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La musica costruisce ponti

maggio 25, 2015 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

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Matteo Cresti
Ed anche quest’anno l’Eurovision Song Contest si è concluso. Ed anche quest’anno si è rivelata un’ottima occasione per costruire ponti, libertà e democrazia. Non a caso lo slogan di quest’edizione era proprio “building bridges”, cosa quanto mai necessaria in un’Europa sempre più divisa e frantumata.

In quest’Europa, dove la disgregazione e la diffidenza sembrano sempre più essere la moneta comune, dove si litiga per questioni economiche, e dove la guerra continua a fare da padrona (anche se sono passati cent’anni dalla Grande Guerra, ancora oggi assistiamo impassibili a tanti conflitti: Ucraina oggi, ieri la Georgia, ancora prima i Balcani), in quest’Europa, sembra davvero che la musica possa davvero costruire un ponte fra culture distanti e a volte nemiche.

L’abbraccio tra Conchita Wurst e Polina Gagarina, la cantante russa, ne è forse il simbolo. La musica è riuscita a conciliare e unire la cantante drag queen, attivista e testimonial nella battaglia per l’uguaglianza e il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali e Polina Gagarina, la cantante che proviene dal paese che negli ultimi anni si è contraddistinto per un politica decisamente anti-gay. Non a caso la musica è un linguaggio universale, più diretta di mille parole e discorsi.

Abbiamo così anche un vincitore, meritatissimo: lo svedese Mans, che ha battuto la russa Gagarina e l’italico trio Il Volo, che non ha avuto nessuna pietà per le nostre sanguinanti orecchie, infliggendoci la solita zuppa neomelodica condita con tanto “ammooore” (e alla faccia della tradizione!). Come al solito infatti ci siamo rinchiusi nel nostro provincialismo, riproponendo sonorità stantie che all’estero piacciono tanto perché fanno “colore”. E come al solito ci siamo rifugiati nei sentimenti, nell’amore, come se fosse l’unica cosa degna di essere sviluppata in una canzone.

Ecco allora la ventata di novità, dalla vincitrice “Heroes” degna erede della scorsa trionfatrice “Rise like a Phoenix”, ma anche di altre canzoni che trattano i temi più disparati dalla guerra (la francese), ai bambini lasciati soli dai genitori emigranti (la Romania) fino a quella della vincitrice morale di questa edizione: l’Armenia.

A cent’anni dal genocidio negato l’Armenia propone un gruppo di cantanti provenienti dalla diaspora armena nel mondo, con una canzone che nel ritornello canta: “Non negare, non negare mai”, dimostrazione vivente di come ci siano tanti modi per ricordare e di come la canzone possa occuparsi anche di temi impegnati. Una menzione particolare poi alla cantante della Serbia: Bojana Stamenov, che canta orgogliosa la propria differenza: “La bellezza non mente mai… alla fine io potrò dire: sì sono diversa e va bene!”. Grazie Bojana: hai proprio ragione!

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