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Mafia e Politica, un amore così grande

maggio 28, 2015 • Politica, z in evidenza

 

Pa_Palazzo_dei_Normanni

di Dario Cataldo

Ci risiamo. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” recita una nota canzone di Antonello Venditti. L’amore trionfa sempre, supera tutte le avversità. Peccato che non stiamo parlando della più romantica tra le storie d’amore bensì di squallide vicende clientelari, di opportunismo e corruzione. Sì perché la relazione tra Mafia e Politica, in Sicilia è questo: un viscerale amore tenuto in piedi dal marcio che ha radici profonde, radicate, direi quasi indissolubili. Un matrimonio a prova di divorzio, resistente al logorio del tempo e dello spazio.

Cambiano i volti, cambiano i manifesti elettorali, i programmi di partito ma la sostanza è sempre la stessa: tu mi porti i voti e io ti prometto un guadagno, “i picciuli”. È questa la morale dello scandalo che sta riempendo le pagine dei giornali. I fatti risalgono al 2012, in Sicilia, per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo e dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Da accurate indagini sono emersi indizi che hanno indotto la Guardia di Finanza a eseguire cinque misure di custodia cautelare emesse dal Gip di Palermo nei confronti di altrettanti soggetti. Tra questi, due consiglieri regionali tuttora in carica e un ex deputato dell’Ars. Roberto Clemente, eletto tra le liste del Pid e Nino Dina, Presidente della Commissione Bilancio – ma che coincidenza – dell’Assemblea regionale, ex Udc. Franco Mineo, tra l’altro non nuovo a queste vicende perché indagato per intestazione fittizia di beni, è l’ex deputato che ha beneficiato del voto di scambio. Chiudono la cinquina Giuseppe Bevilacqua del Pid, mai eletto tra le fila del Consiglio comunale e un finanziare, Leonardo Gambino, accusato di corruzione.

I magnifici cinque sono agli arresti domiciliari, per chiarirsi le idee, per riflettere nell’attesa che la magistratura faccia il suo corso – questo almeno è quanto si riassume dal concetto di Rosario Crocetta, il Presidente della Regione, intervenuto sulla questione

Nodo cruciale sono le numerose intercettazioni in cui si fa esplicito riferimento a dinamiche ben note: soldi e lavoro in cambio di voti, in cambio di una fetta di potere che come il buon vecchio Giulio Andreotti insegna, “logora chi non ce l’ha”. Mai aforismo fu più azzeccato, d’altronde l’ex Presidente conosceva bene la Sicilia.

Succhiare alle mammelle del potere per riempire uno stomaco mai sazio. Perché sbattersi da un comizio all’altro, tra una fabbrica che sta chiudendo i battenti e una piazza al freddo o sotto la pioggia quando è possibile ottenere voti facili, ora e subito? Basta sganciare la mazzetta, aprire il portafoglio o promettere lavoro. Ma certo, perché non sfruttare i poveri disgraziati e disoccupati, facili prede dei due poli del potere? Perché non accrescere il bacino dei parassiti che attingono al nettare di mamma Regione per garantire una sacca elettorale pronta alle esigenze elettorali? In una terra spaccata in due, divisa da una rete stradale fatiscente che ha separato l’est dall’ovest dell’isola, creando notevoli disagi ai cittadini, lo scandalo che si sta consumando ora dopo ora è la zappa sui piedi che purtroppo ti aspetti. D’altronde, cosa poteva nascere da una Casta che si spalleggia a vicenda, incompetente e raccomandata dai Boss di turno?

Una situazione incresciosa qual è la fotografia isolana attuale. A ridosso di una tornata elettorale e al varco con le prossime regionali del 2016, la vecchia “Trinacria” è chiamata a fare pulizia della sporcizia.
Il pattume fetido e nauseabondo è la vera piaga di questa terra. Ancor più di quello che si vede per le strade, che trabocca dai contenitori della nettezza urbana per una cattiva gestione dei rifiuti, è quello che siede ai vertici del potere, che camuffato da lindo e senza macchia avvocato della legalità, scende a compromessi inverosimili per continuare a mangiare a scrocco, ai danni dello sfruttato di turno.

Palazzo dei Normanni è la sede del Parlamento più antico d’Europa. Oltre a questo lodevole primato c’è anche quello più criticabile di essere il più indagato del Continente. Sono 30 i deputati coinvolti nell’arco di diverse inchieste, che considerando la capienza complessiva di 90 posti, racchiude il senso di un degrado culturale e di valori.
Attraverso i secoli, i siciliani hanno saputo rialzarsi dopo cadute eclatanti. Come l’araba fenice sono sempre rinati dalle proprie ceneri. Possono privarci del lavoro, del denaro, della libertà di decidere, ma non della dignità, della speranza da tramandare alle generazioni future.

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