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Donare sangue, donare la vita

giugno 14, 2015 • Agorà, z in evidenza

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di Matteo Cresti

Domenica 14 Giugno ricorrerà la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. Ormai si dirà si fanno giornate mondiali per ogni cosa, sono come i santi del calendario, che si affollano a drappelli e si spintonano l’un l’altro per ottenere il posto in prima fila. Ma come con i santi del calendario non si ricordano e festeggiano tutti allo stesso modo e con la stessa intensità. Così, come se fosse tempo di preparazione alla festività, ritagliamoci un minutino per riflettere sulla donazione di sangue (e di emocomponenti).

Slogan di quest’anno sarà “Grazie di avermi salvato la vita”. Forse non ce ne rendiamo conto, ma ritagliando mezz’ora del nostro tempo (peraltro in una posizione alquanto comoda, sdraiati in un lettino, e con un ago nel braccio, che sembra grosso, ma non fa poi così male, basta girarsi dall’altra parte), riusciamo a salvare tante vite.
Il sangue intero e gli emocomponenti hanno infatti tanti impieghi, nelle operazioni chirurgiche lunghe e complesse, nella cura di malattie oncologiche e in alcune rare malattie del sangue. La penuria o la mancanza di sangue può davvero precludere lo svolgimento di tutte queste pratiche e portare alla morte di tante persone.

Tuttavia la situazione continua a peggiorare, infatti sebbene aumentino i donatori e le donazioni, aumenta anche la richiesta di sangue. L’OMS ha stabilito che per il 2020 tutti i paesi dovranno raggiungere l’autosufficienza nelle riserve di sangue. Ad oggi, tuttavia ben 75 paesi sono sotto la soglia minima di donazioni, inoltre 25 stati non riescono a garantire esami accurati per prevenire infezioni (HIV, epatite,…) su tutti i donatori. Ma anche nel nostro paese la situazione non è sempre delle più rosee, sebbene gli standard di qualità siano molto alti.

Serve allora fare un po’ di sensibilizzazione. Donare non fa male alla salute, anzi secondo alcuni studi donare sangue diminuirebbe la probabilità di soffrire di malattie cardiache e vascolari, di avere alcuni tumori, nonché aiuterebbe a dimagrire (dopotutto siamo tutti perennemente a dieta). Se avete paura dell’ago, voltatevi pure, nessuno vi prenderà in giro se avete un po’ d’ansia. Bisogna stare a digiuno prima della donazione, ma in genere dopo vi verrà dato un buono-colazione (ottimo incentivo in tempo di crisi).

Sono possibili donatori i maschi e le femmine tra i 18 e i 65 anni (con deroghe a giudizio del medico), che pesino più di 50kg, con una pressione tra i 60-100/110-180, con uno stato di salute buono e che non tengano comportamenti a rischio (come uso di droghe, doping, sesso non protetto – e questo sia per gli omo che per gli etero). Il donatore viene sottoposto ad esami regolari e il sangue viene analizzato perché non vi siano presenti virus (HIV e simili), quindi avremo anche le analisi immunologiche, sierologiche e sanguigne gratis (altra cosa che per le nostre misere tasche non fa male). In virtù di tutti questi controlli il sangue che riceviamo è sostanzialmente sicuro. L’intervallo minimo tra una donazione e l’altra è di 90 giorni, sono consentite massimo 4 donazioni per gli uomini e 2 per le donne.

A margine riportiamo una bello storia, quella di James Harrison, che a 78 anni ha salvato la vita a più di due milioni di bambini tramite le sue donazioni riccorenti, infatti nel suo sangue è presente un rarissimo anticorpo che ha la capacità di prevenire l’eritoblastosi fetale, una malattia che sorge quando il feto è Rh positivo mentre la madre Rh negativo (il sangue della madre infatti produce in questo caso anticorpi che causano la morte del feto). Il signor Harrison, da quando ha fatto la scoperta ha lavorato con i medici per sviluppare una cura con l’anticorpo che aveva presente nel suo sangue.

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