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Il silenzio sulla Strage di Oslo

luglio 24, 2015 • Contributi dei lettori

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di Francesco De Maio

Nessuno ricorda, nel giorno dell’anniversario, la strage di Oslo del 22 luglio 2011.
Anders Behring Breivik (pronuncia norvegese [ˈandəʂ ˈbeːriŋ ˈbræɪviːk]; Oslo, 13 febbraio 1979) è un terrorista norvegese, conosciuto in quanto autore degli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia,[1] che hanno provocato la morte di 77 persone.
Dichiaratosi un anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista, e sionista è autore del memoriale 2083 – Una dichiarazione europea d’indipendenza. In questo scritto di 1518 pagine Breivik si definisce “salvatore del Cristianesimo” e “il più grande difensore della cultura conservatrice in Europa dal 1950”.

Dichiaratosi Cristiano protestante, nello stesso memoriale si definisce antipapista, prendendo forti posizioni contro Benedetto XVI. Membro della Massoneria norvegese, la sua loggia ha affermato di aver avuto solo contatti minimi con lui e il Gran Maestro l’ha immediatamente espulso dall’ordine dopo il suo arresto. Inizialmente ritenuto essere affetto da schizofrenia paranoide, è stato dichiarato “sano di mente e quindi penalmente responsabile” da una controperizia[9], venendogli riconosciuto solo un elevato disturbo narcisistico della personalità. Il 24 agosto 2012 è stato condannato a 21 anni di carcere, pena massima prevista dalla legge norvegese.

Alle rivolte dei residenti da Livorno a Piacenza, da Treviso a Roma, fa eco l’ultima intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini: «Siamo tutti in Pericolo»
Pasolini lo disse, siamo tutti in pericolo. Da Roma a Trieste ha dilagato in questi giorni una violenza insensata, senza alcuna giustificazione plausibile. Gli immigrati che dovremmo integrare, vengono letteralmente terrorizzati. Così come si è fatto con Rom, si procede anche procede anche con gli immigrati. Il contratto sociale esistente fra noi e loro, l’unico legame che realmente ci unisce, cioè la legge di questo stato, viene stracciata davanti agli occhi degli immigrati con furia barbarica.
L’anniversario della strage norvegese viene dimenticata dagli organi di stampa e cancellata dal web italiano. Su oltre 400 pagine create in 24ore nella giornata di ieri 22 luglio 2015, solo due sono in lingua italiana. Nessun quotidiano italiano ricorda gli attentati. In un momento in cui abbiamo bisogno di comprendere questo fenomeno e le sue cause, perché ci si dimentica proprio di una strage così esplicativa delle dinamiche e del contesto politico-sociale di oggi?

Pasolini lo diceva in quella intervista: «E noi, gli intellettuali, prendiamo l’orario ferroviario dell’anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non passano di lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo?».
E ancora: «Hai mai visto quelle marionette che fanno tanto riderei bambini perché hanno il corpo voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale».

Veniamo a noi. E ciò che segue non è per caso, ma sempre riferendoci a questa intervista di Pasolini. Cioè, ancora una volta l’Italia viene condannata dalla corte dei diritti umani di Strasburgo, questa volta all’unanimità, e così come è accaduto riguardo le condanne per le condizioni dei detenuti – in questi giorni ci sono stati gli ennesimi suicidi -, come è avvenuto per quelle relative alla legge 40 sulla gravidanza assistita, anche questa volta, cioè per le coppie gay e le unioni civili, l’Italia viene condannata per merito di semplici cittadini che si attivano autonomamente sulla base dei loro diritti violati. Essi si rivolti ai tribunali di competenza –e dopo sono passati alla corte europea sempre con l’aiuto di associazioni (in questo caso il nome è Certi diritti) legate alla galassia del Partito Radicale.
Proprio in questi giorni si organizza in parlamento l’ennesima presentazione di una legge per la legalizzazione delle droghe leggere. Anche in questo siamo drammaticamente fuori dal mondo. Gli sbarchi di poveri disgraziati continuano, il nostro sud Italia è solo, da paese più povero d’Europa quale è, affronta da solo l’immane esodo.

A questo punto potremmo anche affermare che il «marcio» non proviene solo dalla produzione Italiana interna, anzi, se il governo ha fatto la scelta di non contare nulla in Europa, questa scelta non può essere assolutamente imputabile alla sola responsabilità italiana, ma, evidentemente, a pressioni molto più invasive, provenienti dall’Europa e, probabilmente, non solo dall’Europa. Insomma lo spostamento a destra del governo italiano coincide esattamente ad uno spostamento identico all’interno dell’Unione Europea, che ovviamente è legato alla manipolazione del consenso ad uso dei grandi potentati politico-economici.
Dicevamo che tutto quello che scritto qui di seguito è in relazione con l’intervista a Pasolini, anzi Pasolini lo aveva perfettamente previsto nei minimi dettagli, infatti dice aFurio Colombo: “Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo”.

L’intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini fu realizzata un giorno prima che Pasolini venisse ucciso. Fu pubblicata pochi giorni dopo la sua morte, l’otto Novembre 1975. Una intervista sconvolgente, come furono del resto sconvolgenti tutte le ultime attività del poeta proprio prima di esser ucciso ad Ostia. Credo che quest’intervista sia stata sconvolgente non solo per i lettori a cui era destinata, ma soprattutto per un giornalista dal calibro di Furio Colombo.
Il Potere è stato rappresentato dalla letteratura italiana da pochissimi letterati. E i più grandi letterati del 900 – successivi al Manzoni – possono esser individuati solo con Federico De Roberto, autore del romanzo «I Viceré», e con Pasolini, autore di «Petrolio». Un romanzo, quest’ultimo, che non è affatto incompiuto, tutt’altro.

La conoscenza pasoliniana della società e del Potere, visti genealogicamente partendo dall’unità d’Italia, raggiunse un livello tanto profondo, che il poeta poté farne il suo «strumento» di lavoro quotidiano, il suo attrezzo fondamentale. Voglio dire che come un contadino usa la falce, un operaio il suo martello, o, su un altro piano, il Cristo usa la sua croce, così Pasolini ha usato il Potere della società italiana. Ovviamente, per fini specifici alla sua personale poetica. Egli sapeva perfettamente dove e quando la società sarebbe andata a sbattere. E ha fatto volontariamente ciò che ha fatto, mettendoci «pedagogicamente» in guardia: «Siamo tutti in pericolo»!
Il mostro che in Norvegia ha ammazzato 77 persone è stato, probabilmente, il risultato di un errore di calcolo, ma i mostri che il Potere sta allevando nell’Italia di oggi, sono non solo voluti, ma programmati, attesi, desiderati… La vittima inerme di questa strategia del terrore sarà ancora una volta il centro-sud? E lì, dove la feccia politica non riesce ancora a fare breccia, che insiste inutilmente il sistema mediatico-politico.
Tzvetan Torodov, antropologo che come Ernesto De Martino ha studiato il sud America dei Maia, semiologo e profondo conoscitore dell’analisi del linguaggio e dei dei formalisti russi, uno dei maggiori intellettuali al mondo, in Italia è sconosciuto. Ha scritto un libro fondamentale sul linguaggio e la politica (I nemici intimi della democrazia), proprio dopo la strage di Oslo del 2011.
Basterebbe leggere questo libro, scritto con una chiarezza intellettuale folgorante, per comprendere quale gap ci separa da un corretto modo di agire nei confronti degli immigrati e dei cittadini italiani che li accolgono. Torodov è molto vicino alla poetica di Pasolini, pur non avendo mai fatto poesia. Questo anche perché Torodov proviene da un’epoca da cui Pasolini ha assimilato il meglio di tutta la produzione scientifico umanistica, e Torodov rappresenta senz’altro una delle massime figure ancora in attività.

Questo non riguarda solo Torodov, beninteso. Riguarda la cultura in generale. Le trasmissioni RAI, Mediaset… invitano i sostenitori del governo con gli antagonisti che il governo si è scelto. Questi personaggi, considerati dal loro contesto generale fino al loro privato, potrebbero essere ben rappresentati da altri personaggi, quelli che Pasolini usa in Petrolio. Un romanzo scritto 40 anni fa. Torodov descrive tutte le «ideologie» partendo da prima della rivoluzione francese fino ad arrivare al neoliberismo, descrivendo tutti gli avvenimenti storici fondamentali che hanno caratterizzato l’Europa e l’America arrivando fino ai nostri giorni. Una descrizione che aiuta il lettore ad orientarsi nel caos politico economico del mondo di oggi.

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