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“La borsa di Calvi”, un giudice racconta la verità dei fatti

maggio 11, 2015 • Io Leggo

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Redazione

“La borsa di Calvi edito da Chiarelettere,  un libro che mette a nudo la drammatica realtà del Paese, come Calvi riciclava i soldi sporchi provenienti dalle mafie, come finanziava il Vaticano, i soldi concessi a Woytila dal Banco per finanziare Solidarnosc in Polonia, e i rapporti tra mafia e politica.

Dopo oltre trent’ anni trascorsi da quella stagione fitta di misteri eversivi, tredici dopo quella pubblicazione, e soprattutto, ad un lustro dalla ultima definitiva sentenza della corte d’assise d’appello (che confermò l’assoluzione, per insufficienza di prove di tutti gli imputati), il giudice Mario Almerighi torna su quella complessa vicenda.

Le mafie e la ricerca costante del dialogo con le istituzioni, finalizzato a creare un potere che mira a sostituirsi a quello dello Stato. Un esito fatale per la democrazia. Siamo passati da un breve periodo di presa di coscienza, a quello attuale in cui si ha un riflusso dell’ingerenza delle mafie sullo Stato. Per sconfiggere la corruzione e il sistema mafie, bisogna guardare dentro lo Stato, e lavorare sul piano culturale, che è la cosa più difficile, ma fondamentale per modificare le cose.

Questo è il messaggio che Mario Almerighi vuole dare con il libro La borsa di Calvi, riportando alla luce una vicenda oscura della storia politico – economica e sociale dell’Italia, i legami con Ior e Vaticano, mafia politica e banche. Un intreccio di illegalità che inevitabilmente ci portano a riflettere su quanto siano attuali questi problemi, e sull’impossibilità nel risolverli unicamente alla repressione, se non si lavora contemporaneamente sul piano culturale.

Calvi era ossessionato dal segreto, noi sappiamo bene che la realtà dei fatti spesso non coincide con quella giudiziaria, motivo per cui è stato scritto questo libro. Lo scopo è quello di diffondere la verità, con la convinzione che con essa si diffonda anche la libertà.

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