MENU

Quando due più due farà cinque

giugno 26, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

070613violenza_sulle_donne

di Maria Teresa Busca

Al Family Day di sabato 20 giugno 2015, a Roma, un milione di persone è sceso volontariamente in piazza, grazie al potere di un becero associazionismo spacciato per spontaneità, per difendere la famiglia naturale (quella che una nota marca di pelati conserva), ovvero un milione (se era un milione) di persone, in realtà, si è ritrovato per manifestare a favore di una brutale discriminazione con punte di istigazione al femminicidio, orribile termine divenuto di moda a suon di vittime, ovvero di donne ammazzate dagli uomini, che si dice abbia imbarazzato le gerarchie vaticane che a Roma sono nel loro habitat “naturale”.

Infatti Kiko Arguello, un tizio a caso in quella folla violenta, uno spagnolo che si segnala nel suo curriculum come iniziatore del cammino neocatecumenale, ha potuto sproloquiare dal palco sul fatto che le donne che non amano più il marito sono predestinate a essere assassinate dal medesimo, il quale non sentendosi più amato ha il pieno diritto di ucciderle.

Tutto questo con citazioni ed esegesi bibliche a buon mercato e di facile presa su menti predisposte alla violenza. E la reazione, viene sottolineato, è stata di imbarazzo. Così come è imbarazzante mentre si cena vedere in televisione le vittime dell’ISIS, o le foto delle donne assassinate. Certo, si rimane un po’ impacciati, un po’ infastiditi e un po’ solleticati da insane curiosità, quasi una sorta di voyeurismo di compiaciuto horror impedisse di reagisce alla violenza.
Non si pensa che le donne massacrate dai mariti avevano un nome, un volto e uno sguardo, che gli omosessuali, dileggiati quando non picchiati o massacrati e comunque sempre esclusi dalla comunità dei diritti degli eterosessuali, hanno anch’essi un nome un volto e uno sguardo, che tutti coloro che vengono bruciati, fatti esplodere, annegati o decapitati hanno genitori e, probabilmente, figli che li attendevano a casa per cenare insieme e invece li hanno visiti morire in modi orribili in diretta televisiva.

L’obiettivo da porsi in situazioni come queste deve essere ambizioso, deve essere quello di una rivoluzione copernicana in campo morale. Nuove leggi morali vanno pensate.
È tempo di iniziare ad affrontare quell’imbarazzo che permette che si commettano atrocità.

È tempo di porre un termine alle tragiche conseguenze che la discriminazione, di qualunque origine, sessuale, religiosa o altro che sia, reca con sé, è tempo di dare vita a una civiltà con nuove regole, che abbia come meta la diminuzione della sofferenza nel mondo, con l’augurio che nel prossimo secolo le pagine dei libri di storia che narreranno queste vicende siano incollate fra di loro per non provare la vergogna di doverle leggere.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »