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Cofferati si scinde da sè.  Rancori e vecchie glorie

gennaio 19, 2015 • Politica, z in evidenza

 

 

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Giornalismo di vecchia scuola. Cercare il botto a tutti i costi: Cofferati se ne va? Scissione! Di chi e da che?

Di Daniele Protti*
Lotteria Quirinale inquinata dal pasticcio Pd Liguria. La rabbia di Cofferati narrata dai giornali di tofoseria e Daniele Protti insolitamente buono. Quasi buono. ‘Quasi’ come è stato sempre Cofferati: ‘quasi segretario di partito, quasi candidato antagonista di Berlusconi, quasi Allende italiano’
Ieri, domenica 18 gennaio interessanti due titoli di quotidiani della serie “diamo la linea”. Il Tempo, profetico: “Renzi fregato, al Colle salirà Amato”. Il Giornale: “Cofferati, prima scissione nel PD”. Questo è il più interessante, perché è sbagliato, non solo per la parola “scissione”, che evocherebbe un seguito di massa dietro a Cofferati. In fondo basterebbe conoscere un po’ della storia dell’ex segretario Cgil per sapere che la parola “scissione”, a lui riferita, è decisamente esagerata. Uomo tosto, un percorso in fabbrica e nel sindacato di notevole spessore, ma uomo solitario e un po’ ombroso. A Bologna, dove è stato sindaco, sono avari nel ricordarlo con parole positive, anche perché se ne è andato improvvisamente, per una scelta personale peraltro molto comprensibile: stare con la nuova moglie genovese e il figlio, dunque a Genova.
Usare la parola scissione, come fa Il Giornale riferendola a Cofferati, è insomma esagerato. Scissione? ma con chi? Civati? (e si sorride leggendo come Giuliano Ferrara ha descritto Civati: “un indossatore di sartoria di grande qualità”), anche se Francesco Merlo scrive (su Repubblica, titolo: “Il cavaliere solitario nella gabbia del suo rancore”) che “il cavaliere rancoroso Cofferati, con tutti i suoi fantasmi, da solo è già una scissione, di nuovo a un passo da una leadership, in quel ruolo di “quasi” che gli è sempre stata congeniale: quasi segretario di partito, quasi candidato antagonista di Berlusconi, un quasi Allende italiano”.

Il bastian contrario, in questo caso, si manifesta nella fatica di sopportare la tendenza giornalistica di vecchia scuola (ma che contagia, eccome, anche il premier Renzi) di cercare a tutti i costi il botto: Cofferati se ne va? Scissione.

Ci sia consentito un sorriso se riporto cosa ha detto una persona coltissima, brillante e ultras prima craxiano poi berlusconiano come Giuliano Ferrara che dichiara al Corsera di tifare Bersani presidente della Repubblica perché potrebbe essere “l’uomo della pacificazione nazionale” (addirittura !), ed esclude D’Alema (“troppo bruciato dalla sua vanità”), la Bindi perchè “è una odiatrice furibonda, che vorrebbe mettere Renzi sotto un tram”, Prodi “troppo ingombrante, di un’altra epoca storica e politica, oggi usato come bandiera da questo e da quello”, Veltroni “narcisista “, non certo un cuor di leone (“gioca sempre a ricasco”).

Daniele Protti, è giornalista di lungo corso e di nobile mestiere: direttore de Il Quotidiano dei Lavoratori, poi a Il Globo, Il Messaggero, a L’Europeo (direttore del settimanale del 1995, della rivista dal 2000 al 2013).
Fonte: remocontro.it

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