MENU

Agromafia, il crimine apparecchia la tavola

giugno 10, 2015 • Economia, z in evidenza

mafia_ucraina

 

di Dario Cataldo

Cifre da capogiro per il mercato degli illeciti enogastronomici. Il giro d’affari che rispetto allo scorso anno ha subito un’impennata dell’’850%, conta un introito pari a 4,3 miliardi di euro – rispetto ai 500 milioni del 2013.

È questo il quadro dipinto da Legambiente, in occasione di FestambientExpo a Milano, che si aggiunge ai dati contenuti nel prossimo rapporto annuale di Ecomafia 2015. La ricca tavola imbandita dalle prelibate portate quali: infrazioni penali in diverse filiere agroalimentari, contributi illecitamente percepite, arresti e frodi, trova un nutrito numero di commensali.

A cibarsi al banchetto della vergogna, ”il gotha della mafia”, con oltre 30 clan, tra camorristi, mafiosi e organizzazioni legate al ceppo della ’ndrangheta.
Il mercato gastronomico è ghiotto perché oltre a garantire la contraffazione del marchio, edulcorando il Made in Italy con surrogati qualitativamente inferiori, permette di lavare nell’acquasantiera il denaro proveniente dal malaffare. Il gioco è semplice: basta ripulirlo attraverso il mercato della ristorazione, mediante l’acquisizione di ristoranti, pizzerie, catene alberghiere.
Insomma, allo slogan di “Mangia e fai mangiare” si scopre – secondo Legambiente – che si cela non solo una cospicua fetta di illegalità ma anche una classe imprenditoriale corrotta e dedita al guadagno facile, in barba alle vigenti regole.
Dal mercato della carne a quello del pesce, passando a quello vinicolo e caseario, la lista del mercato nero si infittisce. Lo testimoniano i beni sequestrati – tra merci, terreni agricoli e immobili – le denunce penali e la trafila di cause in corso d’opera.

Secondo il Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, “sono almen 5.000 i locali della ristorazione nelle mani della criminalità organizzata nel nostro Paese.
Attività pulite che si affiancano a quelle sporche, avvalendosi degli introiti delle seconde e assicurandosi così la possibilità di sopravvivere anche alle incertezze del mercato ed alle congiunture economiche sfavorevoli”. L’istantanea scattata è di quelle che allarmano anche il più ottimista dei coltivatori. D’altronde, come competere con il lavoro nero, le adulterazioni del marchio e la qualità a discapito della qualita?

“Abbiamo il dovere di impegnarci per liberare il cibo dalla presa criminale e dal malaffare – ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice nazionale Legambiente – Le organizzazioni criminali sono tornate forti e sono tornate alla terra. E spesso a pagare siamo noi, in termini di salute, ma anche di denaro. Occorre aprire una stagione nuova del cibo e dell’alimentazione”.

Il settore che nel Belpaese vanta le tradizioni più radicate è costretto a subire i soprusi e la sopraffazione da parte di un comparto agricolo infestato dalla piaga della criminalità. L’affanno dell’agricoltura è sì legato alla pressione fiscale di un governo che da destra a sinistra non fa gli interessi del piccolo e medio agricoltore ma, a onor del vero, la metastasi è dovuta a una ramificata organizzazione che indisturbata, prolifica generando introiti sempre maggiori.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »