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Varoufakis, vi racconto cosa è successo all’Eurogruppo

maggio 30, 2015 • Economia, z in evidenza

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Il ministro delle Finanze greco spiega cosa è realmente successo all’Eurogruppo di Riga del 24 aprile.

 di Yanis Varoufakis

Era il 24 aprile. Il meeting dell’Eurogruppo che si teneva quel giorno in Lituania era di grande importanza per la Grecia. Si trattava dell’ultimo incontro dell’Eurogruppo prima della scadenza che ci eravamo dati al precedente Eurogruppo per raggiungere un accordo sulle riforme che la Grecia avrebbe dovuto implementare per sbloccare la trattativa con i creditori.

Nel corso di quell’incontro, che non produsse un accordo, i media iniziarono a riportare una serie di notizie “trapelate” dal meeting che dipingevano un quadro totalmente falso di quello che stava avvenendo all’interno. Giornalisti autorevoli e venerabili canali d’informazione riportarono menzogne e illazioni in merito sia a quello che i miei colleghi mi avrebbero detto, sia a quello che io avrei riposto e alla mia presentazione della posizione greca.

Nei giorni e nelle settimane che seguirono i media furono dominati da queste falsità, che quasi tutti – nonostante le mie smentite – presero per vere. Il pubblico, travolto da quel torrente di disinformazione, finì col convincersi che nel corso dell’Eurogruppo di Riga del 24 aprile i miei colleghi ministri mi abbiano insultato (chiamandomi “un perditempo”, “un giocatore d’azzardo”, “un dilettante”, ecc.), che io abbia perso le staffe e che, di conseguenza, il mio primo ministro mi abbia “estromesso” dai negoziati. (È stato anche detto che non avrei più partecipato agli incontri dell’Eurogruppo, o che sarei stato “supervisionato” da qualcun altro del ministero). Ovviamente, non c’era assolutamente niente di vero in queste affermazioni.

  •  I miei colleghi ministri si sono sempre rivolti a me in tono collegiale, educato e rispettoso.
  • Non ho mai perso le staffe durante l’incontro, o in qualunque altra occasione.
  • Continuo ad essere a capo dei negoziati, e a rappresentare la Grecia all’interno dell’Eurogruppo.

Poi è uscito un articolo nel New York Times Magazine che ventilava la possibilità che fossi in possesso di una registrazione audio dell’incontro. Ed improvvisamente tutti i giornalisti e i canali d’informazione hanno cambiato versione. Senza la minima scusa per le tonnellate di fango che mi avevano gettato addosso per settimane, hanno iniziato a dipingermi come una “spia” che aveva “tradito” la “riservatezza” dell’Eurogruppo.

Ho recentemente parlato di questa storia con Andrew Marr della BBC. Come ho spiegato a Marr, poiché questi incontri non vengono verbalizzati, mi capita spesso di registrare i miei interventi e le mie risposte sul mio cellulare, soprattutto quando devo parlare a braccio. Ovviamente, lo faccio per essere in grado, successivamente, di ricordarmi le frasi esatte che ho usato e per poter riferire con precisione quello che ho detto al mio primo ministro, al gabinetto, al governo, ecc. Ho fatto lo stesso anche all’incontro di Riga, e quando sono tornato ad Atene ho usato la registrazione per preparare il rapporto per i miei colleghi.

Nei giorni e nelle settimane seguenti, sono rimasto impassibile di fronte al torrente di falsità dette nei miei confronti. Non ho risposto alle provocazioni e mi sono rifiutato di divulgare qualunque dettaglio su quello che era stato detto all’incontro. Non ho neanche pubblicato il testo del mio intervento (figurarsi diffondere la registrazione).

Ai miei detrattori dico: Non avete ricevuto nessuna fuga di notizie da me nel corso di quell’incontro, o di qualunque altro incontro. Nessuno meglio di me ha rispettato la confidenzialità di quegli incontri, nonostante tutte le falsità dette sul mio conto in merito a quegli incontri e gli attacchi personali che ho subito.

Ai miei concittadini europei dico: Forse dovremmo tutti cominciare ad essere un po’ più scettici nei confronti dei media. E forse dovremmo chiedere maggiore trasparenza a quelle istituzioni europee che in nome dei cittadini europei prendono decisioni di monumentale importanza, senza che i verbali dei loro incontri vengano mai pubblicati.

Segretezza istituzionale e superficialità giornalistica non lasciano ben sperare sul futuro della democrazia europea.

 

altre fonti: eunews.it

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