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In Sardegna torna il tritolo.

gennaio 28, 2015 • Agorà, z in evidenza

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di Luigi Coppola

«Ora lo Stato deve intervenire. Quanto sta accadendo ai primi cittadini dei paesi della nostra isola, non può più essere tollerato, meritano tutela e sicurezza e la garanzia di poter amministrare senza la paura che qualcosa di grave prima o poi accada a loro e ai propri familiari».

Il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau commenta così quanto è accaduto sabato notte al sindaco di Bultei, Francesco Fois .

«A nome mio e del Consiglio regionale della Sardegna esprimo massima solidarietà al primo cittadino di Bultei e alla sua famiglia. Quanto accaduto va ben oltre l’atto intimidatorio, di per sé già vile e meschino che ha visto negli ultimi tempi coinvolti moltissimi, davvero troppi, amministratori locali. Si è rischiata la tragedia – ha aggiunto il presidente Ganau – che avrebbe potuto causare delle vittime. È arrivato il momento di intervenire seriamente con lo Stato affinché il Governo capisca sino in fondo che la Sardegna vive attualmente una vera e propria emergenza».

Il presidente Ganau chiarisce che a riguardo occorre un’attenzione diversa e definitiva nei confronti della Sardegna, misure risolutive che possano almeno arginare il gravissimo fenomeno che caratterizza ormai da troppo tempo la nostra Regione.

«Su questo e lo dico anche da ex sindaco – conclude Ganau – sono pronto a fare la mia parte, convinto di poter contare nel pieno sostegno di tutto il Consiglio regionale della Sardegna, composto – come è noto – tra l’altro da molti amministratori locali che conoscono bene il fenomeno e le difficoltà oggi legate all’azione amministrativa».

Un rituale che si ripete mestamente rispetto alla gravità degli atti intimidatori che alzano drammaticamente la misura della tensione, vissuta in queste ore nell’isola.

Solo pochi giorni fa lo stesso Presidente Ganau aveva espresso una nota dal tono analogo per esprimere la vicinanza delle istituzioni dell’isola al primo cittadino di Bonorva (poche decine di km da Sassari), anche lui vittima di attacchi intimidatori.

Che solo per la buona sorte non hanno provocato morti o feriti nel vile attentato di Bultei, realizzato con esplosivo ad alto potenziale, con il chiaro intento (secondo gli inquirenti) stragista. Il sindaco del piccolo centro del Goceano (l’allevamento e la produzione casearia, fra le prime eccellenze nell’economia locale) stava cenando con la consorte e due amici al momento del boato (pochi minuti dopo le 22.00) che ha divelto parte dell’appartamento, sbriciolando il portoncino blindato di ingresso.

L’isola conferma il nefasto primato nazionale negli attentati agli amministratori politici.

Superando di gran lunga regioni del Mezzogiorno d’Italia ben più popolate e permeate da importanti infiltrazioni mafiose come Campania e Sicilia. Una situazione radicata antropologicamente che ha sancì una speciale legge regionale per attivare un fondo speciale di risarcimento per le vittime di questi gesti.

Nei recenti governi nazionali sono stati due i responsabili del Viminale (Cancellieri e Alfano) e presiedere personalmente nell’isola speciali comitati per l’ordine pubblica, sull’onda emotiva emergente, all’ ìndomani di simili azioni criminali.

Evidentemente tutto ciò risulta insufficiente, considerato anche l’altro fatto di sangue,

consumatosi poche ore dopo l’attentato di Bultei, a Lula nel nuorese.

Dove una tremenda scarica di pallettoni con il colpo di grazia alla testa ha ucciso un allevatore, già coinvolto nell’assalto ad una jeep dei carabinieri del 2003. Lo stesso da bambino aveva assistito nel 1986 all’esecuzione del padre.

Ripristinare l’idea di una corretta convivenza civile non può essere più un concetto da auspicare una tantum. Non è pensabile di aspettare inermi la prossima mattanza.

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