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Ricerca, saranno sufficienti le cellule staminali?

luglio 15, 2015 • z editoriale

 

bluestemcellsminisite

 

di Carlo Manfredi

Dopo aver pubblicato un articolo su Caratteri Liberi dal titolo “La sperimentazione animale, quanto è necessaria?” (http://caratteriliberi.eu/2015/05/27/uncategorized/sperimentazione-animale-quanto-e-necessaria/);  il Professor Maurizio Mori ha replicato con il suo interessante contributo “Sperimentazione animale, se “l’indispensabile premessa” è fallace” . (http://caratteriliberi.eu/2015/06/15/editoriale/sperimentazione-animale-se-lindispensabile-premessa-e-fallace/).
Una premessa: non posseggo “ incrollabili” e nemmeno “granitiche”, ma solo labili certezze. Infatti, la conoscenza scientifica è sempre falsificabile e revocabile in linea di principio. Ha però il pregio di essere costituita da un insieme di saperi fondati su metodologie di ricerca che hanno sviluppato al loro interno strumenti atti a ridurre al minimo gli errori. Mi fido poco “delle opinioni ricevute dalla tradizione” ed ho imparato a dubitare sempre e a vagliare tutto alla luce del metodo scientifico e dell’evoluzione della conoscenza.

Al momento, gli animali costituiscono un modello spesso insostituibile per la comprensione delle malattie e per lo sviluppo di rimedi efficaci. Introdurre nella legislazione italiana restrizioni ulteriori alla sperimentazione animale rispetto a quelle stabilite dalla Direttiva Europea, costituisce un ostacolo al progresso della conoscenza scientifica e delle sue applicazioni pratiche capaci di modificare in senso favorevole l’evoluzione di molte malattie umane e animali.

L’uomo condivide con le specie animali gran parte del cammino evolutivo, ecco perché vari meccanismi e funzioni biologiche si sono conservate nel tempo e sono regolate dagli stessi principi. Infatti, il patrimonio genetico degli animali e quello dell’uomo presentano molte più analogie che differenze.  I test sugli animali servono in primo luogo ad escludere potenziali effetti tossici delle nuove molecole sull’uomo. Le colture cellulari non permettono di raccogliere i dati più completi che possono derivare dall’osservazione di un organismo completo.
La possibilità di sviluppare metodi alternativi che non comportino l’uso di animali va incoraggiata, ma non è pensabile allo stato attuale una moratoria sull’impiego degli animali da esperimento. Significherebbe vanificare linee di sviluppo promettenti della ricerca e una battuta d’arresto di durata imprevedibile prima di disporre di nuove opportunità terapeutiche.
La sperimentazione animale é regolata da norme molto severe, che tutelano il benessere degli animali stabulati e tende a ridurne al minimo indispensabile il numero impiegato nella ricerca. Evitare al massimo lo stress e il dolore degli animali è indispensabile per ottenere risultati validi dalle ricerche.
Ai ricercatori si deve chiedere di essere ancora più rigorosi nel rispettare le leggi e i regolamenti che proteggono gli animali coinvolti nelle sperimentazioni. Le agenzie regolatorie impongono la verifica di una serie di parametri in modelli animali di piccola e/o grossa taglia prima di consentire che un nuovo farmaco venga impiegato a scopo sperimentale nell’uomo. Questa necessità è giustificata dal fatto che, se non si acquisissero informazioni precliniche sulla sicurezza ed efficacia dei trattamenti, il rischio per i soggetti umani sarebbe intollerabile.

L’Italia ha recepito con il decreto legislativo 4 marzo 2014 n. 26 la direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici in senso più restrittivo alterandone radicalmente lo spirito. Apprezzo che Mori ammetta che “si diano casi particolari in cui la sperimentazione animale è giustificabile”. Ribadisco anche che, quando possibile, sia doveroso evitarla. Siamo in linea con quanto prescrive chiaramente la Direttiva Europea.
Se il ricercatore non è in grado di dimostrare che la ricerca che propone può essere eseguita solo ricorrendo ad animali da esperimento, riceverà una sonora bocciatura. Che “alcune sperimentazioni vengono ripetute dal momento che i risultati negativi non sono pubblicati” che “gli sponsor non permettono che siano resi noti i “fallimenti” per evitare un cattivo ritorno d’immagine” è un fenomeno negativo generale della ricerca e non specifico di quella animale e quindi non può essere usato contro di essa e nemmeno contro la sperimentazione in generale perché riguarda l’etica della ricerca che non può e non deve essere violata.

Mori afferma che Manfredi è “solerte a protestare solo contro i vincoli posti alla sperimentazione animale ma non lo è altrettanto a protestare contro i vincoli posti dagli sponsor alla pubblicazione di tutti i risultati.” Forse non ricorda che ci siamo battuti insieme contro le pretese delle industrie farmaceutiche nei convegni di Massa e di Pistoia sul nuovo Codice di Deontologia Medica. Che nei miei interventi pubblici, anche su riviste specializzate e in occasione di altri Convegni, ho parlato ampiamente di questa stortura illustrando anche i casi più clamorosi di violazione di questo elementare principio.

Nell’allegato all’articolo 47 del nuovo Codice di Deontologia Medica alla cui stesura, per riconoscimento unanime, ho dato un contributo determinante, si legge che “Il ricercatore deve mantenere un ruolo indipendente nella progettazione, conduzione, analisi, interpretazione, pubblicazione, utilizzo e finanziamento della ricerca. (…) I ricercatori hanno il dovere di rendere pubblicamente e integralmente disponibili e accessibili i risultati e le conclusioni di tutti gli studi clinici (…). I risultati negativi o non conclusivi devono essere sempre pubblicati (…) I ricercatori non devono sottoscrivere contratti che attribuiscano al finanziatore dello studio la proprietà dei dati e la decisione in merito alla loro pubblicazione.” L’Ordine di Massa Carrara, unico in Italia, lo ha scritto anche nel Giuramento Professionale: “ giuro di garantire indipendenza nella progettazione, conduzione, analisi e interpretazione dei risultati degli studi clinici e di impegnarmi a rendere sempre pubblici i risultati completi delle ricerche, qualunque ne sia l’esito.”
Infine, non cadiamo nell’equivoco che la ricerca sulle cellule staminali o preembrionali possa sostituire integralmente la sperimentazione animale. Al momento non c’è alcuna certezza in questo senso. Che i ricercatori italiani dipendano dai loro colleghi stranieri per la disponibilità di cellule staminali per lavorare è veramente scandaloso. Ma l’auspicabile abolizione di questo divieto non avrà nessuna ricaduta immediata sulla questione della sperimentazione animale e non è assolutamente detto che possa produrre cambiamenti rilevanti nell’immediato futuro.

Non stupisce che la FNOMCeO, l’istituzione dei medici, stia con la ricerca che ha ricadute produttive, sociali, culturali e civili molto importanti che devono essere presentate ai cittadini in modo corretto per garantire un’informazione adeguata ed evitare le derive pseudo scientifiche o antiscientifiche presenti nel nostro paese.
I cittadini, in particolare, hanno diritto a avere un’informazione corretta e veritiera sui temi legati alla scienza e alla salute. Non possono essere lasciati in balia di superficialità e approssimazione, in spregio a ciò che la scienza, la ricerca e la medicina hanno scoperto e verificato nell’interesse e per il benessere di tutti.

2 Responses to Ricerca, saranno sufficienti le cellule staminali?

  1. anna mannucci ha detto:

    prof. Manfredi, perché non usate gli embrioni e i pre-embrioni umani? per esempio, per le prove di tossicità?

  2. Aristarco ha detto:

    Parole condivisibili.
    Cordialità

    Aristarco

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