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Laudato si Bergoglio, ma Eugenio torni tra noi…

luglio 5, 2015 • Bioetica, z in evidenza

Scalfari-papa-francesco

 

di Maria Teresa Busca

Laudato si Bergoglio, potrebbe essere il titolo dell’articolo di esordio di Scalfari come teologo. Dopo essere stato un notevole giornalista, il fondatore di un giornale di successo, Eugenio aveva già tentato una nuova via con un paio di libri che aveva definito lui stesso filosofici. Ma l’esperimento nella terra di Minerva è stato di breve durata. Adesso l’Eugenio, a novantanni suonati ha trovato la sua strada. Grazie a Bergoglio, il papa a più alta risonanza mediatica della storia.

E via con l’entusiasmo. La lode all’Enciclica sgorga irrefrenabile dalla penna di Scalfari, per non parlare della raffinata esegesi che compie sul Papa stesso, ormai oggetto del suo desiderio. Profetico o non profetico? Questo è il primo dilemma che affronta il novello teologo per subito asserire, in maniera non priva di solennità, che sì Bergoglio è profeta e inoltre “la spinta che sta dando all’ ‘Ecclesia’ avrà profondamente cambiato il concetto di religione e di divinità e questo resterà un cambiamento culturale difficilmente modificabile”.

Eugenio, torna tra noi, quando mai la Chiesa non ha saputo cancellare un cambiamento e annientare gli eventuali epigoni? Ma qui non ce ne sarà bisogno, perché cambiamenti non ce ne sono stati. Anzi questa è un’Enciclica di rinnovato creazionismo, un bel passo all’indietro, e Scalfari percorre con felicità questa deriva. E pubblica anche il Cantico di Francesco d’Assisi in omaggio al Francesco da Roma.
E si affanna anche a sottolineare che Bergoglio ha un nuovo concetto di divinità, e per dimostrarlo si tuffa con triplo salto carpiato in una spiegazione della Trinità che di teologico ha molto poco: “Questa è la Trinità: non più il mistero della fede ma l’articolazione dell’unico Dio, misericordioso, amoroso, creatore e quindi Padre”.

Impossibile non riportare un’altra perla dell’articolo: “Lui (Bergoglio ndr) non è più il Vicario di Gesù Cristo in terra, ma è il Vicario di Dio perché Cristo non è che l’amore di Dio, non un Dio diverso che s’incarnò, visse 33 anni, cominciò la predicazione a 30 anni e fu crocifisso quando l’imperatore Tiberio era stato appena insediato dal Senato dopo la morte di Ottaviano Augusto”.
E così abbiamo eliminato l’intermediario, qui, pare dire Scalfari, si tratta direttamente con Dio. Una riforma teologica non da poco. Nuovi dogmi si affastellano come spettri senza nome nell’immaginario scalfariano.
E non finisce qui, come usano dire i presentatori prima della pubblicità. È vero che i Vangeli raccontano questa storia ma gli evangelisti scrissero racconti di seconda mano, meno male che l’Eugenio lo sa di suo. Il Gesù dei Vangeli “probabilmente è esistito” e “la sua persona è stata teologizzata”.
Un altro piccolo svarione, ma è da perdonare, in fondo come teologo è agli inizi, è quello di far derivare “il Dio degli eserciti” dalla predicazione di Cristo, (quando si sa benissimo che questo è concetto veterotestamentario) e di lì appigliarsi per giustificare le Crociate, l’Inquisizione e il potere temporale della Chiesa.
Ma adesso è arrivato Francesco a lottare contro il potere temporale della Chiesa e a unificare tutti i credenti sotto lo stesso Dio, Islam compreso, “perché il loro Dio è il medesimo dei cristiani”.
Vien da chiedersi da quanto tempo Eugenio non legga un giornale, perché sono successi alcuni fatti che hanno fortemente messo in discussione questo concetto di uguaglianza.
Il Nostro, è chiaro che non si cura di simili bazzecole, e passa all’altro interrogativo forte che lo attanaglia: “Ma Jorge Mario Bergoglio era così anche prima di diventare Papa? La carica che riveste ormai da due anni l’ha cambiato o è lui che ne ha cambiato il ruolo?” Domanda impegnativa anche per uno preparato come Eugenio, infatti la risposta non è chiara, Scalfari indugia sull’amicizia che li lega e si compiace del fatto che Bergoglio abbia fatto suo il motto di Cavour “libera Chiesa in libero Stato”. Ma non era bastevole e più appropriato per un Papa rifarsi semplicemente a: “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” presente nei tre Sinottici e in un Apocrifo?
L’articolo va terminando sulla sfida Chiesa – modernità occidentale nata dall’Illuminismo, dove “non c’è nulla di assoluto a cominciare dalla verità”. Un ultimo elogio al Papa profeta che può gestire queste problematiche ed Eugenio, stanco e provato ripone la penna.

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