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Mattanza dei cani in Cina e affini, ritardo culturale umano

giugno 23, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

 

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di Loredana Biffo

Si è svolto a Yulin, nel sud della Cina, il festival annuale della carne di cane, nonostante le proteste che sono state sollevate in tutto il mondo, inclusa la Cina, dagli animalisti. Nel corso del festival circa 10mila cani vengono abbattuti e la loro carne viene servita nei ristoranti locali. La carne di cane è considerata una prelibatezza in alcune zone della Cina meridionale, della Corea e delle Filippine.

La tradizione, la barbarie, una cultura che deve evolversi? Sono molti gli interrogativi che gli umani dovrebbero porsi circa la nostra convivenza con gli altri esseri senzienti, per i quali è arrivato il momento di battersi per un cambiamento culturale che porti a considerarli per quello che sono: esseri viventi dotati della capacità di soffrire e provare sentimenti esattamente come noi.  Il movimento per la “Liberazione animaledel filosofo Peter Singer nel 1975,  è concetto dal quale le nostre società non possono più prescindere, un concetto che la modernità così come la concepiamo, non può esentarsi dal prendere seriamente in considerazione, al fine di promuovere un cambiamento che vada definitivamente verso il benessere animale, e riduzione massima del danno, fino ad auspicarne l’eliminazione.

Anche quest’anno diecimila cani sono stati uccisi e venduti al mercato di Yulin, una città della provincia sud occientale della Cina, che da sempre in occasione del solstizio d’estate celebra con il “Festival della carne di cane” l’evento popolare. La carne di cane viene cucinata e mangiata con contorno di lithi, un frutto conosciuto come ciliegia della Cina.

La leggenda popolare narra che la carne di cane riducendo il calore interno del corpo, favorisce la circolazione del sangue proteggendolo dall’attacco di virus, pare addirittura che i cinesi ritengano questo un fattore di aumento della virilità

E’ una tradizione seguita in moltissime altre province della Cina, abitudine gastronomica che hanno trasferito anche in Italia, sono stati eseguiti numerosi controlli sul commercio illecito di carne di cane nel nostro Paese.

Le immagini dei cani ammassati nelle gabbie sono raccapriccianti, vengono selezionati vivi e uccisi davanti al cliente, poi esposti sulle bancarelle. Questa pratica è usata anche in Corea, e tutti sostengono che squartare un cane non è diverso che mangiare carne di maiale. E’ una tradizione antica, che risale a circa cinque secoli fa, ma il “Festival della carne di cane” risale al 1995, una data recente che dovrebbe far riflettere sulle involuzioni di tradizioni che in realtà andrebbero combattute.

Ovviamente sono state numerose le proteste degli animalisti di tutto il mondo, ma anche quelli cinesi non si sono risparmiati, hanno organizzato un passa parola via web e raccolto quasi quattro milioni di adesioni. Tutto ciò ha spinto le autorità della provincia orientale dello ZHejian a chiudere il festival nel 2011; e quest’anno l’agenzia statale Xinhua, voce ufficiale di Pechino ha preso atto delle polemiche. Dice inoltre che dai sondaggi risultano contrari al massacro di cani l’87% dei cinesi, che consolidano, specie nella classe media, il loro rapporto con i cani come animali da compagnia. Cosa che imbarazza non poco il governo centrale.  Inoltre un’insegnante in pensione, ha fatto migliaia di chilometri per recarsi a Yulin e adottare migliaia di cani.

Tutto ciò dovrebbe indurre a riconsiderare il necessario di eguaglianza tra gli animali e gli umani, si pensi alla mattanza di agnelli che in Italia avviene in occasione della Pasqua; al metodo barbarico e poco salutare con cui maiali, mucche, polli e quant’altro vengono imbottiti di antibiotici (con serie conseguenze sulla salute dei rispettivi carnivori umani) allevati stipati in spazi “disumani” – ciò che è disumano per l’uomo perchè non dovrebbe esserlo anche per gli animali?

Se la specie umana ha capacità superiori rispetto alle altre specie animali, perchè quindi questo non la induce a rendersi conto della responsabilità morale di non arrecare sofferenza ad altri esseri in grado di provare dolore? Il recare sofferenza agli animali per nostre necessità che potrebbero essere modificate, significa aderire ad una abitualizzazione e tipizzazione nel concepire un sistema di vita. Ma questo è un costrutto sociale, e in quanto tale si può modificare partendo da una nuova concezione culturale di interazione con gli altri esseri viventi (ovviamente anche tra umani) che è come considerare la possibilità di un “nuovo illuminismo”, un salto evolutivo per l’umanità.

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