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Come cambiano i progetti per il gas in Europa

giugno 4, 2015 • Economia, z in evidenza

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Redazione

Tramontati i progetti Nabucco e South Stream, i Paesi dei Balcani e l’Ungheria stanno cercando soluzioni alternative alla loro eccesiva dipendenza dal gas russo, che gli arriva tramite l’Ucraina. Ovviamente anche l’Ucraina è alla ricerca di soluzioni alternative.

I Russi hanno proposto da oltre un anno il Turkish Stream (in giallo nella cartina), che attraverso il Mar Nero e la Turchia dovrebbe raggiungere la Grecia, per poi connettersi ad altri gasdotti che risalgono la penisola balcanica e a quello che, attraverso l’Adriatico, raggiungerà le Puglie (in viola nella cartina). Il Turkish Stream in futuro potrebbe essere integrato con il TANAP, già in costruzione, che dall’Azerbaigian e dalla Georgia raggiunge la Bulgaria attraverso la Turchia (in blu nella cartina).

Il Turkish Stream dovrebbe essere finanziato dai Russi, che però in questo momento non hanno risorse e non stanno facendo nulla per far crescere il consenso attorno al progetto.

Il paese più preoccupato è la Serbia, che sta cercando altre vie di rifornimento, in collaborazione con l’Occidente. La Serbia importa più dell’80% dell’energia dalla Russia. Nel 2013 ha stipulato un contratto con Gazprom per la fornitura di 1,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno per dieci anni.
Inoltre la russa Gazprom Neft detiene la quota di maggioranza della NIS, l’Industria Petrolifera Serba. La Russia concede anche prestiti al governo serbo: più di un miliardo di dollari negli ultimi due anni. Ma la dipendenza dalla Russia impedisce alla Serbia di ottenere prezzi convenienti.

Durante il primo trimestre del 2015 Serbijagas, il monopolista dell’energia serba, ha pagato il gas 340 dollari per mille metri cubi, più i costi di trasporto; la vicina Ungheria paga lo stesso gas 260 dollari, perché ha alternative. Persino l’Ucraina, nonostante il conflitto con i Russi, ha pagato il gas russo meno della Serbia: 329 dollari nello stesso periodo, perché può importare anche da altre fonti – in particolare dalla Slovacchia – e ha infrastrutture per immagazzinare grandi riserve di gas, quando il prezzo cala. La Serbia non ha infrastrutture per immagazzinare grandi riserve, né ha altri fornitori capaci di quantità significative.

I Paesi dei Balcani importano tutti il gas russo attraverso l’interconnettore ungherese-serbo.
La Serbia deve dunque costruire nuove infrastrutture per avere alternative al gas russo.
Un’alternativa potrebbe consistere nell’allacciarsi al futuro gasdotto Trans Adriatico attraverso la Macedonia o il Montenegro. È un progetto che avrebbe le caratteristiche necessarie per essere finanziato dall’Unione Europea. Un’altra possibilità è quella di sfruttare il terminal per il gas naturale liquefatto che si prevede di costruire in Croazia.

Il terminale, che è alle fasi iniziali degli studi di fattibilità, sarebbe realizzato in un’isola del nord della Croazia con capitali a maggioranza USA; di lì l’Unione Europea potrebbe finanziare la costruzione di un gasdotto verso l’interno dei Balcani.

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