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I Cretti di Alberto Burri in mostra a Palermo

luglio 24, 2015 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

 

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di Dario Cataldo

Eclettico, composito, poliedrico, in altre parole: Alberto Burri. Nel centesimo anniversario della nascita, la Sicilia tributa il giusto merito ad un artista che insieme a Lucio Fontana ha fornito il contributo più denso di significato al panorama artistico internazionale dalla seconda metà del secolo trascorso. Non si contano le celebrazioni nel Belpaese e nel mondo; alla Triennale di Milano ad esempio è stato riallestito il “Teatro Continuo” inaugurato lo scorso maggio in occasione dell’Expo 2015. Ideato per il Parco Sempione nel 1973, dopo appena sedici anni, nel 1989, il Comune decise di demolirlo, oscurando di fatto l’arte, la stessa che il mondo ci invidia.

Era una ricercata rappresentazione della tendenza al dialogo con lo spettatore che dallo studio dell’artista si sposta sotto il cielo. A distanza di 26 anni, la rivalutazione, una retromarcia che tende alla promozione del rifacimento dell’opera, sulla scorta dei disegni originali. Una tributo a cui farà seguito la monumentale retrospettiva dal titolo “Alberto Burri: The Trauma of Painting” ospitata al Guggenheim di New York.

Da Sabato 25 Luglio, anche Palermo contribuirà a festeggiare l’Artista Umbro nell’anno del centenario. Al Museo Regionale di Riso, si apriranno le porte alla mostra “Burri e i Cretti”, contemporaneamente al restauro dei lavori del “Grande Cretto di Gibellina” la magistrale opera in cemento che il Maestro creò nel terremotato comune del trapanese, emozionando con un tangibile esempio di “Land Art” iniziato nel 1973 con i famigerati Cretti.

La mostra palermitana curata da Bruno Corà, focalizza l’attenzione su questa particolare forma espressiva, la quale comunica emozioni attraverso superfici che ricordano le fessure sulla terra argillosa, a seguito della siccità. In perimetriche superfici di cellotex – ovvero un materiale industriale costituito da particelle di segatura e colla che ricorda per il colore la tela di iuta dei sacchi – Burri dispone un mix di bianco, colla vinilica e zinco. Il risultato? Delle stupefacenti realizzazioni che spaziano dalla pittura alla scultura, il cui fine ultimo è l’indagine sulla materia, sulla sua commistione con gli agenti naturali.

Per tale motivo, l’originario di Città di Castello è a pieno diritto un capofila di quella corrente che è l’arte informale. Il suo linguaggio astratto, che non lascia spazio a ciò che tradizionalmente si era abituati a vedere, sollecitano lo spettatore a indagare oltre lo sguardo, a ricercare una verità oltre l’aspetto fenomenico. Burri ha stravolto le canoniche regole creative, mettendo in discussione il concetto stesso di arte. All’aumentare della dimensione dei Cretti, si arricchisce l’amalgama dei suoi impasti. A tutela della resistenza nel tempo, egli stesso dopo l’essiccatura naturale passa ulteriori strati di vinavil, preservando l’opera dal logorio del tempo. Proprio in occasione del centenario della nascita, la Regione Siciliana e il Comune di Gibellina, coadiuvati dalla Fondazione Palazzo Albinizzi Collezione Burri, hanno deciso di riprendere i lavori del Grande Cretto interrotti nel 1989.

“L’enorme sudario” sul vecchio abitato distrutto dal terremoto del 1968 è di rara bellezza, un qualcosa che non ha eguali nel panorama artistico internazionale. Il Direttore del Museo Regionale di Palermo, Valeria Li Vigni dichiara: “ La coincidenza del progetto di completamento del Cretto e l’avvio del progetto di restauro curato dal Museo Riso, che accoglie la mostra – continua il Direttore del Riso –sono segnali di una nuova attenzione per il Contemporaneo in Sicilia.

Sono testimonianza delle attività legate alla valorizzazione della Rete del Contemporaneo che è attivamente promossa dal nostro Museo e sono anche occasioni di approfondimento in un settore di grande interesse qual è quello del restauro del Contemporaneo”. Il processo creativo di Burri è continuamente in divenire, proprio come la vita stessa. La sua rivoluzione sta proprio in questo: utilizzare il canale artistico come linguaggio che non imita il reale bensì lo riproduce, lo riplasma diventando un tutt’uno.

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