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Son tutte belle le mamme del mondo

maggio 13, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

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di Maria Teresa Busca

Una donna, che i giornali chiamano con l’aggettivo che le viene dalla professione che esercita, tassista, viene stuprata. L’aggressore è arrestato e la madre supplica di non considerarlo un mostro: “È un ragazzo che ha sofferto, e anche se voi pensate che le parole di una mamma non contano niente, è quella la causa di tutto. Non è cattivo.”

Le parole di una mamma, invece, contano molto, contano soprattutto quando vengono dette o vengono taciute al figlio. Quando alle parole si accompagnano atteggiamenti e azioni che le consolidano. In effetti contano davvero poco quando la mamma, in omaggio alla tradizione, difende il figlio che ha commesso un crimine. Un crimine gravissimo, ha picchiato, rapinato e violentato una donna. Se non si vuole chiamarlo mostro, termine generico, lo si deve chiamare criminale, termine specifico. Invece per la mamma non è neppure cattivo.

Evidentemente per lei è rimasto il bambino buono che probabilmente nell’infanzia è stato Non si vuole entrare nel caso specifico, ma questo è un tragico spunto per un’amara riflessione. Contro la violenza sulle donne vengono indette giornate internazionali, cortei, manifestazioni, tutto il mondo civile concorda, eppure questa violenza continua a essere perpetrata.

E cosa assai più grave continua a essere giustificata. O per il tragico passato dell’aggressore, o per un raptus inarrestabile, o per una dose di alcool eccessiva, gli aggressori e, sovente, le loro madri hanno una giustificazione. Tra le lacrime, naturalmente, la madre spiega che il figlio non è cattivo, usando ancora il linguaggio dell’infanzia, quando si dice cattivo a un bambino che ha commesso un’innocente marachella.

Questo a dimostrare che neppure la madre si rende conto di quanto è realmente successo. Saranno giudici, avvocati e tribunali a intervenire, seguiranno richieste di pena contro attenuanti, tre gradi di giudizio, intanto la donna violentata dovrà rivivere la violenza subita più volte. Sapendo che un’altra donna, che teoricamente dovrebbe essere ancora più ferita di lei, concretamente sta scusando in pubblico il suo aggressore perché non è un bambino cattivo.

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