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Artigianato sardo e dintorni, storie che camminano.

aprile 21, 2015 • Lavoro, z in evidenza

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di Luigi Coppola

Un acquarello a carboncino, una tela brillante nei colori acrilici. Spray e grafiti, creta e soggetti animati. Epigrafie e stilemi, cifre stilizzate e loghi tridimensionali sino alla evoluzione dello stereotipo ambito nei modelli underground suburbani: il writer.

Un percorso comune a molti giovani italiani nati al tramonto del secolo scorso.

Naturale, quasi obbligato per un talento dell’isola, seconda come dimensione, al centro del Mediterraneo, prima, nella più bassa densità di popolazione.

Quello di Alessio Poddighe, sassarese, classe 1982, già manovale specializzato nella cantieristica stradale, riconduce ad un comune denominatore che tesse i legami ancestrali con la natura e le radici autoctone.

Incontro il giovane creativo a Porto Torres nel terzo sabato di aprile, quando l’intero corso principale è pedonalizzato per accogliere i primi croceristi della stagione che di prima mattina sono sbarcati nel centro turritano.

Il suo gazebo è una piccola fiera del legno. Taglieri e utensili, maschere e monili, pullulano in una schiera di colori ed espressioni, cifra della manifattura manuale. Un lavoro avviato da bambino e sviluppato in età adulta, sempre con gli «attrezzi naturali» membra del suo corpo: le mani.

«Sin da piccolo, vivendo in campagna, ho avuto un rapporto naturale con il legno. Avevo iniziato con i disegni. Son passato per i grafiti e poi con la creta. I pezzi finiti erano espressione della mia fantasia.»

La svolta avviene circa otto anni fa: in una edizione di Cortes Apertas ( il tradizionale “autunno in Barbagia”), a Mamoiada Alessio s’imbatte e s’incanta in un anziano del luogo.

Questi è intento a lavorare fuori il suo garage, su tavoli di castagni. Il mastro da vita al legno trasformandolo in una riproduzione perfetta, quasi umana.

Quella visione in diretta è una catarsi per Alessio. Che da quel momento si dedicherà alla raccolta (nei boschi dell’agro sassarese) e alla selezione del legno più idoneo ad essere manipolato: faggio, castagno, tiglio, ginepro. Materi prime sottoposte ad una faticosa sgrossatura preventiva al taglio e alla molatura. Fasi lunghe e laboriose prima di assumere soggetti e figure più varie. Con un piccolo compasso, un semplice righello e l’ausilio di una piccola monetina, Alessio imposta le tracce sui masselli squadrati. Una musica incessante alimentata dal ritmo sincrono di polsi e dita, accompagnata dai tocchi chirurgici di una piccola sgorbia e di uno scalpellino, il tagliere arricchito da una speciale laccatura alimentare, è pronto ad accompagnare a tavola affettati e prelibate pietanze tipiche.

Diversi ristoratori del centro storico di Sassari hanno già commissionato al giovane Maestro, più manufatti dalle svariate dimensioni, sia per esporre il logo della casa (insegne o decorazioni da parete) che per presentare le portate ai tavoli.

Le maschere tipiche barbaricine sono tutti pezzi unici che risaltano nella collezione Poddighe.

«Arrangiamenti personali» – precisa lo scultore che non hanno la presunzione di certificare la provenienza dei luoghi, ma rappresentano in ogni caso splendide riproduzioni rigorosamente fatte e cesellate a mano dei tipici Mamuthones e Issohadores di Mamoiada o dei Boes e Merdules di Ottana.

Riproduzioni anche in miniatura che diventano originali ciondoli da girocollo. Anche ad Alghero ci sono diversi rivenditori interessati alla produzione di Poddighe.

Che insieme alla sua compagna, attiva nel decoupage, ha pensato di riunire tutte le sue creazioni nel marchio “Arte a casa”. Al momento i veicoli di promozione dell’artigiano sono tutti i virtuali nel social network con due pagine dedicate (https://www.facebook.com/Arte.acasa?fref=ts%20e%20https://www.facebook.com/pages/Legno-Arte-Alessio/977420832291345?fref=t)

E’ dura far capire a molti potenziali clienti che i manufatti sono completamente fatti a mano e per completare anche un piccolo tagliere va via un giorno intero di lavoro” – precisa Alessio.

Proprio per questo il suo sogno insieme ad altri suoi colleghi (Gigi di Thiesi, Claudio Lallai di Cagliari, Giovanni Martini di Bosa, – alcuni dei suoi amici coetanei – dalle mani vitali)

sarebbe quello di poter avviare un laboratorio per unire queste potenzialità enormi, tradurle in una scuola permanente. Che possa contribuire anche ad un ritorno sostenibile da inserire in una filiera composita e organica di sviluppo economico.

Non sempre le associazioni, dai fini non sempre omogenei, riescono a salvaguardare queste attività di particolare rilievo umano e culturale.

Visitando il percorso autodidatta di Alessio o di altri giovani artigiani Sardi è difficile non evocare l’esperienza di Pinuccio Sciola.

Le istituzioni, locali e non solo, molto spesso hanno in casa straordinarie risorse che altrove esprimerebbero al meglio il proprio talento, restituendo al territorio ritorni importanti.

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