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Greta e Vanessa libere

gennaio 16, 2015 • Comunicati Stampa, z in evidenza

2015-01-16T053131Z_772968313_GM1EB1G0X8201_RTRMADP_3_MIDEAST-CRISIS-SYRIA-ITALIANS-072-U43030410509211L3D-U430501089422400y0G-593x443@Corriere-Web-Nazionale

 

di Nuccia Decio

Finalmente si è conclusa con la liberazione , il rapimento delle due volontarie Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria lo scorso luglio.
Le immagini che le ritraggono oggi, son ben diverse da quelle che avevamo impresso nella mente mentre erano in partenza per la “loro missione” umanitaria.
Sui loro volti si leggono i segni di mesi difficili durante i quali , raccontano fonti attendibili, hanno subito costrizioni e soprusi, sempre sorvegliate dagli uomini armati di al- Nusra.
Al- Nusral Il “fronte di sostegno per il popolo siriano”, è nato nel 2011, crescendo esponenzialmente grazie ad un’incredibile disponibilità di armi e fondi per combattere contro il governo del presidente siriano Assad.
Secondo i think tank Usa pare che il Fronte possa contare su oltre 6.000 combattenti ben addestrati. Inoltre nelle regioni da loro controllate vengono imposte la Sharia e introdotte le corti islamiche, questo per buona pace di chi le riteneva “fortunate” di non essere finite nelle mani di ISIS.
Le ONG di comprovata esperienza seguono regole rigidissime sull’invio di personale in aree di guerra: nelle emergenze non vengono inviati giovani impreparati bensì operatori di comprovata esperienza, che seguono procedure di safety and security, che tracciano accordi per garantire tutta la sicurezza possibile al personale cooperante.
Greta e Vanessa sono state motivate dal desiderio di dare il proprio contributo a persone che soffrono della povertà e delle guerre. Sono partite armate da sani principi e buona volontà, uniche armi che le hanno esposte al sacrificio della loro giovane vita.
Auguriamo loro di superare presto questa triste esperienza, che possano un giorno , se lo vorranno, abbracciare la loro “nobile missione” con la conoscenza e gli strumenti che sono propri di chi lavora nel settore umanitario.
Oltre il rischio di un inutile martirio si pongono i governi in situazioni tali che diventano, loro malgrado, finanziatori del terrorismo con i soldi pagati quale riscatto.

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