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Teniamo la testa a posto

febbraio 1, 2015 • Comunicati Stampa

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di Nuccia Decio

IS il Califfato islamico ha decapitato anche il secondo ostaggio giapponese, il reporter Kenji Goto. Dopo un’attenta analisi del video della decapitazione anche il Ministero egli Affari Esteri Giapponese, ne ha confermato l’autenticità.

Ad uccidere l’ostaggio è di nuovo John il jihadista, il quale in video nell’atto di compiere il barbaro gesto si rivolge al governo giapponese con queste parole:  “Voi insieme ai vostri stupidi alleati non avete capito che siamo assetati del vostro sangue. Voi stupidi giapponesi come i vostri stupidi alleati nella coalizione satanica, dovete ancora capire che noi, per grazia di Allah, siamo un califfato islamico con autorità e potere, un intero esercito assetato del vostro sangue. Abe, dichiara l’assassino, chiamando per nome il primo ministro giapponese, col coltello puntato all’ostaggio ancora in vita, la tua spericolata decisione di partecipare ad una guerra che non potete vincere, questo coltello non solo sgozzerà Kenji, ma continuerà la sua opera e causerà carneficine ovunque la vostra gente si troverà.”

Il video della durata di poco più di un minuto, è stato prodotto dalla al Firgan Media Fundation, la casa di produzione dei terroristi islamici. Goto indossa la solita tuta arancione. L’incubo per il Giappone è cominciato, quello per l’occidente è già da tempo in atto. Per la liberazione di Goto, i jihadisti avevano chiesto il rilascio della terrorista irachena Sajida Rishawi, da anni nel braccio della morte in un carcere di Amman in quanto responsabile di un attentato che costò la vita di numerosi innocenti.
Il ripetersi di questi rituali di decapitazioni deve porci di fronte ad una attenta analisi di chi compie questi barbari gesti riconducibili ad un periodo di oscurantismo totale. La speranza è che i governanti, di uno stato di diritto, affrontino seriamente questo ricatto ormai assunto a rito. Nessuna religione, nessuna rivendicazione di identità, o di tentativo dell’occidente di contaminazione culturale, giustifica i loro gesti e le loro intimazioni riconducibili a barbari assassini, che citano satana incarnandolo loro stessi, e che agiscono spargendo sangue e orrore in nome non di Allah bensì del potere.
Coloro che finanziano, sostengono il califfato, un polpo che ha allargato ovunque nel mondo i propri tentacoli, dovrebbe sentirsi al pari responsabile.
Cerchiamo di tenere la testa a posto!

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