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Su Pino Daniele e altre storie

gennaio 10, 2015 • Cultura e Società, z in evidenza

Pino-Daniele-36

di Luigi Coppola

Dice ca ‘o rre’ è muòrto  ma nuje nun c’amma amareggià…”

Il verso del brano “Evviva ‘O Rre”, un duetto con i 99 Posse, incluso in una delle ultime produzioni di Pino Daniele (Medina, 2001), potrebbe semplificare il sentimento diffuso di questi ultimi giorni. Consumatisi nella ricerca di nuovi inediti annunci. Dopo l’unico, estremo e tragico, diffuso pubblicamente con il lancio in Rete di Eros Ramazzotti all’alba del 5 gennaio.

Ricordare il “Nero a metà” in queste ore concitate, segnate dal clamore della mancanza così inaspettata quanto improvvisa, diventa quasi una attività inarrestabile. Un tentativo estremo

della collettività popolare, non solo riferita a fan o estimatori, di tenerlo in vita, metafisicamente, anche dopo la prematura scomparsa. Avvenuta nelle ultime ore dello scorso 4 gennaio nel buen ritiro Maremmano. Dove il cantautore partenopeo trascorreva buona parte della sua vita privata.

Mentre scriviamo riflessioni, possibilmente meno scontate o umide, si moltiplicano agenzie e aggiornamenti (poco) degni di un romanzo popolare dai contorni noir. Surrogati di atti giudiziari legati al decesso (le iniziative della magistratura per appurare eventuali responsabilità sulla dinamica dei soccorsi), celebrazioni di doppi funerali, nuove indagini di inquirenti (ora toscani) per indagare un reato certo: il furto (valori e strumenti musicali personali) avvenuto nella stessa dimora di Daniele. Lasciata in tutta fretta nella disperata corsa verso l’ospedale romano. Quest’ultimo vile sciacallaggio, consumato probabilmente in contemporanea alla straordinaria auto convocazione dei centomila nella Piazza Napoletana del Plebiscito, la sera precedente i funerali. A questi eventi, narrati nel mezzo di una emotività

chiassosa e roboante, molto più sui decibel virtuali e mediatici, rispetto al tradizionale vociare colorito del popolo napoletano; si sommano flutti di notizie e anticipazioni.

Rispetto al grondare dei continui flussi polemici, solo sullo sfondo, sembrerebbe, il suo carisma musicale. Che ha posto lo “Scarrafone” di Via San Giovanni Maggiore Pignatelli (nei vicoli del centro storico) nel Pantheon dei Grandi Maestri Partenopei del Novecento.

Sulla straordinaria ascesa musicale che portò la sua chitarra acustica a duettare con i grandi colleghi internazionali del pianeta: da Ralph Towner e Yellow Jacckets, da Mike Maineri sino a Pat Metheny e Chick Corea, si è detto e scritto tutto.

Compreso il ricordo di alcuni eventi culto per la storia della musica moderna: supporter al concerto di Bob Marley nel giugno 1980 a San Siro davanti a centomila spettatori.

Raddoppiati a duecentomila, l’anno successivo, il 19 settembre 1981 in quello che rimarrà

una vera e irripetibile «Woodstock Mediterranea» insieme a tutti i compagni storici del “Neapolitan Power” (Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo,Tony Esposito, James Senese).

Analogamente il rapporto simbiotico con Massimo Troisi approda in quei luoghi magici della cabala partenopea, che lo stesso Daniele sdoganò in un esperanto musicale internazionale apprezzato in tutto il mondo. Senza rinnegare quelle identità, segnate anche nelle cifre della mitica coppia di Artisti. Accomunati dallo stesso «cuore ribelle» nati entrambi in un 19 (nel febbraio del 1953 Troisi, due anni dopo, il 19 marzo Daniele), scomparsi entrambi in un 4 (giugno 1994 Troisi; gennaio 2015 Daniele)

Dice Michele Monina: «Muore Pino Daniele e diventiamo tutti fan di Pino Daniele, come se non avessimo fatto altro che ascoltare la sua musica, fino al momento in cui la notizia non ci è giunta, a Pino Daniele ormai morto. Le cose però stanno diversamente, e sarebbe forse il caso di farci su un veloce ragionamento» .

Proprio in questi giorni chi scrive ha constatato ad esempio, uno dei tanti (presunti) conoscitori del bluesman, ascrivere la paternità de ‘Na tazzulella ‘e cafè (Terra mia 1977) ad uno fra i Maestri antichi (Murolo o Arbore, in questo caso interpreti dello stesso brano di Daniele) della Canzone Napoletana.

Non è proprio semplice, ne tanto meno indispensabile, poter selezionare la realtà dei fatti nella selva di testimonianze farlocche, dettate dal dolore di ordinanza. Pochi, forse nessuno ha ricordato in queste ore, i toni spigolosi, spesso scorbutici di una personalità forte, dai tratti Edoardiani, (si potrebbe azzardare), poco incline ai contatti comuni, fuori dal palco.

Nell’indissolubile richiamo all’universo Napoletano, puntualmente esagerato in tutti gli umori e colori, piacciono le testimonianze di due concittadini amici dello scomparso.

Alessandro Siani ricorda:

« Era mercoledì 10 luglio 2013, Foro Italico a Roma, ed io ero sul palco assieme a lui. Mi tremavano le gambe. Pino ha cantato “Terra mia” e ha cantato la verità perché ‘sta terra è ‘a soia. Si capisce dagli occhi della gente, dal sentimento che è stato capace di donare negli anni, dall’ombra che è scesa in queste ore sul sole amaro di Napule è. Il popolo ha voglia di comunicare questo suo dolore….dicono che sei immenso, Pino, che sei uno di famiglia, ti scrivono tutti, anche un ragazzo che si chiama Salvatore. Dice: «’A musica ‘e Pino Daniele nun ‘a siente, ‘a musica ‘e Pino Daniele ‘a tuocche, ‘a tuocche ‘ncopp’a nu muretto scarfato d’o sole, ‘a tuocche ‘ncopp’a ‘na ringhiera quanno guarde Napule ‘a copp’a San Martino, ‘a toucche ‘ncopp’a pelle sporca ‘e sale ‘e nu piscatore, nui napulitane nun simme figli né frate, nui napuliane simme ‘e note e ‘a musica ‘e Pino Daniele, Napule è… e sarrà “Pinuccio”». Questo dice la Terra tua.

Il Sindaco De Magistris promette «si deve fare altro, troveremo un modo per rendere eterno al di là della musica il legame tra Pino e Napoli»

Il primo gesto sarà l’esposizione delle ceneri dell’artista al Maschio Angioino. L’accesso alla Sala dei Baroni che ospiterà l’urna sarà possibile dal prossimo 12 gennaio.

Un impegno per saldare le generazioni future. Impresso nel canto ribelle:

Rinasceremo ancora. Ogni qual volta il giorno verrà…”

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