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Silvio nostrum, dalla discesa in campo alla discesa in porto

maggio 22, 2015 • Politica, z in evidenza

 

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di Seila Bernacchi

E’ dell’altro ieri una fantastica intervista rilasciata dall’ex premier – ebbene sì, lo è stato – Silvio Berlusconi alla tv TelePadova. Nel corso dei 30 minuti di dichiarazioni sulla politica interna, la crisi dei partiti, le ricette economiche etc. il sultano B. ha avuto modo di dire la sua anche a proposito della questione dei migranti.

Nonostante la batosta incassata nella prima tornata delle elezioni in cui il padre padrone di un non-partito che ormai ha percentuali di consenso a cifra singola, Berlusconi – sul tema dell’immigrazione – ha riproposto il suo stile auto-incesatorio vantando il successo del suo governo nella gestione dei flussi e nei rapporti con i governi dei Paesi affacciati sulla sponda sud del Mediterraneo. Ricordando orgoglioso la sua amicizia con il Colonnello Mu’Ammar Gheddafi che – dice l’ineffabile statista – non si capisce perché ”si sia voluto colpire ” visto che era stato “addomesticato da Silvio Berlusconi” e aveva ottimi rapporti e concordati con l’Italia dell’egoarca per gestire i flussi migratori.

Il pensiero corre sgomento a come – l’addomesticato tiranno libico – venne accolto in pompa magna con tende beduine e amazzoni in sella, a come la capitale di un paese sulla carta ‘occidentale’ e liberal democratico diventava scenografia di un circo safari i cui attori si prostravano in inchini di benvenuto a uno dei più sanguinari dittatori arabi. Provando a superare lo sgomentato sempre più attoniti apprendiamo come la sua amicizia col colonnello fosse una panacea per il tema delle migrazioni. Infatti – prosegue l’anziano visionario – “al tempo del mio governo in Libia c’erano 6000 militari, anche il sabato e la domenica, che raggruppavano queste persone in campi d’accoglienza e poi c’era un pullman che portava queste persone nello stato di provenienza”.

C’è da dire che la senilità non si manifesta in tutti allo stesso modo, c’è chi viene compromesso in alcune funzioni organiche, chi presenta progressivi deficit fisici, chi viene colpito nella memoria. Dev’essere questo il caso del nostro egoarca che o troppo distratto nella complessa gestione di via Olgettina o tanto fiducioso da essere ignaro di quanto avvenisse ai migranti che arrivano o venivano riportati in Libia dimentica che il Paese del Colonnello (come peraltro è adesso in mano alle milizie armate) era divenuto un limbo infernale per i migranti, che qui venivano detenuti a tempo indefinito in campi di concentramento, torturati e abusati. Del resto doveva aver dimenticato già allora, nei suoi accordi bilaterali con l’amico Mu’Ammar, che la Libia non ha mai sottoscritto la Convenzione ONU sui diritti dei rifugiati del 1951, per cui chi in questo Paese transita per sfuggire a guerre e torture non vede riconosciuti i suoi diritti umani fondamentali né vi sono norme sul diritto d’asilo.

Sono tutti migranti ‘proibiti’ che – ai tempi di Gheddafi – venivano dopo la detenzione e le sevizie subite rispediti nei paesi d’origine a rischio di persecuzione e torture. E quegli accordi bilaterali, avranno certamente fatto dormire sonni tranquilli all’allora Ministro degli esteri Maroni e all’oggi rampante Matteo Salvini, ma ci hanno dato la vergogna – basta leggersi qualche rapporto di Amnesty International – di contribuire anche noi a rispedire nell’inferno libico persone che solo inferno avevano già vissuto, poiché le nostre autorità riportavano in Libia i migrati intercettati nel Mediterraneo senza nemmeno fermarsi in un porto italiano a verificare se ci fossero persone cui – non poter – ma dover riconoscere lo status di rifugiato.

Per Berlusconi tutto questo è stato un gran successo del suo governo. Adesso la questione migratoria è un problema enorme, le primavere arabe hanno fatto gran danni e stati islamici stanno prendendo il sopravvento, “anche il Libia – ci spiega il sultano – c’è uno stato islamico vicino a Bengasi che dista solo 300km dalla nostra capitale”.
La senilità deve aver effetti anche su semplici calcoli di distanze geografiche, ma pietosamente non ci soffermeremo sulla ristretta rotta Roma-Bengasi che campeggia nella mente del satrapo. Concludiamo invece con le ricette che il grande manager metterebbe in campo per occuparsi di flussi migratori. Del resto chi meglio di lui – con il capolavoro che ha alle spalle su questi temi – può con candore indicare la strada da seguire? Dichiara infatti “La cura per questa malattia è impedire che ci siano imbarcazioni adatte a far partire questi migranti”.

Ora, che le imbarcazioni che partono dai porti libici siano “adatte” al trasporto di persone è di per sé opinabile visti i numeri dei barconi che naufragano nel mare nostrum, ma sorvoliamo ancora sulla lettera e addentriamoci nell’illuminante modalità con cui il satrapo porrebbe in essere efficaci strategie dissuasive alla partenza di disperati in fuga. “Non serve bombardarle con i droni che oltre a fare vittime civili distruggerebbero la pèsca rivierasca. Per rendere non navigabili queste barche dobbiamo intervenire con contingenti di uomini (…) basta sottrarre il motore e praticamente la barca resta lì. A quel punto è un bene che non perde di valore e un domani si può rimettere in grado di navigare”. Un capolavoro diplomatico, umanitario ed economico. Infatti deve essere un gioco da ragazzi accordarsi con le frammentate e belligeranti autorità libiche, le tribù contendenti e intervenire nei loro porti con un contingente di uomini e, con maestria e astuzia degna di Odisseo, togliere l’organo propulsore del mezzo marittimo, il motore. Come non averci pensato prima?

Ma la ricetta, dicevamo, si rivela anche una mossa umanitaria di rara empatia, infatti immaginiamo che i migranti che hanno attraversato guerre, deserto e vessazioni si sentano finalmente al sicuro all’idea di rimanere in Libia o di essere rispediti dove andrebbero incontro a morte più certa di quella mediterranea. L’argomentazione però è stringente e non poteva non fondarsi sulla forza manageriale del sultano milanese. Infatti è evidente nella dichiarazione del caimano che ciò che lo preoccupa massimamente – come peraltro dovrebbe essere per chiunque intenda affrontare seriamente la questione migrazioni – non sono gli uomini ma la salvaguardia della pesca rivierasca – di cui dev’esser intenditore – e, soprattutto, le barche.

Non si può non sottolineare l’acume manageriale di chi si preoccupa che questi barconi non perdano valore economico e possano essere riutilizzati nel futuro. Manca qualche rifinitura al piano strategico di Berlusconi, diciamo qualche aggiustamento operativo, forse dovremo fornire remi ai proprietari delle carrette, offrire manutenzioni per preservare i mezzi dall’usura del tempo. Già, il tempo. Per quanto tempo questi migranti si incaponiranno a venir da queste parti? Non si rendono conto del danno che possono fare a barconi costretti in porto privati del motore?

Parliamo seriamente: c’è da essere orgogliosi che i migliori ingegni di questo Paese – a destra e a sinistra – si preoccupino con tanto afflato di questa annosa questione. Gli uni o gli altri riusciranno a venirne a capo, se non il satrapo appropinquandosi notte tempo ad un barcone ancora provvisto di ‘brum brum’, a riuscirci sarà Alessandra Moretti, PD, che farà arrotondare la pensione agli anziani accogliendo profughi. Che spessore di pensiero, quale delicatissima sensibilità umana. Ha sempre ragione Renzi: “l’Italia si è rimessa in moto”. Questi motori libici fanno navigar come schioppettate.

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