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Perù, riconosciute e tutelate 24 lingue native

giugno 25, 2015 • Mondo, z in evidenza

 

machu-pichu

di Dario Cataldo

La terra dell’Impero Inca, degli Altipiani delle Ande, del deserto, della tundra, del Machu Picchu è adesso anche dei 24 alfabeti nativi, riconosciuti come patrimonio da salvaguardare.

Il Perù è soprattutto questo, un luogo in cui da millenni si tramanda un bagaglio culturale e naturale di ineguagliabile valore. Le lingue, in maggioranza circoscritte alla zona amazzonica, saranno utilizzate come idioma ufficiale per gli atti pubblici e per l’insegnamento nello scuole.

La scelta è vincolata alla promozione dell’inclusione sociale come diritto dei popoli autoctoni a conservare la propria identità culturale. Capita infatti che una lingua riconosciuta come consuetudinaria venga usata per la comunicazione orale ma non scritta – perché di rango inferiore o derivata dal dialetto locale. Adesso, oltre alla forma verbale di uso quotidiano sarà garantita e incentivata anche la variante scritta, da insegnare e tramandare.

Come recita la nota del Ministero della Pubblica Istruzione peruviano, in questo modo “si rispetta il diritto dei bambini e degli adolescenti a ricevere educazione nella loro lingua madre. Inoltre – continua il comunicato – è provato che in questo modo imparano meglio, poiché si sentono più motivati e si rispetta la loro identità culturale, cosa che rafforza la loro autostima”.

La nazione sudamericana è un esempio di sincretismo culturale, abitata da una popolazione multietnica. Il 45 % degli abitanti parla lo spagnolo. Le altre due lingue fino riconosciute erano il quechua – parlato dal circa 30% dei residenti – e l’aymara – per l’1%. Adesso si somma una fetta consistente che varia tra il 24 e 25 %. Questa rappresenta gli alfabeti: harakbut, ese eja, yine, kakataibo, matsigenka, jaqaru, nomatsigenga, yanesha, cashinahua, wampis, secoya, sharanahua, murui-muinani, kandozi-chapra, kakinte, matsés, ikitu, shiwilu, madija e kukama kukamiria, ashaninka, awajún, shawi e shipibo-konibo.

L’annuncio ufficiale conclude sottolineando che: “Questi 24 alfabeti sono il risultato di un lavoro tecnico sviluppato dal ministero insieme ai popoli originari, che hanno approvato per consenso questi strumenti che serviranno a conservare le loro lingue in forma scritta e non solo parlata”. La variegata cultura peruviana, ereditata dagli antichi indigeni è una miscela di usanze e costumi che hanno influito notevolmente in correnti artistiche, letterarie, culinarie e musicali.
Il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa, il quale ha contribuito a ridare linfa vitale alla rinascita della letteratura latino-americana, con romanzi quali “La Città e i cani” e “La casa verde” afferma che “Uno scrittore non sceglie i suoi argomenti, sono questi ultimi a sceglierlo”. Nelle sue opere c’è molto della sua terra, dalla capitale Lima ai sobborghi in cui è possibile imbattersi in prostitute a basso costo.

La viva cultura dei peruviani è frutto di un orgoglio del proprio passato che si proietta nel futuro attraverso una consolidata volontà nel presente. Il loro sapere è uno dei più ricchi del Sudamerica, con numerosi capolavori inseriti tra i beneficiari dell’UNESCO. Tra quelli del bacino americano meridionale è forse quello in cui convivono contraddizioni e opportunità, glorioso passato e instabilità politica. Ma forse è proprio questa la calamità che rende unico il Perù.

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