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L’oscurantismo dei porporati è una sconfitta per l’umanità

maggio 28, 2015 • z editoriale

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di Maria Teresa Busca

“Educare al rispetto di tutti, alla non discriminazione e al superamento di ogni forma di bullismo e di omofobia, è doveroso, lo abbiamo sempre affermato: rientra nei compiti della scuola. Ma l’educazione alla parità di genere, oggi sempre più spesso invocata, mira in realtà ad introdurre nelle scuole quella teoria in base alla quale la femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso, ma dalla cultura.”

Le parole sulla parità di genere che il cardinale Angelo Bagnasco ha pronunciato nella sua prolusione ai vescovi in occasione della 68° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana tenutasi a Roma dal 18 al 21 maggio 2015 hanno un peso specifico molto elevato. Negare l’educazione alla parità di genere, vuol dire negare la parità di genere, vuol dire negare l’identità a moltissime persone che rappresentano una cospicua minoranza. E vuole anche dire accreditare moltissime persone, una cospicua maggioranza, a sentirsi esseri superiori soltanto perché capaci di unioni eterosessuali.

Inoltre le parole “quella teoria in base alla quale la femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso, ma dalla cultura” sono volutamente fuorvianti in quanto riassumono con arroganza situazioni complesse, sfaccettate e sovente dolorose. Situazioni, in questo caso, vuol dire persone, vuol dire un nome, un cognome, un corpo, un volto, una voce, uno sguardo. Bagnasco non vuole che queste persone siano riconosciute e rispettate, sono e devono rimanere di serie B. Non possono sposarsi, non possono realizzare pubblicamente la loro unione, tantomeno pensare di avere dei figli, perché in questo caso l’anatema è esponenziale, due omosessuali che vogliono sposarsi e avere un figlio con una tecnica di riproduzione assistita.

Gli eventuali figli di coppie omosessuali vengono paragonati agli “orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide”. Perché, invece, questi orrori non sono mai accostati alla metastasi del clero pedofilo?
La famiglia, quella doc, è il “perno insostituibile e incomparabile della società”. Certo, gli eterosessuali sono evidentemente esenti dal peccato originale e come re Mida tutto ciò che toccano diviene oro.

Per rafforzare la discriminazione vengono evocati i trecentomila (una vera minoranza!) che un anno fa si recarono in piazza san Pietro per chiedere al Papa una buona scuola e sono definiti “un popolo senza targhe, trasversale”. Invece quello che Bagnasco chiede sono proprio le targhe, targhe, che a seconda del sesso e di tutte le implicazioni che comporta il riconoscimento sociale attraverso l’identità di genere, vengono applicate alle persone per dare loro un apprezzamento che porterà a giudizi di valore, distinguendole in categorie. Viene chiamato “indottrinamento”, con accezione spregevole, il proposito di educare i giovani al rispetto delle diversità, il proposito di far sì che pur parlando lingue diverse ognuno intenda l’altro.

Viene dimenticato che proprio nel Nuovo Testamento la diversità è ricchezza e produce armonia (At 2, 1-11). Perché negare l’amore tra persone dello stesso sesso? Perché negare il riconoscimento ufficiale a questo amore? Riconoscimento che non viene chiesto alla Chiesa, ma allo Stato. Il monito di grande civiltà di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio è ogni giorno disatteso in Italia. Accumulare il denaro dell’IMU che dovrebbe essere versato nelle casse dello Stato è cosa buona, (in effetti, con tutte le proprietà che la Chiesa possiede) ma lo Stato non si azzardi a promulgare leggi che riconoscono la parità dei cittadini. È lì che la Chiesa si blocca, la parità tra i cittadini è negata in base al modo in cui essi esercitano la loro realizzazione sessuale. Il controllo delle anime passa attraverso il controllo dei corpi, e più si accorgono di perdere anime più intensificano la vigilanza sui corpi.

Sabato 23 maggio 2015 in Irlanda un referendum ha decretato che possa esserci il matrimonio tra due persone senza distinzione di sesso. Questa vittoria della civiltà è stata interpretata come “una sconfitta dell’umanità” da parte del Segretario di Stato vaticano Parolin che annuncia di volersi impegnare sempre di più a “evangelizzare la nostra cultura”. Il che tradotto in termini laici significa che verrà cercato e trovato il modo di accrescere sempre più una colpevole distanza tra omosessuali ed eterosessuali.

Al Sinodo si parlerà dell’«accoglienza» nella Chiesa degli omosessuali. Accogliere che cosa vuol dire in questo caso? Prima di tutto che c’è sempre stato un rifiuto e che adesso con grande generosità e mille umilianti condizioni si parlerà di accoglienza. Ovvero, quello che dovrebbe essere un gesto talmente normale, da essere indiscutibile per un’Istituzione che vanta come fondatore Cristo, sarà oggetto di dibattito tra gli addetti ai lavori.

È davvero una sconfitta dell’umanità questa. È una dura sconfitta creare linee invalicabili tra le persone e incoraggiare il pregiudizio e l’emarginazione che possono essere seguiti talora da aggressioni fisiche o psicologiche, generando violenza e bullismo. Tutto questo può soltanto impedire la crescita civile e morale della società.

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