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La Siria che muore

maggio 4, 2015 • Medio Oriente, z in evidenza

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Redazione

Una quarantina di diversi gruppi ribelli hanno lanciato una grande offensiva nella regione di Idlib, per tentar di bloccare l’autostrada M4 e interdire l’accesso al nord alle truppe di Assad (vedasi mappa a fianco). 

È di almeno 12 uccisi, tra cui tre minori, il bilancio di bombardamenti di artiglieria compiuti da miliziani anti- Assad su quartieri di Aleppo, nel nord del Paese, controllati dalle forze governative. Otto delle vittime appartengono alla stessa famiglia, mentre almeno 45 sono i feriti dell’attacco.

Circa 10.000 uomini con armi pesanti e carri armati tolti all’esercito operano da alcuni giorni in modo evidentemente coordinato, e questa è la novità di rilievo. Il gruppo maggioritario è quello di alNusra, affiliato ad alQaeda, che però combatte in accordo con i ribelli laici del Free Sirian Army, sostenuti anche dall’Occidente, oltre ad altre formazioni minori.

Non pare esserci nessuna partecipazione da parte di Daesh (cioè ISIS). L’attacco, evidentemente ben studiato a tavolino, è stato chiamato ‘La Battaglia della Vittoria’. La battaglia infuria dal 22 aprile. L’esercito di Assad impiega le forze d’elite e resiste accanitamente, ma per far fronte all’attacco a nord ha dovuto sguarnire altri punti della strada più a sud.

Come si è arrivati al coordinamento fra tanti gruppi ribelli diversi e in concorrenza fra di loro? L’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia sostengono la coalizione dei 40 gruppi ribelli, a quanto pare. I tre Paesi hanno probabilmente indotto i gruppi da loro sostenuti a cooperare per sconfiggere Assad. Non è affatto chiaro se sarà possibile mantenere la cooperazione anche dopo un’eventuale vittoria.

Con questa offensiva congiunta la situazione siriana giunge a un punto di probabile svolta − ma non in tempi brevi: nei prossimi giorni e forse ancora per settimane la carneficina raggiungerà picchi elevati. 

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