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Frontiera della paura

giugno 12, 2015 • Politica, z in evidenza

 

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di Renzo Balmelli

Il respingimento in mare degli esuli sarebbe la vergogna indelebile del così detto mondo civilizzato

VERGOGNA. Quando si vedono i barconi carichi di migranti, viene da chiedersi se i disperati tra i più disperati riusciranno ancora a trovare un porto disposto ad accoglierli. A parte i volontari italiani, straordinari nel prodigarsi in aiuto ai profughi, la sorte di questi derelitti affidata a scafisti senza cuore non sembra interessare nessuno: ne il paese di provenienza, ne l’occidente e nemmeno il G7 dove si è parlato di tutto tranne che dell’esodo biblico del terzo millennio. Se poi dovesse prevalere la peggiore e contagiosa vulgata leghista targata Salvini e Maroni, potrebbe succedere che la frontiera della paura tra nord e sud, trasformata in rozza merce elettorale, finisca col tradursi nel più drammatico degli esiti: il respingimento in mare degli esuli, abbandonati al loro destino, e quindi vergogna indelebile del così detto mondo civilizzato.

MODERATI. Per trovare ancora un po’ di spazio nel rutilante teatro mediatico, d’altronde da lui stesso ampiamente sfruttato, Silvio Berlusconi ha dovuto cedere una parte del suo più amato gioiello di famiglia: quel Milan , sul quale ha costruito la sua popolarità, che un tempo dominava campionato e coppe europee. L’attuale eclissi della squadra propone anche una chiave di lettura politica poiché per certi versi marcia di pari passo col declino del Cavaliere. Oggi la sua destra come l’abbiamo conosciuta non esiste più, spodestata – tanto per restare in tema- con un calcione dato da un altro schieramento che si presenta come la variante italiana del lepenismo. Variante poco appetibile dagli elettori che si definiscono di orientamento moderato, ma in preoccupante crescita. Resta tuttavia ancora da definire se la destra di prima fosse davvero la casa dei moderati o se la mutazione attuale non sia altro che un semplice cambio di sigle.

FUMO. Tra i boschi della Baviera, al vertice dei grandi, si è delineata una nuova frontiera tra est e ovest dettata dalla fermezza nei confronti della Russia di Putin. A qualcuno la compattezza mostrata dal vertice ha suggerito l’immagine di una nuova “cortina di ferro” alla rovescia voluta – si sostiene – non con mire aggressive, bensì per rafforzare la coesione del G7, meno potente di un tempo, nell’intento di tenere insieme valori di libertà e democrazia minacciati da pericoli di ogni genere nell’universo del disordine. Teniamola per buona, sempre sperando, come nella celebre canzone, che non sia tutto fumo negli occhi. Obama se n’è fatto garante con la sua linea strategica volta al dialogo, ma quel pacchetto galeotto, in dubbio tra caramelle e sigarette, alle quali avrebbe rinunciato, ha sollevato un tormentone a cavallo tra cronaca e diplomazia col quale a volte si fa anche la storia.

SIGARO. Se i portavoce della Casa Bianca assicurano che il Presidente non fuma più da un pezzo anche per non incorrere nelle ire di Michelle, altri personaggi famosi non hanno fatto mistero della loro inveterata passione per il tabacco. Più delle sigarette sono però i sigari a occupare il posto d’onore nei “vizi privati” dei vip di ieri e di oggi. Sempre molto in voga sono i toscani fabbricati per la prima volta a Firenze due secoli fa e protagonisti di un successo che continua ancora oggi. “Un toscano e una croce di cavaliere – diceva Vittorio Emanuele II – non si negano a nessuno” e di sicuro non se lo è fatto mancare Clint Eastwood, non fumatore nella vita, ma che sullo schermo ,col sigaro agli angoli della bocca , ha fissato la sua popolarità di implacabile giustiziere nei western di Sergio Leone, altrettanto implacabile per caratterizzare il personaggio nell’imporgli un vezzo che l’attore detestava.

DOLCEZZA. Per vincere l’astinenza dal tabacco, uno dei rimedi più diffusi consiste nel riempire le pause e placare la tensione con un pezzetto di cioccolato, che oltretutto, contrariamente a quanto si è sempre creduto, ha anche effetti calmanti sull’umore. Quando il discorso cade sull’alimento derivato dai semi del cacao, il pensiero corre inevitabilmente alla Svizzera, considerata la nazione leader nel regno dell’arte dolciaria. Ma anche l’Italia, paese più noto nel campo della gastronomia per altre specialità che vanno dalla pizza agli spaghetti, si sta ritagliando un ruolo importante nella creazione di ghiottonerie cioccolatiere di alta gamma che un tempo erano prodotti di nicchia e che ora vanno forte in tutto il mondo battendo la crisi con l’arma della dolcezza innovativa alla quale, pensate un po’, non sa resistere neppure la maestra confederata.

IMBARAZZO. Negli anni ottanta del secolo scorso la Russia, che allora si chiamava ancora Unione Sovietica, agli occhi dell’America di Reagan era l’impero del male. Considerato l’enorme sacrificio della popolazione russa nella lotta al nazismo era un giudizio impietoso che tuttavia non impedì all’attore diventato Presidente di gettare le basi per liquidare la guerra fredda nel solco della Perestrojka avviata da Gorbaciov. Ora che Mosca e l’Occidente si guardano di nuovo con sospetto, Putin è stata accolto a Milano e Roma con un certo imbarazzo controllato, ma senza preclusioni, tanto che l’Italia, in virtù dei suoi legami con Mosca, potrebbe svolgere un ruolo di pontiere tra est e ovest per non resuscitare i vecchi conflitti ideologici. Ma le proteste degli ucraini davanti ai cancelli di EXPO2015 dicono che lo scenario non è roseo e che un’altra Glasnost non è dietro l’angolo.

 

altre fonti: avveniredeilavoratori.eu

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