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Unesco: Palermo è nella Lista del Patrimonio Mondiale

luglio 7, 2015 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

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di Dario Cataldo

Un traguardo atteso dal 2010, anno della candidatura del capoluogo siciliano a sito protetto. Il riconoscimento è arrivato a seguito di una convergenza di fattori che vedono protagonisti il Ministero dei beni e delle attività culturali e del territorio (MiBACT), la Regione Siciliana, la Fondazione UNESCO Sicilia e diverse istituzioni ed esperti del mondo culturale e scientifico, che insieme hanno contribuito a rendere la Palermo storica il 51° sito italiano inserito nell’elenco.

Un vero record per l’Italia, che non ha eguali nel mondo. Come dichiara un soddisfatto Dario Franceschino, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo dell’attuale compagine di governo: “L’iscrizione di Palermo arabo normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale nella Lista del Patrimonio dell’Umanità – dichiara il Politico – porta a 51 i siti Unesco in Italia. Un primato internazionale di cui dobbiamo andare orgogliosi e di cui siamo ancora più entusiasti per il riconoscimento ad uno dei più felici esempi storici di integrazione e convivenza fra le diverse culture del Mediterraneo”.

I beni inseriti nella lista dei protetti della città e provincia sono ben 9, ovvero: il Palazzo Reale con la Cappella Palatina, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, la Chiesa di San Cataldo, la Cattedrale di Palermo, il Palazzo della Zisa, il Ponte dell’Ammiraglio, il Complesso Monumentale della Cattedrale di Cefalù, il Complesso Monumentale della Cattedrale di Monreale. In tali ricchezze artistiche, architettoniche e culturali si respira, si percepisce in modo tangibile il sincretismo storico di diverse correnti di pensiero, politiche ed etniche. Il mondo bizantino, islamico, normanno si fondono magistralmente in modo impareggiabile, facendo scuola a quello che fu l’influenza siciliana nel Mediterraneo. I siti palermitani sono un crogiolo, di odori, di sapori e suoni racchiusi in una cultura multietnica che unisce piuttosto che dividere.

Il modello palermitano dovrebbe essere il paradigma su cui costruire le basi di una nuova Europa, più vicendevole e meno egoista, che punti all’accrescimento solidale piuttosto che utilitaristico ed emarginante. Il sito della Palermo Arabo-normanna, che tra il 1071 e il 1194 fu il motore propulsivo di un fermento culturale di innegabile valore, è senz’altro l’archetipo su cui orientare la bussola, su cui pianificare una convivenza, un’interazione e un interscambio che non sia quello del terrore, del “questo è casa mia e qui comando io”.

Uno schema che dovrebbe essere recepito non solo dall’Europa ma anche dal mondo orientale, così tanto frastagliato da dolore e violenza. In completa armonia, sia dal punto di vista stilistico che urbanistico, la zona arabo-normanna del palermitano è una rielaborazione di eterogenee tradizioni che diedero vita a qualcosa di nuovo, mai visto prima. Apparati decorativi, assetti murari, cupole esposte e volte a muqarnas, mosaici e decorazioni in opus sectile, rispettano i canoni di un evidente “melting pot”.

Il mondo di ascendenza islamica con i suoi sistemi di edifici inseriti in monumentali giardini, fontane e bacini d’acqua, incontra la sontuosa visione artistica dell’universo bizantino, insieme alla concretezza normanna. Le memorie di viaggio di esploratori e cronisti del tempo ribadiscono oggi come ieri la straordinarietà del risultato finale. Elementi di estrazioni appartenenti a culture diverse, convivono pacificamente, lanciando a distanza di secoli una sfida purtroppo ancora non accettata, sia dalle istituzioni politiche sia dalla collettività, la quale spesso si lascia trasportare dal vento dell’odio che rende arido l’animo umano.

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