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La bioetica italiana e olandese a confronto

giugno 29, 2015 • Bioetica, z in evidenza

 

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di Matteo Cresti

Pensate ad un incontro con gli alieni. Che cosa provereste? Sorpresa, meraviglia, stupore? Ecco più o meno gli stessi sentimenti hanno provato i bioeticisti italiani che hanno incontrato quelli olandesi sabato 27 giugno a Torino.

La dottoressa Alies Struijs alto funzionario del CEG (il centro olandese per l’etica e la salute) ha incontrato in un convegno aperto al pubblico i bioeticisti italiani del Master in Bioetica e Etica Clinica dell’Università degli Studi di Torino.
Due mondi completamente distanti: l’Olanda, “faro della Bioetica nel mondo” (citando le parole del professor Maurizio Mori) e l’Italia, uno dei paesi culturalmente più arretrati nel mondo (questa volta parole dello scrivente).

Mentre il nostro paese fatica a trovare la strada per i diritti civili: dal matrimonio tra persone dello stesso sesso, al diritto ad una morte dignitosa quando la vita diventa ormai insostenibile, e mentre anche diritti ormai acquisiti stanno scricchiolando, come per l’aborto, strangolato dalla sempre più crescente irriflessa obiezione di coscienza, ecco che dinanzi a noi si para il faro olandese, piccolo paese ma grande in quanto a libertà e diritti.
Ma le differenze non sono solo quei diritti a cui noi ancora aneliamo, ma anche il modo di fare bioetica. Mentre infatti il nostro Comitato Nazionale di Bioetica non ha di fatto alcun ruolo, se non quello di fornire pareri (tra le altre cose espressione per lo più della bioetica cattolica e conservatrice), il CEG ha una funzione ben diversa.
Fondato dal Ministero olandese della salute nel 2001, il CEG identifica e rende noti gli sviluppi in ambito etico-sanitario, invitando il governo a legiferare in merito.

Al contrario del nostro modo di fare bioetica, dove un gruppo di esperti si riunisce e stila rapporti sulle loro opinioni, il centro olandese fa da tratto d’unione tra la società e il governo, da un lato monitorando e informando il ministero sui nuovi sviluppi delle scienze, del servizio sanitario, e sulla sensibilità etica della società; dall’altro informando i pazienti, i professionisti e le parti interessate sulle istanze relative all’etica e alla salute.

In aggiunta a tutto ciò il GEG fa anche un’opera di collegamento tra i vari esperti di etica e i professionisti sanitari, non solo olandesi, ma di tutto il mondo.
Appare allora evidente, che mentre in Italia le istanze bioetiche sono come i mostri sotto il letto, che terrorizzano e irrigidiscono, e che in sostanza sono cose di cui è meglio non parlare, di cui è meglio non diffondere nulla, di cui non spargere la voce, istanze di cui non è bene sensibilizzare la gente, istanze che sono tabù; da altre parti invece sono al centro della discussione politica e comunitaria, in un modo ben diverso dalla faziosità italiana.

Forse per cambiare rotta anche noi dovremmo per prima cosa riportare le istanze etiche al centro del dibattito, senza radicalizzare ed estremizzare il discorso, ascoltando per prima cosa la voce della gente, e facendo informazione schietta e genuina, e non bieca e bassa propaganda, incitando all’odio e alla paura.
Grazie Olanda. Ora ci auguriamo solo che qualcuno abbia il coraggio di prendere esempio da te.

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