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Renzi e la partita sul fisco

luglio 20, 2015 • Politica, z in evidenza

 

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di Aldo Giannuli

Renzi non è un genio, l’ho scritto molte volte, ma è un furbo, ed anche questo lo abbiamo detto. I suoi avversari nel Pd non sono geni ma non sono nemmeno furbi. Lui la scoppola di maggio non se la aspettava ed è rimasto un po’ in bambola, ma adesso inizia a reagire e non va sottovalutato.

Sa che le amministrative del prossimo anni( Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma e Sicilia) possono diventare la pietra tombale sul suo governo e sul suo progetto, se incassa un’altra scoppola come quella di appena passata. E ha individuato l’idea trainante per la campagna elettorale che, c’è da scommetterci, inizierà con un intenso cannoneggiamento già da settembre. L’idea è quella di abolire la tassa sulla prima casa nel 2016, poi ridurre di Ires e Irap nel 2017, e fare interventi, per ora imprecisati, sull’Irpef nel 2018.

Lui sostiene di poterlo fare senza superare il 3% di disavanzo e, quindi, produrre altro debito. Non si capisce bene come farà, dato che i conti sono quelli che sono (e infatti, il presidente della Regione Toscana, Rossi, lo invita a ridurre la pressione fiscale, ma sforando del 2% il disavanzo), non sappiamo se la Merkel glielo permetterà, né sappiamo se ad una tassa abolita ne introdurrà tre nuove, e neppure in che misura si opererà il taglio che potrebbe anche rivelarsi una semplice spolveratina, ma la sua tecnica è quella di scontare gli effetti di consenso, all’annuncio della misura da attuare. Poi magari ne attua un terzo, il resto è coperto da altri annunci, rinviato, pasticciato, ridotto… va bene lo sappiamo. Però sull’elettorato può funzionare.

E la mossa è azzeccatissima perché centra il problema centrale in questo momento. Nella lotta politica, come negli scontri militari, c’è un punto focale decisivo, intorno al quale si giuocano le sorti del combattimento. Puoi vincere in tutti i punti periferici, ma se perdi nel punto focale, sei sconfitto. Ed oggi i punti focali dello scontro sono due, in qualche modo connessi: l’Euro ed il fisco. Il resto (riforma elettorale e costituzionale, scuola, job act, reddito di cittadinanza, problema dei rifugiati ecc.) sono solo periferia, aspetti pur importanti in se, ma che attirano l’attenzione solo di singole minoranze degli italiani: robetta rispetto al cuore del problema che sono, appunto, Euro e Fisco.

Diciamocelo chiaramente: se vogliamo ripartire con l’occupazione e dare un lavoro almeno ad un terzo degli attuali disoccupati, dobbiamo ridurre la pressione fiscale almeno del 15%. Se continua la sciagurata politica fiscale inaugurata da Monti, poi proseguita da Letta e dallo stesso Renzi (e di cui il Pd è il massimo responsabile), qui finiamo tutti in fallimento, compresi i privati.

Dunque il tamarro fiorentino questa volta l’ha azzeccata e dimostra di essere quello che ha iniziativa, costringendo gli altri a ballare sulla sua musica. In secondo luogo, mette nell’angolo quei pesci morti della sinistra interna, ponendogli la condizione dell’approvazione definitiva della riforma istituzionale, perché, se la bloccano, si assumono la responsabilità della crisi di governo che comporterebbe il blocco del piano fiscale.

In terzo luogo, l’abolizione della tassa sulla casa è la misura più sopportabile per il fisco, quindi se la può concedere già nel 2016, per avere un buon risultato alle amministrative e tornare verso il 40%. Poi, se ha la possibilità di fare qualche altro spot elettorale (come la riduzione di Ires ed Irap), altrimenti, provoca un incidente e va alle elezioni anticipate con l’aureola del San Giorgio che ha affrontato il Drago Fiscale, ma che per colpa degli altri, non può lavorare.

Insomma, tatticamente non è una mossa da sottovalutare, stante anche lo stato di debolezza di tutti gli sfidanti. Questo non significa che necessariamente che la manovra funzionerà: ci sono troppe variabili da tenere sotto controllo ed alcune (come quelle internazionali) non dipendono dalla volontà di Renzi. Poi non è detto che l’elettorato si lasci irretire così facilmente: nel 2014 ha funzionato, ma l’anno dopo l’incanto si è rotto ed è molto difficile ricostruirlo. Poi se si votasse a Roma, il Pd, tasse o non tasse, correrebbe il rischio di non arrivare al ballottaggio e lo smacco, sul piano dell’immagine, sarebbe molto pesante. Idem per la Sicilia dove, non a caso, il pressing contro Crocetta si è allentato di colpo, come per magia.

Quindi: partita aperta. Però, chi pensava che per battere Renzi bastasse sedersi sulla riva del fiume ed aspettare il passaggio del suo cadavere, si disilluda: Renzi è duro da cuocere. Ed occorre costruire alternative credibili che, per ora, non si vedono granché.

Io ho una idea da suggerire (per carità: so già che nessuno mi starà a sentire, occupati come sono da una scemenza come il reddito di cittadinanza): perché Sel, minoranza Pd, M5s eccetera non pensano ad un contropiano fiscale che assorba le misure di Renzi e rilanci sulla base di queste idee aggiuntive:

a. riduzione di almeno due punti dell’Iva che colpisce i consumi e, con essi, i ceti più deboli

b. revisione delle aliquote che, allo stato attuale, parificano percentualmente il ceto medio ai grandi redditi

c. esenzione fiscale per cinque anni a favore dell’autoimprenditoria giovanile

d. miglioramento ed adeguamento delle detrazioni fiscali

e. detassazione parziale dei profitti societari reinvestiti per assunzioni.

Ma un simile piano sarebbe demagogico senza indicare misure compensative, per cui:

a. aumento del prelievo fiscale sui guadagni da capitale

b. reintroduzione fortemente progressiva della tassa di successione

c. prestito forzoso a 5 anni ed ad interesse dell’ 1%, sui grandi capitali in misura pari al 2%

d. taglio delle retribuzioni degli stipendi apicali nella pubblica amministrazione, per consulenti di enti pubblici, manager di società pubbliche ecc. attraverso una tassa aggiuntiva del 20% sulla cifra eccedente i 100.000 Euro annui.

e. Tassa patrimoniale una tantum sui grandi capitali.

E di idee potrebbero essercene altre ancora, magari se qualcuna delle formazioni politiche che ho indicato si prendesse la briga di indire un convegno di studio e di confronto.
Ogni tanto, studiare non fa male, ve lo garantisco.

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