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Ogm: ogni Paese può vietarli ma solo a metà

gennaio 16, 2015 • Economia, z in evidenza

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Di Massimo Lauria
Timore che ci vorranno mesi perché l’Italia recepisca la direttiva Ue, ma le corporation del cibo corrono
Vittoria monca per gli ambientalisti. Tavola genuina per altri. Ogni Stato decide in casa propria se coltivare il mais Monsanto, ma qualcuno dice: “la legge è lacunosa”. Il voto di Strasburgo proteggerà l’Europa dagli Ogm? Dubbi e legittimi sospetti. La minaccia biotech e le spinte industriali
Contenti ma non troppo. Gli ambientalisti italiani guardano con un certo sospetto – e forse a ragione – l’approvazione della nuova legislazione Ue sulla coltivazione degli Ogm, definita da qualcuno lacunosa. Ma ogni Stato membro deciderà se far impiantare sementi geneticamente modificate entro i propri confini o vietarle. L’assemblea di Strasburgo si è espressa con 480 voti a favore del provvedimento, 159 contrari e 58 astenuti. Questa è la notizia.
Che sia buona o cattiva novella lo vedremo. Intanto un passo avanti nella cultura anti Ogm – anche quelli autorizzati a livello europeo – è stato fatto, ammettono tutti. Così la pensa anche Legambiente. Mentre grande soddisfazione arriva dal governo italiano per una decisione giunta a conclusione dopo quattro anni di trattative. Altri invece pensano che non sia stato ancora scongiurato il cavallo di Troia del biotech.

Il timore è che ci vorranno mesi perché il nostro Paese recepisca la direttiva europea. Mentre le grandi corporation del cibo faranno ancora il bello e cattivo tempo. In Italia per ora è in vigore un divieto temporaneo (voluto da associazioni di produttori, consumatori e ambientalisti), che vieta la coltivazione dell’unico Ogm autorizzato per la coltivazione in Europa, il mais Mon810 del gigante alimentare Monsanto.

Ma bisogna far presto, avvertono gli ambientalisti preoccupati che le aziende biotech aprano negoziati diretti coi singoli governi, non permettendo «ai Paesi di utilizzare motivazioni di carattere ambientale per giustificare i bandi nazionali», dice Federica Ferrario di Campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. In sostanza i governi non possono basare i propri bandi “su specifici impatti ambientali o possibili danni da parte delle coltivazioni Ogm”.

Anche per Slow Food nella norma ci sono delle grosse falle che potrebbero aprire la strada a contestazioni giuridiche da parte delle multinazionali dell’alimentazione. Il testo in votazione, dice l’associazione alimentare, è troppo vago in merito alle motivazioni ambientali che uno Stato potrebbe invocare per motivare la propria decisione di vietare le coltivazioni Ogm. Ma c’è un altro aspetto che il provvedimento non limita in modo netto.
Anche nei casi in cui si proibisce o si limita la coltivazione di Ogm sul territorio di un singolo Stato, non è possibile in alcun modo limitare la circolazione del prodotto transgenico sui mercati di quel Paese. Ecco perché gli ambientalisti italiani parlano di vittoria monca. Un’eco più entusiasta arriva dall’Asia. Per l’attivista indiana Vandana Shiva «gli europei da oggi sono un po’ più liberi sul tema degli Ogm e il resto del mondo ha un modello da seguire»

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