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Mimmo Pintacuda, “La mia Fotografia” a tinte British

luglio 13, 2015 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

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di Dario Cataldo

L’arte fotografica è una maniera di vivere, diceva Ansel Adams, un racconto per immagini che fermo il tempo. Mimmo Pintacuda non faceva altro che fermare l’attimo, l’istante in cui l’emozione sprigiona significato.
Il figlio, Paolo Pintacuda, con un documentario biografico, ne celebra i tratti più intimi, dalle origini bagheresi fino alla ribalta internazionale, tanto da essere atteso per la proiezione del cuore di Londra, al Regent Street Cinema il 16 Luglio alle 18:30.

Una Premiere inglese nel cuore della capitale, in un luogo avvolto da un’aurea sacrale, considerato dai britannici come il posto in cui è nato il cinema anglosassone, in cui nel 1896 è stato proiettato per la prima volta il film dei fratelli Lumiere. Un merito non da poco per il Fotografo che ha ispirato il personaggio di “Alfredo” nel pluripremiato “Nuovo cinema Paradiso”.

Morto nel dicembre del 2013 all’età di ottantasei anni, Mimmo Pintacuda è ciò che si dice un uomo radicato nel territorio, amante del popolo, che di esso ne è stato un mirabile interprete, raccontando con immagini una storia fatta di sconfitte e vittorie, di discese e risalite, quelle di una terra – la Sicilia – al confine tra la stima e la reticenza.
Amico da sempre, Peppuccio Tornatore, deve molto a colui che reputa un maestro di vita e di arte. Suo allievo diletto, ha voluto rendergli il giusto tributo consegnando alla cinematografia mondiale quell’Alfredo interpretato dal mai dimenticato Philippe Noiret che indirizza il protagonista verso la strada del successo.

Il docu-film voluto dal figlio regista e sceneggiatore, Paolo, dal titolo “Mimmo Pintacuda – La mia fotografia”, sarà trasmesso rigorosamente in lingua originale, con i sottotitoli in inglese. Nella pellicola, il cineasta Tornatore definisce il suo insegnante un “fotografo neorealista”, paragonabile al francese Henri Cartier Bresson, pioniere della macchina fotografica e capofila di una corrente artistica fondamentale per il secolo trascorso.
Di fatto il regista di “Baaria” afferma dell’amico che: “Era un perfezionista, per lui la foto non era mai definitiva, poteva essere sempre studiata, perfezionata, ritagliata, ritoccata.

Indagatore di emozioni, narratore di storie di vita attraverso immagini, maestro che di giorno riprendeva la gente con la sua macchina fotografica e di sera, nel buio della cabina di proiezione, a quegli stessi bagheresi, riproponeva emozioni con le immagini dei film dell’epoca”.

La verità, la schiettezza e la coerenza dei suoi scatti sono un mirabile esempio di come la fotografia può diventare un mezzo di narrazione, dal formidabile impatto emotivo. Oggi, le oltre 13 mila immagini che raccontano il ‘900, sono conservate presso i locali della Fondazione Alinari di Firenze. Cinquant’anni di istantanee che immortalano l’evoluzione sociale attraverso storie memorabili quali: “Per strada, cortili e mare”, “Visti da dietro”, “Quando i bambini non ci guardano”, “Il pittore, i poeti, il regista”, “la sedia racconta”, e ancora, i volti degli anziani e gli emigranti negli Stati Uniti. Nel lungometraggio di ciò si ha traccia, a testimonianza della lungimiranza di Pintacuda, capace di giocare con la luce e narrare non solo di Bagheria, non solo dell’ispirazione prestata al cinema.

Il reportage condotto tra quelli che oggi definiremmo “extracomunitari” in America altro non è che il racconto di italiani che partivano per cercare una seconda possibilità all’estero, proprio come accade oggi con i migranti nel Belpaese. Rilevante è anche lo spezzone in cui si menziona il legame fraterno con un’altra pietra miliare della cultura siciliana e mondiale, Renato Guttuso, in un vicendevole scambio di aneddoti e rimandi artistici. Il noto Pittore ricordava il conterraneo dicendo che: “Bagheria deve essere riconoscente a Mimmo Pintacuda per l’amore, la costanza, l’intelligenza con cui è riuscito a mettere assieme una eccezionale documentazione della Bagheria di ieri e di oggi.

All’occhio fotografico rivolto a cogliere particolari caratteristiche di ambiente, personaggi tipici, Pintacuda ha saputo unire la coscienza civile, la consapevolezza del cittadino, la denuncia della distruzione cinica dei monumenti e del paesaggio”.
L’onore che l’Inghilterra gli attribuisce, in un luogo emblematico del cinema d’oltremanica, altro non è che una parentesi gloriosa per una vita costellata di veridicità. Vessillo della tenacia siciliana è un osservatore della caparbietà di una Regione in grado di non lasciarsi abbattere dai tanti detrattori, mantenendo sempre il petto in fuori e la testa alta.
Nella moltitudine dei suoi scatti si celebra l’amore per la quotidianità, per una realtà circostante che gronda vivacità, garanzia per i posteri di uno squarcio di sanguigna spontaneità, forse perduta ai giorni nostri e sacrificata in nome dell’artificio, dell’apparire piuttosto che dell’essere.

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