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Expo, l’ultima cena….

luglio 13, 2015 • Ipparchia Docet

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di Maria Teresa Busca

L’impressione ricevuta da una breve visita è quella di entrare in posto a metà tra una mega-fiera e un universo parallelo. Ovvero una sensazione di finto e di posticcio che amareggia la passeggiata.
Al di là del fatto che non esiste un fil rouge che dia un senso preciso al peregrinare tra i padiglioni, c’è anche un’aria di confusione triste e una esibizione di cibo esasperante. Banchi di cibo vero e banchi di cibo finto, attivisti che richiamano agli assaggi di prodotti vari con pubblicità dei produttori.

Mercatini fasulli negli stand, egiziani travestiti da egiziani, donne malesi travestite da donne malesi e via procedendo in questa fiera degli inganni.

Un aspetto di altri stand è un’autocelebrazione colma di prosopopea fatta anche con poco stile e con un certo sapore di telenovela, come Israele, che in un filmato a grandezza naturale, racconta la storia di una famiglia dei primi del ‘900 dove tutti hanno inventato qualcosa, per cui ancora adesso tutto il mondo li ringrazia.

Ma la vera chicca dell’Expo 2015 è lo stand del Vaticano. Nulla di finto, anzi un vero Tintoretto, preso da una chiesa di Venezia, troneggia sulla parete principale. Ovviamente, dato il tema dell’esposizione è un’ultima cena. Dipinto di gran pregio. Al centro della sala un lungo tavolo interattivo dove si può giocare con i poveri (l’unica cosa finta).

Il coup de théâtre è all’uscita dove viene consegnata a tutti i visitatori una bustina di plastica trasparente con dentro la fotografia formato santino di Bergoglio con la dicitura in Italiano e in inglese: “non di solo pane” insieme al biglietto da visita di un gruppo bancario che oltre al suo nome riporta anche lui, in italiano e in inglese la medesima dicitura, giova ripeterlo: “non di solo pane”. Di quant’altro lo decida chi legge.

Per quanto si sa lo stato del Vaticano è l’unico che consegna la foto del suo Capo ai visitatori.
Meditate Gente, meditate.

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