MENU

Romanzo Quirinarie 2015. La strategia dello struzzo .

gennaio 29, 2015 • Politica, z in evidenza

unnamed (10)

di Angela Savia Spiteri

Abbiamo iniziato la settimana con la buona notizia della vittoria schiacciante in Grecia di Syriza e da tutte le parti è arrivato il saluto e l’augurio di buon lavoro, più o meno sincero, al nuovo premier ellenico Alexis Tsipras. Stiamo per terminare la settimana qui in Italia salutando invece un nuovo Presidente della Repubblica la cui elezione ha inizio oggi alle ore 15 nell’aula di Montecitorio occupata da una platea di 1008 grandi elettori.

Il nome non è ancora chiaro, i quirinabili sono molti; se ne sa l’identikit ma non l’identità. Ciò che è chiara è la strategia per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, dettata dal Premier e segretario del Pd Matteo Renzi lunedì, nei due incontri con i deputati prima e i senatori dopo del partito democratico. Condivide il metodo anche Silvio Berlusconi.

Le indicazioni dei due leader sono state scheda bianca ai primi tre turni e nome secco, quello che dovrebbe essere indicato dal Premier, alla quarta votazione. Per onor di cronaca dobbiamo aggiungere che forse per rassicurare gli animi ed evitare di essere tacciato di autoritarismo, è lo stesso Renzi, in un secondo momento, a rinviare all’assemblea dei grandi elettori Pd di oggi, posticipata quasi tatticamente alle 14, la decisione finale su nome e su come votare nelle prime tre votazioni restando per lui la, sua, proposta della scheda bianca la migliore. L’aver rinviato l’assemblea dei grandi elettori pd proprio a ridosso della prima votazione non può che portare o ad una ratifica o a un dissenso. È di per se evidente che non ci sarà spazio per una discussione.

Sorvolando sulla boutade della Lega di Salvini che insieme ai Fratelli d’Italia della Meloni lanciano una sfida a cui si presta l’ex direttore del giornale Vittorio Feltri, candidandolo a prossimo Capo dello Stato, il nome appunto ancora non c’è ufficialmente o è nascosto dietro una gran confusione.

L’esito delle consultazioni di martedì al Nazareno tra Renzi accompagnato dalla sua squadra – Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, Matteo Orfini, presidente del partito, Lorenzo Guerini, portavoce, e i due capigruppo al Senato e alla Camera Luigi Zanda e Roberto Speranza) – e le delegazioni dei partiti, ad eccezione del Movimento 5 stelle, è stata una fiera di ovvietà in cui ciascuno ha provveduto a tracciare un identikit generale ed astratto talmente ovvio da corrispondere a non pochi. I più, inclusi gli usciti dal M5S, si sono limitati a convergere su una personalità politica di alto profilo istituzionale e di statura internazionale, che si faccia garante della Costituzione.

Poi ancora le grandi manovre e gli incontri di ieri a Palazzo Chigi, i piu attesi della giornata quello tra Renzi e il leader della minoranza Pd Bersani e quello tra Renzi e Berlusconi che, dopo aver snobbato la passerella del giorno prima, si presenta al palazzo con la sua personale delegazione accompagnato da Denis Verdini Gianni Letta e Confalonieri. Durante il lungo incontro pare siano stati fatti i nomi di Mattarella, avanzato dal Premier, e Amato, avanzato dall’ex cavaliere tuttavia non avendo trovato un candidato comune, le consultazioni continueranno e probabilmente andranno oltre l’inizio delle votazioni.

Il Movimento 5 Stelle per non restare escluso cerca di rientrare in scena avviando le votazioni on line e chiede ai cittadini pentastallati di scegliere il proprio candidato all’interno di una rosa di nomi indicati durante l’assemblea dei gruppi parlamentari di ieri, tra cui quello di Prodi e Bersani. Le consultazioni on line sono iniziate stamattina alle 9 e termineranno oggi alle 14, il candidato che otterrà più voti sarà votato dal gruppo parlamentare sin dal primo scrutinio. Se fosse Prodi, si metterebbe legna sul fuoco durante l’ultima l’assemblea del Pd prima del voto.

Indipendentemente dal totonomi, si possono fare delle considerazioni indicative di ciò che sta succedendo.

Riguardo al metodo e alla strategia per l’elezione del Presidente della Repubblica proposta dal Presidente del Consiglio ed accolta dal primo rappresentante dell’opposizione “responsabile”, premesso che in risposta a quanti avanzano il ricordo del 2013 per richiamare alla doverosità della responsabilità si potrebbe obiettare che già la scelta di bypassare i primi tre scrutini contraddice il richiamo ed è altresì doveroso far notare che il quorum fissato dalla Costituzione ai 2/3 per i primi tre scrutini (che peraltro il ddl Boschi di riforma del Senato conferma innalzando allo stesso tempo la soglia a 3/5 alla quarta votazione) ha una funzione, cioè quella di evitare che il Presidente della Repubblica, proprio per il ruolo di garante che riveste, sia espressione della sola maggioranza politica.

Premesso questo, se il fine dichiarato di questo gioco apparentemente incomprensibile di tatticismi di incontri proposte e verifiche di reazioni è quella di cercare la più ampia condivisione possibile sul nome, peraltro perfettamente in linea con il dettato costituzionale, non si comprenderebbe la scelta di non scegliere ovvero di votare scheda bianca ai primi tre turni. A parte il timore dei franchi tiratori – tradizione ben conosciuta al Premier che vuole ora “risanare le ferite” da lui stesso inferte ed in questo senso l’affermazione “il voto al quirinale non è un referendum su di me” ne tradisce la consapevolezza – risulta prevenuta e ambigua.

Altrettanto ambiguo è l’atteggiamento del Premier, che dietro la premura a non bruciare il candidato migliore nasconde la paura a non farsi bruciare. Da una parte pare dare la precedenza al proprio partito richiamando tutti a dare prova di unità e minacciando Berlusconi di poter concludere anche senza i voti dei suoi. A tal proposito vedasi le ultime prese di posizione di ieri in serata sul nome di Mattarella.

Dall’altro però il grande spazio riservato all’ex cavaliere e le parole dello stesso a fine del lungo faccia a faccia di ieri sono un segnale di minaccia opposta.

In questa altalena, un punto fisso rimane il Patto del Nazareno e i trascorsi dei contraenti. Perciò conoscendone i profili a tratti mefistofelici, nonostante le smentite ed i lavori ancora in corso, avere il sospetto che il candidato sia una derivazione di quel compromesso, indipendentemente dal fatto che venga eletto alla quarta o alla quinta votazione, e che potenzialmente la partita, nonostante le apparenze, possa già essere stata chiusa, non può essere licenziato come infondato. Il nuovo Presidente anzi potrebbe da subito battezzare un nuovo governo, il Renzi bis, orfano felice di un pezzo del Pd che ha sempre bistrattato per sostituirlo con l’ala di Forza Italia fedele a Silvio Berlusconi, e certificare la “nuova” maggioranza. L’ex cavaliere non ha solo interessi da difendere – e certamente li ha – e il tentativo di inserire la cosiddetta norma salva-Berlusconi nel decreto di attuazione della delega fiscale alla vigilia di Natale da conferma della non gratuità del Patto del Nazareno – ma a suo modo si sta preparando ad un’uscita di scena da “padre della patria”.

Forse, si peccherebbe di ingenuità se si pensasse il contrario, nonostante la smentita potrebbe essere solo un augurio. Come si peccherebbe altrettanto gravemente se si sottovalutasse che la partita si gioca anche sui nomi dei vertici degli uffici della Presidenza della Repubblica. Doveva essere il momento per dare un segnale forte, poteva esserlo, per un Premier rottamatore innovatore che ha sempre fatto della trasparenza e della celerità i punti di forza.

Aspetteremo ancora qualche altra ora per un nome; e tutto sta nel nome non c’è dubbio. Quando questa grande partita sarà terminata allora avremo il tassello che completa il puzzle per fugare ogni sospetto.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »