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A Sassari decolla la prosa

febbraio 8, 2015 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

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di Luigi Coppola

Si conferma con ottimi riscontri la rinnovata gestione del Nuovo Teatro Verdi di Sassari. Il secondo appuntamento del palinsesto 2015 con i “Personaggi” di Antonio Albanese, ha riscosso il “tutto esaurito” nelle tre repliche dello spettacolo. Andate in scena dallo scorso 31 gennaio sino al 2 febbraio, nel prestigioso salotto cittadino di Via Politeama. Oltre i contenuti e i protagonisti proposti, altri fattori inediti contribuiscono al grande successo di pubblico (probabilmente oltre le aspettative), riscontrato nelle prime due programmazioni del palinsesto 2015. La vendita on line dei biglietti di ingresso, sostenuta da una adeguata campagna di comunicazione e da una incentivante offerta tariffaria, ha accompagnato in platea e nei loggioni del Verdi un pubblico esigente e variegato: giovane e nuovo, proveniente anche da altri luoghi dell’isola, con un non trascurabile indotto per le attività ricettive cittadine.

Altro aspetto decisivo che marca una discontinuità rispetto alle passate esibizioni, l’ottimo impianto voci. Un valore aggiunto (sinora) sottolineato anche dall’artista sul palco, nel congedarsi dai prolungati applausi del pubblico.

L’interpretazione di Albanese in “Personaggi” riunisce alcuni tra i volti creati dall’attore cinquantenne di Olginate. Un recital impegnativo per il semplice fatto di dover intrattenere per circa due ore, divertendola, una platea gremita, esclusivamente “solo” sulla ribalta.

Dall’immigrato che non riesce a inserirsi al Nord, all’imprenditore che lavora 16 ore al giorno, dal sommelier serafico nel decantare il vino, al candidato politico poco onesto, dal visionario Ottimista “abitante di un mondo perfetto” al tenero Epifanio e i suoi sogni internazionali,

Albanese mette in scena una sequela di stralci della nostra società. Collegando le culture

di fine Novecento (Cetto La Qualunque, campione della politica del malaffare, normalizzatasi nel consenso popolare) sino alle strategie liquide e apparenti del terzo millennio. Lo sketch iniziale centra l’attenzione su un bagaglio abbandonato in un luogo anonimo. Il soliloquio che ne deriva fra il rinvenitore e la sua ansia di confrontarsi con chi deve garantire la sicurezza,

(la voce registrata di più addette al call center con le infinite opzioni utili a moltiplicare paure e stress) avvia lo spettacolo sui binari giusti del lungo viaggio. Scandito dai testi di Michele Serra e dall’accentuata fisicità della recitazione mimica. Che non tradisce la sua estrazione dalla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Gli alleggerimenti ilari sono avallati con i vecchi ferri del mestiere sempre efficaci: il ricorso alle allusioni esplicite al piacere sessuale, i prolungati silenzi in alcuni fermo immagini visuali (irresistibili chiama applausi), il reiterato (studiato) appello alla citazione burlesca del luogo circostante (che ospita lo show), nella fattispecie il comune di Sorso.

Un vivido affresco dell’Italia, e della Sicilia, durante il ventennio fascista, con “Il bell’Antonio”, trasposizione teatrale del celebre romanzo di Vitaliano Brancati (firmata dalla figlia dello scrittore, Antonia Brancati e da Simona Celi) in tournée nell’isola con la distribuzione CeDAC, è il nuovo appuntamento con la rassegna di prosa invernale, andato in scena il 5 e 6 febbraio al teatro Comunale. La pièce vive il doppio dramma di una diversa natura di genere, impossibile da manifestare in un contesto sociale gattopardesco, alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Sul palco, con la regia di Giancarlo Sepe, due attori del calibro di Andrea Giordana e Giancarlo Zanetti, accanto a Luchino Giordana (nel ruolo di Antonio).

La vicenda del giovane rampollo, noto indomito viveur nelle frequentazioni dei salotti romani, ambita preda di tutte le nobildonne da impalmare, assurge a metafora di una società delle apparenze. La magnifica virilità (solo narrata) decanta inopinatamente nel fallimento di un matrimonio. Costruito dall’interesse della famiglie d’origine, avvezze a blindare stereotipi e retaggi culturali. Allineati alla vulgata fascista del mito del maschio italico e professati nell’emanazione delle leggi razziali, all’uopo ricordate.

Tema centrale della trama è in ogni caso l’amore, reso sacro con il rito religioso. L’icona della famiglia è proposta secondo un’antica tradizione, con radici agrarie. Trasferita in un immaginario novecentesco che ancora perdura, si sottrae, suo malgrado, al compito assegnatogli dal destino. Le atmosfere cupe sono evidenziate dall’ambiente oscuro, prodotto con le scenografie di Carlo De marino e le luci (soffuse) di Franco Ferrari.

Il prossimo appuntamento sassarese in platea è il prossimo 18 febbraio. Un bel derby con le due sale cittadine impegnate in una nuova e diversa offerta. Si torna a ridere al Verdi con la posa gag di Giuseppe Giacobazzi, campione dello Zelig televisivo. Classica e impegnata la piece nel palinsesto CeDAC al comunale. Lella Costa e Paolo Calabresi si confrontano, leggeri e allegri, nel testo di Lidia Ravera, “Nuda Proprietà”. La replica di quest’ultima, giovedì 19 febbraio, rende possibile l’accoppiata delle due commedie agli appassionati della ribalta.

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