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Miss Università e la “cultura” del Bunga Bunga

giugno 1, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

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di Loredana Biffo

Il concorso per “Miss Università”, tenutosi a Roma il 6 maggio 2015, con la rappresentanza del Rettore, dimostra quanto l’arretratezza culturale di un paese, è rilevabile nel modo in cui avviene la rappresentazione femminile e maschile nella vita pubblica, privata e nell’immaginario collettivo.

Nel 68 lo slogan era: “il privato è politico” – certo è che la cultura è un concentrato di privato e sociale – la scelta di un Rettore di un’mportante università romana di indire un concorso universitario per Miss Università in bikini, altro non è che la rappresentazione del privato di un “maschio” nel sociale. Ma c’è da giurarci che è un fatto non soggettivo, o meglio, soggettivo che ha la sua configurazione nel collettivo.

Poichè weberianamente possiamo parlare di “adeguatezza causale”, e di “agire dotato di senso”, possiamo tranquillamente sostenere che in un Paese dove il bunga bunga alberga nella coscienza collettiva, e la tragica eredità culturale da cui deriva, fan si che la rappresentazione del femminile in tutte le sfere della società, sia gravemente compromessa.

A rischio di compromissione è pure la percezione che le giovani donne – le più distanti da un passato di lotte e di conquiste oggi messe in discussione – hanno del loro ruolo nel sociale, il lavoro, la scuola, la sessualità ecc. Se l’Università, luogo di cultura, trasmette un messaggio fortemente sessista, sarà difficile poi che questo non venga reiterato anche nel privato e anche in ambiti pubblici. E’ sempre più faticoso compensare situazioni di evidente disparità di genere, ed eventi di questo tipo, sono il segnale di un grave degrado e arretratezza in cui il “femminile” viene ricacciato. Siamo ancora fermi allo stereotipo che la donna per imporsi nelle carriere deve necessariamente passare attraverso il parametro della bellezza, intelligenza, preparazione e cultura vengono dopo, se casomai fossero richieste. I concorsi per Miss, sono figli di tale stereotipo, e le donne dovrebbero chiederne l’abolizione, perchè mortifica e pregiudica il potenziale – quanto necessario -cambiamento di paradigma.

Nell’oscillazione tra la potenza e l’impotenza, è racchiusa la chiave della storia della donna e della sua riluttanza a servirsi in concreto della “cultura” per cambiare la sua esistenza, in un mondo in cui le strutture simboliche della cultura appaiono create dal maschio attraverso un’immagine potente sia a livello cognitivo che pragmatico.
E’ solo attraverso la costruzione di nuove immagini culturali che la donna potrà liberarsi dal predominio maschile.

La scopo è comprendere come sia possibile cambiare le immagini simboliche primarie sulle quali si è basata fino ad oggi la cultura.
L’analisi di ciò che è “simbolico” ci permette attraverso la ricerca antropologica e sociologica, di sottrarre un’arma saldamente rimasta nelle mani degli uomini che ha permesso loro di erigersi a “simboli di se stessi”.
Oggi l’uomo e la cultura sono un’immagine non più speculare ma contraddittoria, è quindi giunto il momento che si stabilisca un estremo fattore scatenante e ineluttabile di questa contraddizione che ancora pervade la società dall’antichità ai giorni nostri.

Sir Edward Burnett Tylor, fondatore dell’antropologia accademica dei paesi anglofoni disse nel primo trattato di antropologia:

“La cultura intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’individuo come membro di una società. La condizione della cultura nelle varie società del genere umano, nella misura in cui può essere indagata sulla scorta di principi generali, è un argomento che si presta allo studio delle leggi del pensiero e dell’agire umani”.

Poiché i valori relativi ai ruoli sessuali riflettono non solo le usanze dei tempi passati, ma anche le opinioni e i pregiudizi correnti, non protetti dai riflussi di abitudini ataviche, è importante ravvisare cosa c’è nel quotidiano che riflette le antiche consuetudini.

“Esse sono in realtà, andate più indietro delle madri, resuscita intorno a loro, terrore e conformismo, e nel loro aspetto fisico, convenzionalità e miserie che parevano superate per sempre”.
Pier Paolo Pasolini, in: “Scritti corsari”

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One Response to Miss Università e la “cultura” del Bunga Bunga

  1. SARA ha detto:

    A prescindere che sono brutte ma nemmeno io che ero ignorantella (ma bella non ste cozze)ho partecipato mai a quei concorsi da demente sebbene consigliata da tante amiche ragazzi etc..il cervello anche se non aveva studiato ci arrivava era una fiera per mentecatte..a distanza di tanti anni non mi spiego come chi studia possa conciliare apertura mentale data dallo studio e sfilare a culo all’aria davanti a dei vecchi che giudicano..boh..bei passi avanti hanno fatto accademicamente parlando le donne :-))..per me quelle non sono studentesse saranno le sciampiste della moglie del rettore

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