MENU

La grande Fuga; L’Italia è sempre più vecchia, il sud sempre più povero

giugno 24, 2015 • Economia, z in evidenza

fuga-di-cervelli-e1304938289225

 

di Dario Cataldo

Sempre più italiani scelgono di peregrinare in giro per il mondo piuttosto che aspettare la manna caduta dal cielo tricolore. Secondo le stime prodotte dall’Ocse, gli Stati Uniti sono la meta preferita dei “Cervelli” nostrani. La patria della Silicon Valley ha sempre il suo fascino e gratificazione verso coloro i quali hanno speso parte della propria vita sui libri.

La storia del italiana è ricca di vicende legate alla migrazione verso lidi più prosperi. La speranza di “fare fortuna” e riuscire a tornare a casa era il filo conduttore di tanti emigranti nostalgici della propria terra.
Oggi come ieri, con finalità bagaglio culturale e contesti diversi, specie nel Sud della Penisola, secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, “Il 64% dei cittadini meridionali, oltre due su tre, che hanno lasciato il Mezzogiorno per una regione del Centro-Nord aveva un titolo di studio medio-alto, diploma o laurea.

Il Sud continua quindi a sostenere i costi del suo capitale umano qualificato ma a impoverirsi esportandolo all’estero.
E le rimesse di un tempo che i lavoratori meridionali al Nord mandavano a Sud oggi non ci sono più, anzi: pare che viaggino nella direzione opposta”. Una riflessione è doverosa: se a migrare verso nuove mete o comunque dove c’è lavoro, è l’élite delle strutture accademiche italiane, come ripartire per sperare di invertire il trend negativo nel quale siamo imprigionati? La questione meridionale è tanto antica da non essere nuova agli Statisti fautori dell’Unità d’Italia.

Sin da quel frangente storico, è sempre convenuto che il Nord fosse sempre più ricco è il Sud sempre più povero. Adesso, in una fase di stallo a livello nazionale, se il Settentrione arranca ma comunque riesce a portare a casa la pagnotta, il Meridione è costretto a subire la perdita dei propri pezzi pregiati, depositari della speranza che incentiva il cambiamento. Non solo, a far vedere il bicchiere mezzo vuoto è il calo demografico.

Se in precedenza era proprio il Sud che alimentava la crescita nazionale grazie alle grandi famiglie patriarcali e contadine, adesso, con assenti politiche di sostegno alle nascite, con la mancanza di un patrocinio statale che tuteli chi vuole allargare il proprio nucleo familiare e l’incertezza verso futuro, siamo nelle condizioni in cui la crescita è pari a zero. Il dato è stato rilasciato dall’Istat, il quale accoglie positivamente il processo migratorio perché almeno compensa a malapena il calo demografico.
Tra i soggetti nati e quelli morti nel 2014 c’è stato un saldo negativo di circa 100 mila unità. Statistiche così allertanti non si registravano dai tempi della Prima Guerra Mondiale. Non solo, a dispetto di ciò che si vuol far credere, anche gli immigrati adesso preferiscono altre mete rispetto al Belpaese. Rispetto agli scorsi anni, diminuiscono sensibilmente rispetto a quanti emigrano.

Tra flusso in entrata e quello in uscita c’è un saldo pari a 140 mila individui.
Le previsioni di crescita fornite dallo Svimez non sembrano mostrare un miglioramento. Il Presidente, Adriano Giannola dichiara: “In questo quadro, si conferma con sempre maggiore evidenza come il Mezzogiorno abbia perso il tradizionale ruolo di bacino di crescita dell’Italia. Anzi, da qui ai prossimi 50 anni stimiamo di perdere ancora 4,2 milioni di abitanti rispetto all’incremento di 4,5 milioni al Centro-Nord”.

Investire nel Welfare, recuperare credibilità per dare fiducia alle giovani generazioni è l’unica soluzione su cui puntare. Terminato il periodo della rottamazione renziana – le ultime elezioni hanno sancito la sconfitta della mentalità egocentrica in politica – non è più tempo per le lezioni di retorica. Per storia e dignità, l’Italia merita una chance per camminare con le proprie gambe e dimostrare con i fatti ciò che spesso è stato sottratto dalla ridicola classe amministrativa che si è avvicendata negli ultimi decenni.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »