MENU

Violenze sulla Rotta dei Balcani, l’Unione Europea sta a guardare

luglio 8, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

Fl.chtlinge-SI

di Dario Cataldo

Può il viaggio della disperazione tramutarsi in una corsa dell’orrore a tappe? Si, il giro in questione è quello dei Balcani, che a differenza delle tappe ciclistiche, non regala ricchi premi e cotillon bensì violenze, estorsioni e ricatti. La denuncia arriva da Amnesty International, che attraverso il Rapporto “Frontiere terrestri europee: violazioni contro migranti e rifugiati in Serbia, Macedonia e Ungheria”, punta il dito su una questione spinosa, della quale le autorità europee sembrano lavarsi le mani.

In migliaia i rifugiati e richiedenti asilo, compreso i bambini, fuggono dalla guerra, spesso fomentata dallo stesso occidente. Giunti nei Balcani, comincia il tiro a bersaglio, un gioco al massacro, attraverso cui la polizia locale, bande di criminali e frange nazionaliste, si travestono da orchi per lucrare su dei disgraziati o semplicemente appagare i loro istinti animali.

Il numero di diseredati fermati lungo la striscia tra Serbia e Ungheria è impressionante: dai 2370 del 2010 si è arrivati a 60.602 individui, con un’impennata del 2500 %. Gauri Van Gulik, vicedirettore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, dichiara: “Rifugiati in fuga dalla guerra e dalla persecuzione intraprendono il viaggio lungo i Balcani nella speranza di trovare salvezza in Europa. Invece – continua Van Gulik – finiscono per subire violenza e sfruttamento, a causa di un sistema d’asilo che non funziona. Serbia e Macedonia sono diventate la valvola di scarico dell’aumentato flusso di rifugiati e migranti che nessuno nell’Unione europea pare intenzionato a ricevere”.

Secondo i dati rilasciati dall’Organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, tra il “1° gennaio e il 22 giugno 2015, 61.256 migranti, richiedenti asilo e rifugiati sono arrivati in Italia e 61.474 in Grecia”. Il numero di coloro i quali hanno intrapreso per istinto di sopravvivenza la Rotta dei Balcani è salito a 21 mila nel 2014. I territori di provenienza sono sempre gli stessi: Siria, Afghanistan, Egitto, Eritrea, Nigeria, Tunisia, Somalia, Iraq e Sudan. Le azioni intraprese dal governo ungherese sono cariche di retorica nazionalista, generando una trappola per topi che irretisce i malcapitati migranti. Bambini, rifugiati e richiedenti asilo subiscono degradanti maltrattamenti, costretti a stare in un limbo giuridico, senza tutela e decoro.

Violando le principali norme sulla dignità umana, la polizia tra la Serbia, la Macedonia e l’Ungheria, infierisce su persone stremate e impaurite. Se non sono loro, saranno i banditi a ripulire dei risparmi di una vita gli sventurati viaggiatori. Un rifugiato siriano, racconta ad Amnesty International che: “Quando siamo arrivati a Gazi Baba c’erano 400-450 persone. Si dormiva persino sulle scale, il sovraffollamento era terribile. C’erano materassi per terra e nei corridoi. Siamo stati picchiati e pestati dagli agenti di polizia”.

Per protesta, con l’unica arma a loro disposizione, quando alcuni siriani hanno minacciato lo sciopero della fame, un agente gli ha detto con aria spavalda: “Se morite qui, nessuno verrà a chiedere vostre notizie. Getteremo i vostri corpi da qualche parte e basta”. I racconti si contano a migliaia, ognuno con la sua personale vicenda del terrore, farcita di abusi, panico, coltelli puntati addosso, o soldi sottratti illegittimamente.
Due nigeriani hanno riferito sulle modalità previste in Serbia dalla polizia di frontiera, mediante la quale era imposto un “pagamento di 100 euro a testa per oltrepassare il confine e non essere rispediti a Belgrado”.

L’Unione Europea deve una volta per tutte decidere cosa fare da grande, se continuare a mantenere una condizione liminare, lasciando in balia del proprio destino il flusso migratorio, oppure attuare serie politiche di sostentamento, che non siano frutto di una demagogia spicciola ma diretti a sanare una spaccatura che lede continuamente i diritti umani

Print Friendly, PDF & Email

One Response to Violenze sulla Rotta dei Balcani, l’Unione Europea sta a guardare

  1. paolo raparelli ha detto:

    “17 ottobre 1944
    …Il mondo cresce e si sviluppa, perché tale è il suo destino. Anche l’Europa cresce– a suo modo. Ma anziché crescere e svilupparsi per diventare tale da conquistarsi una possibilità di vita nel mondo di domani, l’Europa cresce e si sviluppa per diventare a sua volta nel mondo, ciò che la Balcania finora è stata in seno all’Europa.
    Quale più esplicita volontà di suicidio?”
    ( SORTE DELL’EUROPA di Alberto Savinio )

    Mentre Savinio osservava l’Europa prepararsi a continuare la propria guerra intestina con altri mezzi, due o tre matti, forse perché rinchiusi da troppo tempo a Ventotene, avevano immaginato un futuro diverso per essa, un progetto fantapolitico che avrebbe dovuto metter fine, finalmente, a secoli di Balcania.
    Riconoscevano allora, Savinio Rossi Colorni Spinelli, che non si poteva attribuire la responsabilità di milioni di morti soltanto a qualche duce o qualche furher fuori di testa ma, per evitare che succedesse ancora, bisognava riformare un sistema Europa fatto di nazioni cieche e sorde a qualsiasi cosa si trovasse fuori del recinto del proprio lager.
    E bisogna oggi riconoscere che gli orchi di cui parli trovano, nei 550 milioni di cittadini europei, altrettanti complici che fanno finta di ignorare ciò che succede fuori dal proprio giardino.
    Visto che, nel momento in cui scrivo, la corsa dell’orrore a tappe continua e prosegue in Austria in Danimarca e in Svizzera, comincio a pensare che la leggenda delle radici giudaico-cristiane dell’Europa sia vera: per quanti secoli abbiamo estorto, violentato e ricattato gli ebrei, prima di mandarli all’olocausto?

« »