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L’emergenza migranti a Sassari,scoppia la rivolta

giugno 10, 2015 • Agorà, z in evidenza

 

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di Manuel Scordo

A Sassari un centinaio di migranti hanno dato vita a una rivolta a metà mattina dopo essere stati trasferiti dal Centro di accoglienza di Santa Maria La Palma (Alghero) a una struttura nelle campagne di Palmadula, una frazione di Sassari. I richiedenti asilo politico non intendono scendere dai due pullman e rifiutano di essere sistemati in un luogo così isolato e lontano dai centri abitati. Sul posto a trattare con i migranti si trovano il prefetto di Sassari, Salvatore Mulas, il questore Pasquale Errico, e il sindaco Nicola Sanna.(ANSA).

Prosegue sotto il sole a Palmadula, la borgata del comune di Sassari, la trattativa ad oltranza fra il centinaio di migranti, che hanno dato vita a una rivolta dopo essere stati trasferiti dal Centro di accoglienza di Santa Maria La Palma (Alghero), e i funzionari della questura e della prefettura che cercano di convincerli a prendere posto in una struttura privata (un agriturismo) individuata in accordo con il Comune. La maggior parte dei migranti ha deciso di non scendere dai due pullman e chiede di essere trasferita nei pressi di un centro abitato più grosso. “Non si rendono conto – spiega il portavoce della questura, Paolo Meloni – che qui a Palmadula potrebbero stare meglio rispetto al posto in cui si trovavano prima.

Prefetto e questore stanno cercando di spiegarglielo. Una quarantina di loro è stato convinto dalla fame e dal caldo a scendere dai pullman, ora dovremo riuscire a convincere anche gli altri”. I migranti sono stati trasferiti durante la notte in una struttura nelle campagne di Palmadula, frazione del capoluogo, ma una volta giunti a destinazione e scoperto che erano stati portati in aperta campagna, hanno dato vita alla rivolta. Per convincere i richiedenti asilo a scendere dai pullman, sul posto a trattare con il prefetto Salvatore Mulas e il questore Pasquale Errico anche il sindaco di Sassari Nicola Sanna. “Nell’agriturismo, una struttura a due piani, sono presenti nove bagni e in serata – è stato promesso ai migranti – verrà piazzata una cucina che verrà messa a disposizione, verranno portate delle tv e installate delle connessioni internet. Chissà che questo – ha aggiunto il portavoce – non li convinca ad accettare l’accoglienza che per ora rifiutano”.

“Dobbiamo rispondere all’emergenza e recuperare spazi necessari per l’accoglienza: siamo pronti a fronteggiarla, è il dopo che ci preoccupa. Per questo occorre che il Governo regionale e nazionale programmino la gestione post emergenziale e convochino al più presto i sindaci per concordare gli opportuni interventi”. L’appello è del sindaco di Sassari, Nicola Sanna, reduce da un sopralluogo nella struttura della frazione Palmadula, epicentro dell’ultima protesta dei migranti sbarcati nelle ultime settimane in Sardegna e ora trasferiti in varie località dell’Isola. “La struttura di Palmadula, anche se sicuramente insufficiente, consente la collocazione dei 116 migranti – sottolinea il primo cittadino – La comunità si trova ad affrontare una novità. Confidiamo nella tempra e nella capacità di affrontare le situazioni impegnative, come hanno sempre fatto.

L’amministrazione comunale c’è: da subito metteremo a disposizione dei bagni chimici supplementari. Occorrono ancora alcune coperte perché le temperature notturne sono un po’ rigide. Chiedo quindi ai sassaresi un piccolo contributo di solidarietà, facendo arrivare indumenti, intimi ed estivi, da consegnare anche attraverso le associazioni di volontariato”. Ma è sulla gestione post-emergenza che il sindaco insiste. “Non siamo in grado – spiega Sanna – di ospitare nuovi flussi migratori, considerando anche la situazione economica non fiorente”. Da qui l’appello a Roma e Cagliari per pianificare le prossime mosse con il coinvolgimento diretto dei primi cittadini già impegnati sull’accoglienza.
Nell’ultimo anno la Sardegna è diventata la quinta regione d’Italia per gli sbarchi di migranti. In tutto il 2014 ne erano arrivati solo 166, ora, da gennaio ad oggi, siamo già a quota 1.220, di cui quasi 900 giunti in un’unica soluzione il 30 maggio scorso. Un numero elevato che sta creando non pochi problemi. In primo luogo la gestione degli sbarchi veri e propri, poi l’accoglienza nelle strutture ricettive messe a disposizione nei vari Comuni e, da ultimo, il desiderio degli stessi migranti di voler lasciare al più presto la Sardegna per ricongiungersi con i propri affetti in altri paesi del nord d’Europa

Un desiderio che negli ultimi giorni si è trasformato in protesta per gli oltre 90 stranieri che si sono piazzati all’ingresso delle Dogane del porto di Cagliari e altri 50 che hanno manifestato davanti al Commissariato di Carbonia, nel Sulcis. Solo una parte è riuscita a lasciare l’Isola via nave, ma la maggior parte si trova ancora nelle varie strutture di accoglienza sparse nella regione. “La Sardegna è una terra generosa: nonostante i suoi molti problemi, è pronta a dare una mano a chi ne ha bisogno, quando ne ha bisogno”, ha dichiarato il governatore Francesco Pigliaru proprio nel giorno del maxi sbarco dei 900 migranti.

Ma nei Comuni c’è preoccupazione. “Per la sua posizione la Sardegna rischia di veder incrementati i flussi di arrivo e la situazione nei centri di accoglienza potrebbe diventare ingestibile”, sottolinea Antonio Satta, segretario dell’Unione Popolare Cristiana (Upc) e componente dell’ufficio di presidenza dell’Anci. Una preoccupazione ribadita dallo stesso presidente dell’Associazione dei comuni sardi, Pier Sandro Scano. “Bisogna fare una distinzione tra prima accoglienza e seconda – spiega – nel primo caso quando avvengono gli sbarchi in Sardegna o i migranti vengono dirottati sull’isola c’è un dovere di umanità e civiltà e bisogna fare il possibile per accoglierli”.

Più problematica la seconda fase. “La regola che si segue a livello nazionale è quella di ripartire i rifugiati in base a un criterio demografico e alla Sardegna spetta il 2 per cento – ricorda il numero uno dell’Anci – Gestire un due per cento di un milione di profughi è cosa diversa che gestirne un numero inferiore, le strutture territoriali avrebbero difficoltà. Sappiamo quello che sta per avvenire: da 200 a 500 mila migranti pronti a imbarcarsi per arrivare in Italia. L’Europa non può scaricare il problema sull’Italia, e lo Stato non può a suo volta scaricarlo sulle comunità locali”. Scano è pronto a battersi. “Lo Stato deve condividere con le Regioni il problema – osserva – chiederemo nei prossimi giorni una conferenza Stato-Regioni. Bisogna che lo Stato agisca a livello internazionale”.

E se il segretario dell’Upc giudica “inaccettabile” il rifiuto dell’accoglienza da parte delle regioni del Nord, l’opposizione cavalca la protesta e si schiera apertamente contro l’invio di nuovi profughi in Sardegna. “Pigliaru si opponga a nuovi sbarchi – attacca l’ex governatore e attuale coordinatore di Fi Ugo Cappellacci – Il presidente pretenda un confronto urgente con il Governo perchè l’intesa del 2014 è ormai superata dai fatti e dai numeri. Qui da noi non esistono condizioni per garantire l’assistenza e la sicurezza né un’organizzazione adeguata”. Nel mirino anche Renzi. “Incentivi sul patto di stabilità per i comuni che accolgono migranti? E’ la mossa spudorata e disperata di un presidente del Consiglio tanto spregiudicato sul fronte nazionale quanto servile su quello europeo”, denuncia l’esponente di Fi.

fonti Ansa

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