un attacco cardiaco al povero lettore).

Sicuramente una parte del paese è preparata a riconoscere le unioni omosessuali come veri matrimoni e vere famiglie, senza nessun disprezzo o sufficienza, considerandole buone come le altre (un simpatico acronimo di gay è “good as you”). Ma cosa pensa l’italiano medio del mondo LGBT? Senza voler mettere in bocca a certuni il pensiero di certi altri, non possiamo che notare una certa ignoranza culturale. Eh sì che il nostro paese è bombardato dall’ideologia gender, come tuonano giorno e notte gli strali di San Pietro. Eccone un esempio.

Sulla Rete Ammiraglia un programma estivo, di quelli che si guardano con il cervello spento: Gli Italiani hanno sempre ragione. Un sondaggio: quale parte del corpo femminile preferiscono gli italiani. La battaglia è tra sedere e seno. Per pochi punti vince il sedere. Simona Izzo, una delle protagoniste del gioco, sentendo ferita l’italica femminilità prorompe in un grido di protesta, sbottando che la passione degli italiani per il lato B è sintomo di omosessualità latente.

A parte il fatto che una donna può sentirsi offesa e reificata per un simile apprezzamento, su questo non si discute. Ma dire che gli italiani sono latentemente gay perché amano il sedere, mi sembra leggermente esagerato, nonché sintomo di bassezza culturale, e di grande ignoranza dell’onnipresente ideologia gender.

Perché gli etero dovrebbero innamorarsi del lato frontale (e quindi del viso) e gli omo solo del didietro? Forse che, come si diceva decenni fa, l’omosessualità è solo un istinto sessuale perverso che non è capace di amore? Agli omosessuali non può che piacere il sedere, visto che lì è focalizzato il loro desiderio sessuale.
Qualcuno dovrebbe spiegare allora che ci sono tanti modi di fare sesso (non solo quello anale) e vale ricordarlo che questo vale non solo per gli omo, ma anche per gli etero. Ma dopotutto questo non è colpa della signora Izzo, ma del sostrato culturale italiano.

Il gay viene dipinto come un viziato, un malato di sesso, uno privo di sentimenti, che vola di ano in ano, alla ricerca di lidi sempre più belli. Uno che si depila, si fa le sopracciglia, si mette vestiti attillati, di colori pastello (il rosa soprattutto), ha la voce acuta e stridula, e mentre cammina ancheggia dondolando una borsa. La lesbica al contrario è una camionista, puzza di sudore e beve birra per strada dalla bottiglia, ruttando. Ha i capelli rasati e si veste con pantaloni e camice maschili. Degli stereotipi sui transessuali è meglio tacere.

Insegnare ai ragazzi la sessualità e l’affettività, cosa è un ruolo di genere, cosa l’identità di genere, e cosa ancora l’orientamento sessuale, non è fare ideologia. È insegnare che un gay o una lesbica non sono assatanati di sesso, che le relazioni omosessuali sono emotivamente complesse come quelle etero. Che sono tutti persone allo stesso modo, con un animo e con una sensibilità, che ad alcuni eccita fare sesso con gli uomini e ad altri con le donne, e ad altri ancora con tutti e due indifferentemente. Che ad alcune persone capita di non riconoscersi nel proprio sesso biologico. Che certi comportamenti (il fatto che la donna debba fare certe cose e l’uomo altre) non sono naturali, ma stabiliti della società.

Insegnare questo non è insegnare un’ideologia, ma riparare agli errori e alle mancanze della nostra società, ancora troppo piena di stereotipi e di falsità. Non è un’ideologia dire che l’uomo non è superiore alla donna e che di conseguenza non necessariamente deve essere il capo della famiglia (come la Chiesa vorrebbe), questa non è una legge biologica, e ce lo insegna l’antropologia, lo sociologia e la biologia.

Non è ideologia dire che l’omosessualità non è sbagliata (come la Chiesa sostiene). Infatti non è né una malattia né una perversione. L’omosessualità può essere considerata sbagliata solo all’interno di una certa prospettiva morale (che abbia una certa ossessione per i comportamenti sessuali), ma dal punto di vista della natura è indifferente come indifferente è l’eterosessualità (dopotutto l’evoluzione ci ha portato a questo punto).

La Chiesa chiede allora al nostro Stato di adottare una prospettiva religiosa particolare, infischiandosene di tutte le altre (religiose e non). Se questo è lecito per un gruppo, allora lo sarebbe anche per un altro che considera l’eterosessualità sbagliata, o meglio ancora per l’Isis che pretende che tutti si convertano ad un certo islam in nome di supposti dettami religiosi.

Non è che si sta dicendo che lo Stato debba abbandonare del tutto ogni visione morale (se questo fosse mai possibile), ma che per garantire la convivenza reciproca, la pace, e la possibilità a ciascuno di perseguire il proprio ideale morale nel rispetto reciproco, deve assumere una prospettiva eticamente liberale.

Quello che a scuola si insegna è proprio questo: l’omosessualità non è una malattia, è un orientamento come l’eterosessualità, si insegna a rispettare le diverse visioni morali, a convivere nella differenza, e a combattere la violenza contro i discriminati e i più deboli. Altro che ideologia, questo è un compito dal grande valore pedagogico e sociale. Stiamo costruendo un mondo più inclusivo e giusto. Un passo alla volta.

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One Response to L’Italia è un paese di omosessuali latenti

  1. Raffaele Coratella ha detto:

    L’articolo è esaustivo!

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