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Ebrei d’Europa, d’Israele e la pantomima del governo italiano sulla Palestina

marzo 2, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

 

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di Marco Brunazzi

Non ci si è soffermati abbastanza, dopo i due attentati terroristici di Parigi e di Copenaghen, sulla diversa enfatizzazione di due aspetti pur compresenti in entrambi.
Da un lato è stata amplissima la risonanza data alla questione dell’attacco islamista alla libertà di stampa e di critica e di satira (e degli eventuali suoi limiti). Dall’altro è stato invece passato quasi come “ordinaria tragedia di routine” la notizia dell’eccidio di quattro ebrei al magazzino kosher di Parigi e dell’ebreo addetto alla sicurezza della sinagoga di Copenaghen. In altri termini, nel primo caso, sia a Parigi che nella capitale danese, c’è un brutale attentato contro un’azione (le vignette, ecc.) giudicata dai terroristi ostile e inaccettabile.
Ma nel secondo quegli ebrei sono uccisi non perché hanno fatto o fanno una qualsiasi cosa ritenuta insopportabile dai loro carnefici, ma per il semplice fatto di essere ebrei. Che poi fossero o meno osservanti o magari atei, che fossero di madre ebraica o no, che fossero sionisti oppure no, che fossero favorevoli od ostili al governo israeliano in carica, tutto questo non rileva. Loro dovevano morire in quanto ebrei.
Ma questo accadeva appunto quando i nazisti imperversavano in Europa e lo sterminio degli ebrei in quanto ebrei era programmato e attuato ovunque possibile. Come non comprendere allora l’angoscia degli ebrei europei di fronte a questa terribile rivelazione? Che in Europa, nell’Europa democratica e civile del 2015, si può essere massacrati in quanto ebrei e basta.
In questa guerra sempre più asimmetrica i terroristi islamisti considerano nemico da eliminare chiunque (anche islamico, ma non al loro modo) sia da loro stessi definito unilateralmente come nemico e nemico da sopprimere. Ecco perché il primo Ministro israeliano ha potuto lanciare la proposta, certo demagogica ed elettoralistica, che a tutti gli ebrei d’Europa converrebbe rifugiarsi Israele.
Ma è dalle sedi europee, istituzionali e non, che dovrebbe levarsi ben più forte e netta, l’esecrazione per questi omicidi e la riaffermazione che nessuno potrà mai più osare di ripristinare le logiche sterminatorie della Shoah. Al contrario, superficialità, sottintesi giustificatori, ambiguità politiche e morali continuano a circolare nell’informazione e nell’opinione pubblica su di una questione che invece non dovrebbe proprio più ammettere né reticenze, né ipocrite distinzioni, né relativismi.
Del resto, parlando di superficialità, quanta informazione sta circolando sulle imminenti elezioni politiche in Israele? Quanti sanno che i sondaggi pre-elettorali vedono oggi pressoché appaiate la destra nazionalista e religiosa di Nethanyau con il “blocco sionista” di centro-sinistra che schiera il partito laburista e la formazione di centro dell’ex ministro Tzipi Livni. E che quest’ultimo schieramento si vuole impegnare nella riapertura del processo di pace con i Palestinesi e in una ripresa di quelle politiche sociali falcidiate dalle scelte ultraliberiste del governo?
O si pensa che tutti gli israeliani, in quanto ebrei, non si dividano politicamente e spesso profondamente, tra destra e sinistra? E che quindi le loro scelte politiche siano sempre e comunque le stesse “in quanto ebraiche”?
E non è proprio questo il fondamento radicato e velenoso dell’antisemitismo? Ma di che cosa parliamo allora, quando parliamo di antisemitismo oggi?
D’altronde, basta osservare l’ultima pantomima del Parlamento italiano che vota, a pochi minuti l’una dall’altra, due mozioni contraddittorie che auspicano il riconoscimento dello Stato di Palestina e l’altra (nientemeno!) che una nuova intesa tra Hamas e l’Autorità Nazionale palestinese. Il riconoscimento dello Stato di Palestina, peraltro necessariamente soltanto virtuale, è stata fatta da tempo da molti governi europei. L’intenzione è sempre quella di confortare la parte ritenuta politicamente più debole (i Palestinesi) e di fare pressione su Israele perché riprenda convintamente il negoziato.

Ma queste iniziative sono sempre state di fatto ininfluenti e si sono ridotte a retoriche discorsive soprattutto per uso interno di una parte delle opinioni pubbliche europee. Si può anzi segnalare che l’iniziativa odierna del Parlamento italiano è inopportuna quanto meno sul piano della tempestività del momento politico contingente. A pochi giorni da decisive elezioni politiche in Israele, queste ambigue ed estemporanee risoluzioni aiuteranno semmai Nethanyau a enfatizzare il vittimismo propagandistico che dipinge Israele come assediato non solo dai nemici arabi, ma anche da un’Europa sempre più inaffidabile e inetta, persino a difendere i “suoi” ebrei”.

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