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In Italia più emigrati italiani che immigrati stranieri

luglio 15, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

 

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di Dario Cataldo

Facciamocene una ragione: l’Italia è un paese di santi, profeti, marinari e anche di migranti. Ebbene sì, con buona pace di Salvini e coloro i quali vedono nell’immigrato una minaccia a tutti i costi, anche l’italiano è un trapiantato in altri luoghi. Secondo le anticipazioni del Rapporto Idos 2015, nell’anno trascorso, per la prima volta da un ventennio, i nostri connazionali residenti all’estero si attestano sulle 154 mila unità, a dispetto dei 92 mila stranieri che varcano i confini italici.

Tra le città internazionali, Londra è la più ambita: 250 mila italiani l’hanno scelta come metropoli in cui abitare, in cui cercare fortuna o una seconda chance. Inoltre, al contrario rispetto a ciò che si vuol fare apparire, Ugo Melchionda, presidente dell’Idos dichiara: “Chi dice che in Italia vengono troppe persone non si rende conto che i migranti hanno contribuito in termini reali alla ricchezza del Paese. Il saldo tra quanto hanno prodotto in termini di contributi fiscali e previdenziali e quanto abbiamo speso in termini di welfare e sicurezza per respingere gli irregolari è positivo. In un anno abbiamo guadagnato 4 miliardi.

L’equazione della migrazione è favorevole al Paese, non ai migranti”. Un dato nettamente in antitesi con le speculazioni di sciacalli che sfruttano le mode del momento per risalire la corrente, per ampliare la popolarità a puntare a frange elettorali. Dati alla mano, dalla ricerca “L’economia dell’Immigrazione: costi e benefici”, condotta dalla fondazione Leonessa, si capisce come a guadagnarci sull’immigrazione sia il Belpaese, o meglio coloro che gestiscono tali risorse. Tra oneri sanitari, educativi, servizi sociali, alloggi, spese giudiziarie, trasferimenti economici e spese del Ministero degli Interni, il costo complessivo per garantire prestazioni agli extracomunitari si aggira intorno a 12 miliardi di euro.

In termini di introiti invece, tra pagamento dell’Irpef, dell’imposta sui consumi, sugli oli minerali, sui giochi statali, tasse e permessi, il ricavo è pari a 16,5 miliardi di euro. Proventi non da poco. Aggiungiamo un’altra verità celata: gli immigrati che approdano in Italia, non trasportano solo malattie, sporcizia e criminalità – come qualche politicante e ambizioso opportunista vuol propinare. Creano anche occupazione, producendo un valore aggiunto pari a 85 miliardi di euro, derivanti da circa l’8% di piccole e medie imprese in loro possesso. Se la crisi continua a costringere i commercianti locali a chiudere le saracinesche, a contribuire al bilancio positivo sono gli investimenti di stranieri che puntano a costruirsi un futuro sul nostro suolo.

Di questo, la maggior parte dei giornali filogovernativi o filopopulisti non scrivono, focalizzando l’attenzione sul costo degli sbarchi clandestini, sulla spesa degli immigrati come un lusso e via discorrendo. Più che soffermarci su tali problematiche – da arginare alla fonte, con una seria politica comunitaria – è doveroso colmare i pregiudizi sui migranti, legati allo stereotipo, al cliché dei ladri, stupratori e bestie senza padrone. Si dica di più: in attinenza alla sfera finanziaria ed economica, coloro che pagano le tasse, sono incentivati ad aumentare i propri profitti ed a cascata quelli dello Stato. Lo stesso fenomeno migratorio è comunque da iscriversi agli italiani.

Il report dell’Idos non è soggetto a fraintendimenti. Per discriminare gli altri dovremmo metterci una mano sul petto e chiederci: la stessa speranza in un paese “altro” non l’hanno vissuta i nostri avi e tuttora continuiamo a viverla noi? Come ci sentiremmo se la Nazione ospitante ci trattasse a pesci in faccia, giudicandoci scarto piuttosto che potenziale? Il falso perbenismo e l’ipocrisia di facciata non pagano. I dati raccolti fotografano un altro panorama, più multietnico, articolato e soprattutto più decoroso. Il passo successivo è accettarlo e costruire le sovrastrutture della convivenza.

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