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Mamme single, diritti a zero

luglio 3, 2015 • Agorà, z in evidenza

 

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di Dario Cataldo

Cresce il numero di ragazze madri. Secondo un’indagine condotta dalla SIGO – società italiana ginecologica e ostetricia – il 2 % delle donne che portano a termine la gravidanza ha un’età compresa tra i 14 e i 19 anni.
Sono ragazze che spesso affrontano la gestazione senza l’aiuto del partner, come conferma la statistica in base alla quale il 68 % dei padri lascia in nucleo familiare prima o appena dopo la nascita del figlio. Le conseguenze? Inevitabili disagi economici a carico delle neomamme. Lo scenario è ulteriormente aggravato dai mancati aiuti statali in loro favore.

Ufficialmente non rientrano nelle categorie protette; sono equiparate alle altre madri. Certo la maggior parte di esse non navigherà nell’oro, ma almeno può contare sul sostegno morale ed economico del proprio fidanzato, compagno o marito. Per le ragazze madri invece, il massimo dell’aiuto fornito è l’accesso in una casa famiglia e l’agevolazione per inserire il nascituro in un asilo nido. In parole povere: una vergogna degna di un Paese non civilizzato e non di uno Stato che si professa di “Diritto”.

Basta però uscire dai confini nazionali per accorgersi di una realtà ben diversa, in cui il patrocinio legale ed economico è garantito indipendentemente dallo stato sociale. In Francia è previsto un contributo base di 162 euro mensili che si sommano ai 700 euro che ogni mese le future partorienti percepiscono se in difficoltà economiche. La tanto vituperata e austera Germania, oltre agli aiuti statali, riconosce sovvenzioni provenienti da agenzie parastatali.

Non sono previste lungaggini burocratiche o cavilli tipici del nostro paese: basta compilare una scheda per accedere al sussidio. In Inghilterra in base al reddito annuale è attribuito un aiuto per le spese del figlio nell’ambito dell’istruzione e del vestiario.
Ad aggravare una situazione di sostegno pari allo zero, c’è la cattiva informazione con la quale la fascia adolescenziale deve fare i conti. Il Belpaese, se occupa gli ultimi posti in termini di sostentamento per le ragazze madri, è tra i primi per una cattiva gestione della comunicazione.

Per coloro le quali portano a termine la gravidanza, non optando per l’interruzione volontaria, l’aiuto dovrebbe essere un sacrosanto diritto. Per loro, il cosiddetto “imprevisto di percorso” non è un ostacolo insormontabile.
La scelta di portare in grembo un figlio per nove mesi deve essere da stimolo per accrescere le motivazioni sociali e psicologhe, nell’attesa di proiettarsi nella quotidianità con una nuova creatura. Purtroppo, nello sviluppo delle minorenni in attesa, gli ostacoli di percorso sono disseminati in maniera quasi metodica.

Il rischio della dispersione scolastica, delle difficoltà di inserimento lavorativo – evidenti anche per le over 20 – dell’abbandono degli affetti per una gravidanza indesiderata, contribuiscono a relegare le neomamme nell’anonimato, reiette di una società che non le protegge. In tale contesto, non sorprendiamoci dell’aumento di quella brutta bestia chiamata “depressione post partum”. La possibilità di scegliere è alla base per un Paese che riconosce la dignità umana.

Il diritto di scelta frutto della consapevolezza e di un’adeguata informazione di settore sono le fondamenta su cui costruire la forma mentis delle giovani donne, per garantire loro l’autonomia di decidere ciò che è meglio per il proprio futuro. Le “monofamiglie” sono una realtà in crescita. Disconoscere questo dato voltando lo sguardo dall’altra parte è una crudeltà sia nei confronti della ragazza che del figlio nato o prossimo alla nascita.

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2 Responses to Mamme single, diritti a zero

  1. anna mannucci ha detto:

    dovrebbero usare gli anticoncezionali o ricorrere all’Ivg, interruzione volontaria di gravidanza. Basta con la “cultura del piagnisteo”!

    • Lia Adornato ha detto:

      Le famiglie non fanno educazione sessuale, ormai è un dato di fatto, ed ogni volta che si cerca di introdurre un discorso di educazione sessuale nelle scuole si incontrano notevoli resistenze. Mi aspetto da un giorno all’altro un qualche comitato che si opponga all’insegnamento del processo di meiosi, gametogenesi ed embriogenesi, per dire. I ragazzi e le ragazze sono effettivamente soli nella prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie sessualmente trasmissibili e le informazioni, se così le vogliamo chiamare, che ricevono arrivano nella maggior parte dei casi dai coetanei. Riguardo all’IGV penso che sia una scelta assolutamente personale, ma ricordo anche che è una scelta messa costantemente in pericolo dall’altissima percentuale di personale obiettore di coscienza presente nelle strutture pubbliche. Una corsa ad ostacoli, quindi, anche la pianificazione famigliare per le più giovani, che secondo me in questo dovrebbero essere più sostenute che criticate. Non tutte hanno una mamma che accompagna dal ginecologo: ne ho trovata piuttosto una nel gruppo della classe di mia figlia che pensa che la questione “come nasce un bambino” deva essere affrontata dal prete. A maggior ragione le ragazzine dovrebbero essere aiutate quando decidono di portare avanti una gravidanza e di prendersi cura di un bambino in un’età in cui dovrebbe essere garantita a chiunque la possibilità, per esempio, di portare avanti gli studi e la propria crescita culturale, se non altro per non far sì che certe situazioni si ripropongano con le generazioni successive.

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