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E alcuni audaci in tasca L’Unità….

luglio 2, 2015 • Lavoro, z in evidenza

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di Seila Bernacchi

Il 30 giugno è tornato in edicola dopo trecentotrentadue giorni il quotidiano L’Unità. La testata fondata da Antonio Gramsci presente nel panorama del giornalismo e della cultura del nostro Paese dal 1924 aveva cessato le pubblicazioni nella primavera del 2014.
E’ sempre una buona notizia sapere che un quotidiano invece di chiudere, riapre, ne va del pluralismo di vedute e approfondimenti, ne va del valore che si attribuisce alla parola scritta nella formazione di coscienze critiche e di conoscenza, ne va del diritto stesso di poter esprimere parola.

Tuttavia L’Unità, per chi l’ha letta per anni, per chi ne conosce la storia, non è solo questo. L’unità è un quotidiano fondato da un intellettuale comunista di nome Gramsci, che in parole sapeva tradurre analisi e riflessioni impietose e spesso scomode, che per le sue parole e le sue idee è stato confinato – dal regime fascista – fino alla morte. E’ stato l’organo ufficiale del partito comunista italiano, durante la dittatura la si distribuiva di nascosto a rischio carcere, era la voce di chi non ne aveva. Ha avuto la vocazione di promuovere lotte importanti in difesa dei lavoratori – operai e contadini -e dei loro diritti.
Succede purtroppo che talora la portata storica delle cose diventi una caratteristica che non si onora di significato ma che si deturpa relegando il prestigio faticosamente conquistato a mero feticcio.

Allora il quotidiano e il suo fondatore diventano nomi noti ma indistinti cui appellarsi come a un jolly che fa vincere il banco.
Quale è L’Unità che è uscita ieri? Che memoria storica omaggia? che profilo ideale si propone di presentare?
In prima pagina subito accanto al nome – graficamente rinnovato – del giornale, una foto di Papa Francesco che passeggia e una didascalia che lancia la pubblicazione a puntate sullo stesso quotidiano dell’enciclica “Laudato sì”. Nel primo numero la prima puntata presentata da un articolo del cardinale Peter Turkson.

In basso a destra una lettera di ‘bentornata’ del premier Matteo Renzi che con il suo originale e profondo uso della parola, mentre saluta con gioia il ritorno del quotidiano non solo nelle edicole ma anche sugli ipad e in sostanza nel Paese si affretta ad auto incensarsi dichiarando subito che l’anno passato senza il quotidiano in edicola porta con sé buone notizie: l’Italia sta meglio. E via a snocciolare successi di crescita, occupazione, crisi aziendali risolte.
Per poi concludere con il sincero auspicio che L’Unità possa essere anche foriera di voci critiche “che servono come il pane” – e bisogna dire che in effetti Renzi ha sempre mostrato grande rispetto e capacità riflessiva verso le critiche, basti pensare al voto di fiducia inflitto alla riforma della scuola dopo una manifestazione che ha portato in piazza milioni di persone.

In seconda e terza pagina un servizio dedicato a mafia-capitale e in quarta-quinta un “Focus” consistente in una carrellata di grandi foto con didascalia dai temi più disparati, da un uomo al seggio durante le elezioni in Burundi a Novak Djokovic in apertura del torneo di tennis di Wimbledon al premier, ancora lui, Matteo Renzi insieme al direttore generale dell’istituto buddista.
Un omaggio per 90 anni di Giorgio Napolitano in sesta pagina per proseguire, in settima, con la pubblicazione di una serie di commenti gioiosi sul ritorno in edicola del quotidiano, tra cui troviamo quelli autorevoli del Presidente della Repubblica Mattarella e della Presidentessa della Camera Laura Boldirni per continuare con commenti di militanti ed ex segretari del Pd.

Spicca per la consueta ineffabilità quello dell’ex segretario del Partito del Nazareno (sic) Pier Luigi Bersani che scrive “Viva L’Unità che torna. Io sono curioso di leggerla e penso che sarà curioso anche Gramsci”.
Se è una battuta si fatica un po’ a capirne il senso umoristico, se non lo è si fatica troppo a prenderlo sul serio. Che cosa significa che Bersani sa che Gramsci sarebbe curioso di leggere L’Unità? Ha contatti ? Ci informa che Gramsci è la prova non vivente di una vita ultraterrena di cui Bersani sarebbe messo a parte? E soprattutto, tra tutte le cose che poteva dire che rilevanza assume un’affermazione del genere?

Ecco quando si parlava, più sopra, di feticci. Scriveva Gramsci l’11 febbraio del 1917 “Preferisco una verità già conosciuta al cincischiarmi l’intelligenza per fabbricare paradossi brillanti, spiritosi giochi di parole, acrobatismi verbali, che fanno ridere, ma non fanno pensare”.

Nelle pagine seguenti un servizio dedicato alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso nei 50 stati della Federazione, ancora una citazione di Papa Bergoglio “chi sono io per giudicare?”.
Il problema è che Bergoglio è a capo di una Chiesa che giudica eccome e che non perde occasione per ribadire riprovazione morale sia per diversi orientamenti sessuali sia per il riconoscimento dei diritti ad essi connessi e lo stesso Bergoglio si è espresso in prima persona contro la fantomatica ‘ideologia gender’.

Conviene però citare il Bergoglio, conviene anche a L’Unità del 2015 assecondare lo pseudo –rivoluzionario che starebbe rinnovando arditamente la riflessione morale e di costume della Chiesa cattolica romana.
Siamo arrivati a pag. 13 più di metà quotidiano e torniamo a chiederci quale è L’Unità che abbiamo acquistato in edicola? A chi e a che cosa si è dato il bentornata?

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