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Il Movimento 5 stelle secondo il filosofo Paolo Becchi

maggio 18, 2015 • Politica, z in evidenza

 

 

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Di Luigi Coppola

Becchi a PortoTorres, prove di ripartenze. L’incontro con Paolo Becchi è stato molto interessante. Le sue considerazioni sul M5S sono state critiche ma anche molto costruttive. “Si evince infatti che o il M5S vince, ed attua istantaneamente i cambiamenti necessari in ambito politico, etico e di democrazia partecipativa, oppure il rischio è quello di dover assistere per 5 anni al solito teatrino dei politici di mestiere senza poter far poi molto…il cambiamento deve avvenire quì ed ora.. ”

Con questo post pubblicato sul suo profilo social, Sean Christian Wheler, candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative al comune di Porto Torres, commenta l’incontro con il prof. Paolo Becchi, filosofo genovese (docente all’Università della Lanterna) già ideologo del Movimento 5 Stelle, avvenuto lo scorso 14 maggio in uno spazio autogestito sul corso principale del centro turritano.

A conclusione dell’animato dibattito consumatosi con alcune decine di cittadini e attivisti pentastellati, più di una perplessità aleggiava fra gli stessi organizzatori del meet up, circa l’attrazione (la campagna elettorale si è avviata nella fase calda, prossima al 31 maggio, che chiamerà alle urne i cittadini di 169 comuni sardi, compresi tre capoluoghi di provincia: Nuoro, Sanluri e Tempo Pausania) suscitata nei partecipanti e l’aspettativa d’intercettare l’evocato e puntuale “voto di protesta” degli indecisi.
«Qui ad Atene, noi facciamo così.» – Il discorso di Pericle agli Ateniesi, letto da Wheler, risuona nel locale dove seduti, i partecipanti formano un ampio cerchio, pronti al giro di esperienze. “E chiaro che qui come altrove non siamo ad Atene” – attacca Becchi. Il quale dopo aver ripreso la crisi di delegittimazione, che morde da lungo periodo l’idea di una democrazia partecipata dai cittadini, è passato a rievocare la genesi del M5S.
Ricordando l’entusiasmo sortito con l’innesto di novità salienti dai contenuti innovativi e dirompenti: gli elementi di democrazia diretta, la proposta di introdurre il referendum abrogativo senza quorum, le leggi di iniziativa popolare. Azioni tutte atte a smontare i privilegi endemici della casta politica nazionale.
Una serie di attività virtuose, avallate soprattutto dalla “pancia” di milioni di elettori delusi dall’ultimo ventennio se non dal cinquantennio post industriale dei ’60.

Nell’analisi del filosofo ligure non tardano le critiche che diventano macigni: un terzo dei parlamentari pentastellati è uscito o peggio, è stato espulso dal movimento. Alcuni dei fuoriusciti hanno, ingrossato le fila del PD o addirittura di Scelta Civica, fondata da Mario Monti. Quest’ultimi sarebbero meritevoli di “immediata fucilazione”, a detta di Becchi. Che subito specifica di aver usato una fra le sue note “metafore”.
Alcune decisamente forti che hanno spinto la premiata ditta intestataria del movimento (Grillo – Casaleggio) a prenderne le distanze prima, per considerarlo (di fatto) poi, fuori dalla macchina operativa della struttura.

Un isolamento esternato dal professore che non nasconde la propria delusione per la gestione verticistica del movimento. Che ha posto nella partecipazione diretta e democratica di ogni cittadino il proprio dna. Cifra indelebile e discontinua rispetto a tutti gli altri partiti tradizionali.
Paradossalmente, nell’analisi di Becchi, nel picco più alto del consenso popolare grillino, coinciso con l’exploit alle ultime politiche nazionali del 2013, le virate imposte dal fondatore, assecondate dal gruppo dirigente (i parlamentari eletti, ortodossi al canto solitario del Grillo), avrebbero diradato lo slancio radicale della base, virtuale e virale, nata e prolificatasi nel web. Una serie di iniziative intraprese in totale autonomia, avrebbe creato una frapposizione netta con gli esponenti del “palazzo”. Creando quella “istituzionalizzazione” del movimento, letale per la rivoluzione culturale annunciata tre anni fa. In particolare l’affrancarsi da una netta abiura dell’euro in occasione delle ultime consultazioni europee e l’imposizione dall’alto dell’attuale direttorio. Forte di cinque onorevoli «cittadini» (quattro dei quali campani), plenipotenziario, rispetto alla volontà della base, “certificata on line”. Altro limite penalizzante per Becchi la forte componente autoreferenziale dei grillini. Manifestata nell’incapacità di aprirsi agli esterni con la ridotta abilità d’intercettare nuove schiere di neofiti al movimento. La dura requisitoria non smentisce il “primo amore” e una forte nostalgia per l’adesione personale all’azione politica iniziata dall’attore genovese. C’è qualche imbarazzo fra i giovani candidati presenti, esordienti in una competizione elettorale.

Paola Conticelli ricorda il dato locale in controtendenza con i risultati nazionali delle ultime europee pro Renzi, che sancirono il M5S al primo posto in città con il 36%.
Sofia Fiorillo, consigliere comunale a Sassari, evidenzia l’operazione verità sui conti del bilancio amministrativo, portata avanti nel capoluogo turritano.
Becchi rincalza con la comunicazione alterna del vertice che proibisce in origine la partecipazione degli attivisti in tv, salvo poi riabilitare il mezzo televisivo quale irrinunciabile strumento di propaganda. Lo stesso professore, fautore convinto dell’uscita italiana dall’euro, non segnala alcuna alternativa utile per la eventuale moneta suppletiva e le relative politiche economiche e fiscali per sostenere questa estrema opzione. Vietato ancora il dialogo o le alleanze con alcun partito parlamentare: opportuno solo lo sviluppo di altri nuovi movimenti. Dalla sala risuona la “coalizione sociale” di Landini. Mentre “…non si possono attendere intere legislature per il cambiamento…” (il 51% vagheggiato dallo stesso Grillo ? ), lo stesso oratore ricorda che la rivoluzione francese non ha impiegato anni per la sua attuazione.

Nessun cenno rispetto l’ultima bufala mediatica lanciata nei giorni scorsi (ancora per frenare l’eventuale “temuto” cappotto elettorale?), sulla prevenzione ai tumori della mammella, opportunamente ritoccata dopo l’unanime (voluta?) levata di scudi. A proposito di questa ennesima grave boutade che da maggiore adito alle convergenze strumentali del main stream nell’ associare Grillo a Bossi, anche uno stralcio di Roberto Saviano sulla particolare situazione in Campania, estratto da un suo intervento del 15 maggio, non lascia diversi margini d’interpretazione:
“Le posizioni antiscientifiche di Grillo, non stigmatizzate dai 5 Stelle, mi convincono del fatto che in politica l’ignoranza degli onesti è una cosa molto molto pericolosa. Non basta essere incensurati, non condannati, non indagati. Bisogna essere prima di tutto responsabili.”
Sul tema della «responsabilità» la partita si potrebbe riaprire. L’offerta elettorale per il cambiamento, nelle amministrazioni comunali sarde come nelle sette regioni prossime al voto è quella che è. Probabile la tenuta dell’astensionismo, per la responsabilità degli elettori, oltre quella degli eletti, se ne dovrà riparlare.

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