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Il Matrimonio… “aggiornamento in corso”

giugno 10, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

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di Matteo Cresti
Come se fosse un’app dei nostri tecnologici smartphone, l’Unione Europea ci raccomanda un “aggiornamento”. L’Europarlamento in una nota sulla parità di genere prende atto dei cambiamenti che sono avvenuti nell’ambito del matrimonio, della famiglia, della genitorialità e della sessualità e invita gli stati membri a tenerne conto: “dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie si evolve nel tempo” ci invita a far sì “che le normative in ambito familiare e lavorativo siano rese più complete in quanto concerne le famiglie monoparentali e la genitorialità LGBT”.

Un testo come ormai tanti altri, che sembra rivolto più a quegli stati (ormai in forte minoranza) che non contemplano alcuna tutela per le coppie e le famiglie non-eterosessuali, più che all’intera Unione Europea. Un invito. Un invito a legiferare per normare quelle situazioni che in alcun modo sono tutelate.
Ed ecco allora le critiche: tutti i giornali conservatori di questo paesino di provincia che tuonano contro “l’ideologia gender” (come se esistesse), urlano al golpe, al blitz, all’imposizione di un diktat da parte di una loggia massonica gay che vuole l’estinzione della razza umana.
Bisogna allora notare che il parlamento con questo testo non ci ha imposto proprio un bel nulla (è una raccomandazione) e non sta sostenendo una posizione forte, anzi tutt’altro. Avrebbe potuto dire, “il matrimonio same-sex è buono come quello etero, non c’è alcuna differenza, tutti hanno diritto a vedere riconosciuto socialmente il loro amore”.

Invece no, ha preso una posizione molto più debole, ha invitato a prendere atto che ci sono delle famiglie che non sono tutelate, e che questi bambini e questi genitori devono avere una qualche protezione, ci ha detto “Cari Stati Membri, volenti o nolenti in alcuni dei nostri stati ci sono delle formazioni familiari che non sono tutelate, il concetto di matrimonio ormai non è più quello di una volta, la cultura è cambiata e dovete fare qualcosa, perché non potete privare una madre del diritto di vedere il proprio figlio, non potete punire dei figli perché ritenete moralmente riprovevole il comportamento dei genitori. In sostanza vi dovete mettere al passo con i cambiamenti culturali che sono avvenuti, perché state escludendo alcuni individui dai diritti fondamentali che sono dovuti a tutti”.

Prendiamo il solito esempio trito e ritrito, due signore decidono di avere un figlio e ricorrono alla fecondazione assistita (all’estero, perché in Italia non si può) e allora il nostro bravo Paese, cosa fa: riconosce la maternità solo alla madre “biologica”, non alla madre “sociale”. Questo bambino (e la sua “madre sociale”) non avranno alcun tipo di riconoscimento giuridico per il loro legame. E se la “madre biologica” dovesse venir meno, il bambino verrebbe allontanato. Ecco allora la necessità di tutelare alcune realtà che fino a qualche anno fa risultavano impensabili, ecco la necessità dell’aggiornamento.
Un ultimo sguardo al resto del documento, che ha suscitato non meno scalpore.

Infatti si chiede agli stati membri di rimediare alle discriminazioni nell’accesso ai trattamenti di fertilità e riproduzione assistita, il diritto ad una sicura e legale interruzioni di gravidanza, alla contraccezione, e l’invito all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di rimuovere la disforia di genere dalla lista dei disordini mentali e comportamentali.

Ecco allora lo scandalo: tuoni, fulmini, lampi e saette. Come si permette quest’Unione Europea di raccomandarci un’estensione della riproduzione medicalmente assistita a tutti quanti? Per non parlare dell’aborto? E poi questa storia del genere che può non coincidere con il sesso… L’Europarlamento ci sta semplicemente ricordando che la salute riproduttiva è un diritto, e che dunque se io voglio un figlio posso scegliere come averlo, che se non voglio averlo posso usare contraccettivi, e che l’aborto deve essere garantito in quanto ci sono delle ragioni serie che possono condurre una madre a non portare a termine la gravidanza, cose che detto per inciso, in Italia stanno diventando sempre più difficili.
Speriamo dunque che questo paese ascolti le raccomandazioni che vengono da Strasburgo, che scelga di allargare i diritti e che alla fine compaia l’avviso “aggiornamento compiuto”.

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